
Nel 2011, lo scrittore israeliano Amos Oz spedì al terrorista palestinese Marwan Barghouti, in carcere dal 2002 per aver ordinato diversi attentati durante la Seconda Intifada in cui persero la vita numerosi civili israeliani, una copia del suo romanzo autobiografico “Una storia di amore e di tenebra”, che racconta la nascita d’Israele per come l’ha vissuta l’autore durante la sua infanzia.
“Questa storia”, scrisse Oz nella dedica inviata a Barghouti, “è la nostra storia. Spero che tu la legga e ci comprenda meglio, così come noi ci sforziamo di comprendere voi. Nella speranza che ci possiamo incontrare presto, in pace e libertà”.
La disinformazione dei media
Negli ultimi due anni, è diventato evidente come non siano solo i palestinesi a non comprendere gli israeliani, ma anche molti occidentali. Tra i principali responsabili di questa incomprensione vi è un’informazione faziosa che spesso veicola un’immagine distorta d’Israele.
Un esempio di questa disinformazione si vede in come il conduttore Giovanni Floris ha raccontato il conflitto nel suo programma DiMartedì su La7, soprattutto (ma non solo) dopo il 7 ottobre.
Omissioni sulla tregua
Nella puntata di DiMartedì andata in onda il 14 ottobre, Floris ha esposto una tabella sulle azioni commesse da Israele dopo la fine della tregua, come i bombardamenti e il taglio degli aiuti alimentari. Tuttavia, nella stessa tabella non venivano mai menzionate le violazioni dell’accordo da parte di Hamas: il rifiuto del disarmo, la mancata restituzione dei cadaveri degli ostaggi israeliani rimasti (menzionata solo verso la fine della puntata) e la lotta per il potere contro i clan rivali, senza contare le esecuzioni sommarie dei gazawi accusati di “collaborazionismo”.
In un’altra tabella venivano altresì esposte le motivazioni dell’accusa di genocidio mossa da un comitato dell’Onu. Tuttavia, nel riportare la tabella Floris accettava la parola dell’Onu in maniera totalmente acritica, dimenticando che l’Onu non è affatto un giudice imparziale: spesso le sue decisioni su Israele riflettono il voto compatto dei Paesi islamici contro di esso, come quando l’Unesco, il suo ente per la tutela del patrimonio storico e culturale, ha negato il legame storico tra il Muro del Pianto a Gerusalemme e il popolo ebraico.
La stessa Onu, in passato ha messo l’Iran a capo della sua Commissione per i diritti umani, ignorando le violenze del regime contro le donne che rifiutano di portare il velo e gli oppositori politici.
L’attacco contro Emanuele Fiano
Nella puntata del 28 ottobre, il giornalista ed ex direttore de Il Fatto Quotidiano Antonio Padellaro ha espresso la sua solidarietà nei confronti dell’ex deputato del Pd Emanuele Fiano per la censura subita dai collettivi di estrema sinistra all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dicendo che “in quanto ebreo è stato cacciato via da alcuni propal”. Tuttavia, il conduttore l’ha subito “corretto” dicendo: “Beh, non in quanto ebreo dicono loro, ma in quanto sostenitore di tesi vicine a Netanyahu”.
Si tratta di una palese falsità: da presidente dell’associazione “Sinistra per Israele”, Fiano ha più volte accusato Netanyahu di non fare gli interessi dello Stato ebraico e di non promuovere la soluzione dei due stati. Nel piegarsi acriticamente alla versione dei propal, Floris è riuscito ad essere persino più fazioso dell’Anpi, che al contrario ha condannato senza mezzi termini l’episodio della Ca’ Foscari.
Prima del 7 Ottobre
Anche prima del 7 ottobre, DiMartedì aveva già veicolato una certa disinformazione non solo sull’attualità, ma anche sulla storia di Israele e Palestina. Nel 2015, ha ospitato il comico Maurizio Crozza che, rivolgendosi a Matteo Salvini che era andato a portare un presepe in una scuola di Rozzano, ha detto: “Salvini, tutti quelli del presepe erano arabi… a parte i re magi che erano kurdi”, e “Salvini, l’evento che voi dite far parte delle nostre tradizioni è accaduto in Palestina 2000 anni fa”.
Questa è una falsità storica: il termine “Palestina” è stato coniato dai romani nel 135 d.C., quindi oltre un secolo dopo la nascita di Gesù, che era ebreo e viveva in quella che ai suoi tempi veniva ancora chiamata “Giudea”.
La bufala su un Gesù “arabo e palestinese” è stata sempre più portata avanti nel corso degli anni per negare il legame storico tra gli ebrei e la terra dove vivevano nel periodo biblico, al fine di dipingerli come “colonizzatori” di terre altrui e delegittimare l’esistenza stessa d’Israele.
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