Macron raddoppia: anche lui come Ursula vuole il suo “Minculpop”

Il presidente francese propone un sistema di etichette di affidabilità per testata. Per David Lisnard supererebbe una linea rossa fondamentale: si garantiscono pluralismo e libertà, non li si certifica

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Sono passati solo dieci giorni dal nostro articolo sui tentativi della presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen di controllare la libera informazione, ed ecco che il presidente francese Emmanuel Macron rincara la dose.

Le etichette

In una dichiarazione del 28 novembre, Macron ha proposto la “labellisation”, la creazione di labels (etichette) associate alle notizie, anzi alle testate che le ospitano. Queste le parole esatte del presidente:

Je veux tout faire pour que soit mis en place un label professionnel pour les réseaux sociaux et sites d’information, afin de souligner qu’ils sont dignes de confiance et lutter contre la désinformation (Voglio fare tutto il possibile affinché venga istituita un’etichetta professionale per i social network e i siti d’informazione, al fine di evidenziare che sono affidabili e di combattere la disinformazione).

Per capire bene, facciamo un esempio di come potrebbe funzionare in Italia. Le label – consultabili dai lettori – sarebbero qualcosa di associato alle testate e non ai singoli articoli. Ad esempio:
La Repubblica: molto affidabile.
Rainews24: affidabile al 100%.
Nicolaporro.it: poco o per nulla affidabile.
Il Tempo: nuovo direttore, incerto.

Una deriva liberticida

Questo il titolo del commento di Le Figaro, mutuato da un post da David Lisnard del primo dicembre. Per chi non lo conoscesse, Lisnard, nato nel 1969, è sindaco di Cannes dal 2014 (Les Républicains) e presidente dell’Associazione dei Sindaci di Francia (AMF) dal 2021. Critico verso il centralismo parigino e le restrizioni pandemiche, nel 2025 ha fondato il movimento Nouvelle Énergie e si prepara a candidarsi alle presidenziali del 2027.

È una delle voci più ascoltate della destra liberale francese sul tema delle libertà individuali e della libertà di espressione.

Lisnard descrive in modo talmente graffiante la situazione che, anziché raccontarvi quanto ha scritto, preferiamo fornirvi la traduzione letterale. Che poi, come sempre, è il miglior modo di fare informazione. Ecco dunque il testo del tweet apparso il 1 dicembre 2025 su X:

Ho voluto verificare le dichiarazioni di Emmanuel Macron sulla labellisation delle “buone informazioni”. Anche se sappiamo che parla spesso a vuoto, la sua funzione e la volontà di esistere nel crepuscolo del suo mandato ci obbligano alla massima vigilanza davanti a qualcosa che assomiglierebbe ad un “Ministero della verità”, tratto comune di tutti i totalitarismi.

Questo quanto detto dal presidente Macron

19 novembre 2025 (incontro con i lettori di La Voix du Nord)

  • “Non è il governo o lo Stato che può dire questo è informazione, questo non lo è, ma penso sia importante che ci sia una labellisation fatta da professionisti, che possano dire questo rispetta la deontologia del settore”.
  • “Fare tutto il possibile perché venga creato un label”.
  • “Bisogna distinguere i network e i siti che guadagnano con la pubblicità personalizzata dai veri siti di informazione”.
  • “Creeremo meccanismi che rilevano e denunciano le ingerenze nell’informazione … Viginum è un ottimo inizio, ora lo potenzieremo”.

28 novembre 2025 (incontro con i lettori della stampa regionale Ebra)

  • “Questa settimana ho presieduto un Consiglio di difesa sulla lotta alle fake news in cui ho chiesto al governo di presentarmi un lavoro concreto entro la fine dell’anno”.

In sintesi: allarme rosso. Quando Macron annuncia di voler creare un label per distinguere i “buoni” siti di informazione e meccanismi per “rilevare e denunciare” i contenuti problematici, supera una linea rossa fondamentale.

In democrazia non si delega a un organismo (anche solo indirettamente legato all’esecutivo) il potere di certificare chi è “affidabile”. Si garantisce il pluralismo e la libertà, non li si certifica.

Le vere soluzioni al problema della disinformazione sono:

  • il pluralismo dell’informazione (quello regolarmente attaccato dal “campo del bene”),
  • l’azione giudiziaria rapida e severa in caso di diffamazione o di intelligenza con il nemico,
  • l’insegnamento rigoroso del pensiero critico fin dall’infanzia,
  • l’obbligo di identificare i contenuti generati dall’IA.

La tentazione di creare un label dei “buoni media” è una deriva liberticida gravissima. Se si trasformasse in progetto concreto, andrebbe combattuta con tutti i mezzi.

Conclusioni

Il dibattito è aperto: per Macron è una “certificazione deontologica” utile contro le ingerenze straniere e le fake news; per Lisnard e molti altri è l’antica tentazione del potere di decidere chi ha diritto di parola.

In un momento in cui l’Europa discute il Digital Services Act e le piattaforme sono sotto pressione, la proposta francese di un label ufficiale rischia di diventare un precedente pericoloso per tutta l’Unione.

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