È inevitabile che gli europei cerchino di difendersi dalle ondate di fake news che quotidianamente li assediano, ed è pure fondato pensare che gran parte della disinformazione provenga dalla Russia putiniana. Tuttavia il metodo che s’intende adottare per raggiungere questo obiettivo presta il fianco a critiche, obiezioni e sospetti.
Si noti, innanzitutto, che l’iniziativa è come sempre nelle mani della Commissione europea (organo non eletto dal popolo), senza che si senta il bisogno di coinvolgere più di tanto il Parlamento che dovrebbe, in teoria, rispecchiare la volontà popolare. Situazione certo non nuova a Bruxelles, ma che aumenta comunque le perplessità di coloro che eccepiscono sul reale grado di democraticità di questa Unione.
Democracy Shield
La Commissione presieduta da Ursula von der Leyen ha dunque deciso di lanciare il “Democracy Shield” (lo Scudo europeo per la democrazia) che dovrebbe combattere disinformazione e ingerenze straniere, e che dovrebbe basarsi su un “Centro europeo per la resilienza democratica”.
Posta in questi termini l’iniziativa appare del tutto legittima ma, come accennavo dianzi, si tratta di capire chi avrebbe il controllo di queste strutture. Sembra di capire, anche se le informazioni sono ancora scarse, che tale controllo spetterebbe alla coalizione di partiti che sorregge la traballante maggioranza di Ursula von der Leyen, tagliando fuori tutti gli altri.
Si avrebbe, allora, una sorta di “dottrina ufficiale” Ue adottata, per l’appunto, dall’attuale maggioranza, e che non potrebbe trovare il consenso di coloro, chiamiamoli per comodità “sovranisti”, che nella suddetta maggioranza non si riconoscono.
Espansione dei poteri
Facile, a questo punto, nutrire dubbi legittimi. Verrebbero creati strumenti per scovare i “deepfake” e per potenziare il “fact checking” mediante una rete Ue indipendente. Ma indipendente da chi, se è lecito chiedere? E come può la Commissione arrogarsi il diritto di giudicare la reale indipendenza dei soggetti coinvolti? E chi ha deciso di dotare Bruxelles di strumenti così ampi, tanto da poter decidere cosa è vero e cosa è falso?
È ovvio che risposte ufficiali non vengono fornite, e che il vero significato dell’operazione va ricondotto alla volontà di escludere dal circolo decisionale tutte le formazioni politiche che non si riconoscono nella summenzionata “ortodossia” Ue.
Si dà tuttavia il caso che nulla di simile sia mai stato approvato dal Parlamento europeo, dal che consegue che la Commissione sta cercando di attribuirsi poteri amplissimi senza passare prima dalle necessarie verifiche parlamentari.
Si tratta di un fatto grave, che può addirittura condurre allo stravolgimento della Ue come oggi la conosciamo. Senza dubbio l’Unione dovrebbe essere riformata in profondità, ma è lecito dubitare che l’iniziativa della Commissione e della sua presidente rappresenti la via adatta per raggiungere tale scopo.
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