Esteri

Dietro il soft power di successo, il vero volto del Qatar

Dalla propaganda di al Jazeera al finanziamento di prestigiosi atenei, fino alle squadre di calcio. Ma i diritti fondamentali di donne, migranti, minoranze e oppositori vengono costantemente violati

Al Thani (Al Arabiya)

Nel corso dei decenni, il Qatar ha saputo estendere la propria influenza in molti modi in Occidente: dalla propaganda mediatica dei suoi media statali, e in particolare di Al Jazeera, ai miliardi di dollari donati alle più importanti università americane, oltre ad aver acquistato squadre di calcio come il Paris-Saint Germain.

Dietro questa imponente strategia di soft power, si nasconde uno Stato dove i diritti fondamentali di donne, migranti, minoranze e oppositori politici vengono costantemente violati. Ma, nonostante ciò, nel 2024 il Qatar è stato comunque riammesso nella Commissione Onu per i Diritti umani.

Repressione dei dissidenti

Il 14 marzo 2025, proprio la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite ha rilasciato un documento, dove vengono presi in esame diversi casi di violazioni dei diritti umani da parte del governo di Doha. Viene fatto l’esempio di Tayeb Benabderrahmane, imprenditore e attivista franco-algerino.

“Tra il 2017 e il 2019, il signor Benabderrahmane ha ricoperto il ruolo di consigliere generale del presidente del Qatar National Human Rights Committee (NHRC)”, si legge nel documento. “Il suo ruolo consisteva nel promuovere campagne anticorruzione e raccogliere informazioni sulla corruzione tra il Qatar e l’Europa, incluse accuse di appropriazione indebita di fondi pubblici e cattiva condotta finanziaria”.

Viene spiegato che, deluso dall’assenza di reazioni adottate dopo i suoi rapporti, “nel novembre 2019 il signor Benabderrahmane ha informato l’NHRC della sua intenzione di dimettersi entro la fine dell’anno per dedicarsi ad attività di investimento privato. Il 13 gennaio 2020, poco dopo aver terminato la sua collaborazione con l’NHRC, è stato trattenuto arbitrariamente nella sua residenza a Doha da agenti dell’Ufficio di Sicurezza dello Stato del Qatar.

È stato arrestato senza mandato, sottoposto a una perquisizione illegale e gli è stato negato la possibilità di avere un avvocato o l’assistenza del consolato. Durante i primi 19 giorni di detenzione, è stato tenuto in isolamento e ha subito gravi torture fisiche e psicologiche, tra cui la privazione del sonno, interrogatori simulati e minacce di morte contro di lui e la sua famiglia”.

Dopo il rilascio dall’isolamento, Benabderrahmane è stato deportato in Francia il 1 novembre 2020. Ma anche dopo la sua deportazione, si legge nel documento, “il Servizio di Sicurezza dello Stato del Qatar ha avviato procedimenti penali segreti contro di lui. Il 31 maggio 2023, un tribunale qatariota lo ha condannato a morte in contumacia. Questo verdetto, presumibilmente imposto come ritorsione per il suo rifiuto di rimanere in silenzio riguardo alla corruzione che coinvolgeva alti funzionari qatarioti, si basava su prove fabbricate e confessioni ottenute tramite coercizione”.

Un problema strutturale

Quello di Benabderrahmane è solo uno dei numerosi casi in cui il Qatar perseguita persone innocenti. Ali Muhammad Salem, ex-dirigente tecnico di Al-Jazeera divenuto poi direttore delle operazioni del gruppo beIN Sports, è stato arrestato per aver stabilito contatti con un investitore egiziano che desiderava lanciare una rete televisiva in Egitto. L’arresto è avvenuto nel mezzo di una crisi diplomatica tra il Qatar e l’Egitto.

Detenuto arbitrariamente per due anni, Salem è stato sottoposto a diverse torture, che comprendono la privazione del sonno, minacce di morte e un isolamento prolungato. I suoi beni sono stati confiscati, e la sua salute si è aggravata considerevolmente durante la detenzione, portando all’emergere di un cancro al colon al quarto stadio.

Un caso simile è quello di Omar Chok, cittadino libanese e cofondatore di beIN Sports. È stato arrestato sulla base di una presunta collaborazione con l’Egitto, analogamente a Salem. Detenuto per un anno e dieci mesi, è stato sottoposto a torture fisiche e a una intensa pressione psicologica. Anche la sua famiglia ha subito diverse minacce. E durante la detenzione, gli sono stati confiscati i suoi effetti personali, tra cui il computer portatile e il telefono.

Attacchi contro minoranze religiose

Come raccontato da un’inchiesta del giornale Israel Hayom, ad aprile è stato arrestato e successivamente condannato a cinque anni di carcere Remy Rouhani, presidente della comunità Baha’i in Qatar. Il motivo? Rouhani ha “osato” parlare di parità tra uomini e donne, e per questo è stato accusato di promuovere “una dottrina o ideologia che mette in dubbio i fondamenti dell’Islam”, violando in tal modo il Codice penale qatariota.

Già in precedenza, la religione Baha’i era stata oggetto di atti discriminatori nell’emirato. La figlia di Rouhani, che oggi vive in Australia, ha raccontato di aver lasciato il Qatar con la figlia e il marito iraniano, dopo che quest’ultimo è stato inserito in una “lista nera” dalle autorità qatariote, che gli ha impedito di rientrare o risiedere nel Paese. “Vengo dal Qatar e ho ricevuto la mia istruzione nelle scuole e università di Doha. Non siamo venuti da un altro pianeta. Ma a causa della nostra fede Baha’i, siamo diventati degli estranei nella nostra stessa patria”, ha detto lei.

Persecuzione delle donne

In Qatar, le donne sono soggette a leggi che impediscono loro di prendere decisioni significative sul loro futuro. Ad esempio, possono sposarsi solo se il loro tutore, un membro maschio della famiglia, lo approva. Gli uomini, invece, possono sposare fino a quattro donne contemporaneamente, senza aver bisogno dell’approvazione di nessuno. Inoltre, le donne sono tenute a obbedire ai loro mariti e possono perdere il diritto agli alimenti se rifiutano di fare sesso con il marito “senza una ragione valida”. Anche lavorare fuori casa richiede il permesso del tutore.

A parte questo, il Codice penale del Qatar proibisce il sesso al di fuori del matrimonio. Chiunque violi tala legge può ricevere fino a sette anni di carcere. Un musulmano che lo fa potrebbe ricevere la fustigazione se non sposato, e la pena di morte se ha rapporti consensuali con una donna non sposata.

Questa legge influisce sul trattamento dei crimini di stupro da parte delle autorità. Ad esempio, nel 2016 una turista olandese è stata drogata e stuprata in una discoteca di Doha. Quando ha sporto denuncia alla polizia locale, è stata mandata in prigione per diversi mesi e costretta a pagare una multa di 800 dollari, prima di essere espulsa dal Paese.

Lavoratori migranti

Secondo Human Rights Watch, circa il 91 per cento della popolazione del Qatar è costituita da lavoratori stranieri. Questi vengono controllati con un sistema abusivo noto come “kafala”, praticato in molti Paesi arabi e che dà ai datori di lavoro un controllo quasi completo sui lavoratori.

A causa di questo sistema, i lavoratori hanno spesso ancora difficoltà a cambiare lavoro, anche quando i loro capi smettono di pagarli. Non solo, ma in più quando un lavoratore lascia il posto senza il permesso del datore di lavoro, la sua viene considerata una “fuga”, il che è illegale secondo le leggi qatariote.

Nel 2021, un’inchiesta del Guardian ha rivelato che nell’arco di un decennio, più di 6.500 lavoratori migranti sono morti in Qatar per costruire il sito dove si è tenuta la Coppa del Mondo del 2022.

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