Sigfrido Ranucci torna a parlare dell’attentato subito davanti alla propria abitazione e indica quello che, a suo giudizio, potrebbe essere il vero movente. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il conduttore di Report afferma di ritenere ancora valida l’ipotesi di un’azione finalizzata a fermare il lavoro giornalistico della trasmissione. «Penso ancora si volesse interrompere un flusso di informazioni nei confronti di Report», dice Ranucci, spiegando di non aver cambiato idea rispetto a quanto già riferito ai magistrati che stanno indagando sull’esplosione dell’ordigno.
Secondo il giornalista, la pista più credibile sarebbe quella legata a una delle ultime inchieste realizzate dalla trasmissione di Rai 3. «Penso che la più sensata sia quella relativa al servizio che ha riguardato la società Cantiere Navale Vittoria», afferma, riferendosi all’inchiesta firmata da Daniele Autieri sull’azienda che produce, tra l’altro, motovedette militari. Ranucci respinge invece le ricostruzioni che collegano l’attentato alla vicenda del sondaggio sulla sua popolarità commissionato da Valter Lavitola, emerso nei giorni scorsi. Alla domanda se abbia mai pensato di entrare in politica, la risposta è netta: «Balle. Non ho mai voluto».
Il conduttore sostiene di aver ricevuto nel tempo manifestazioni di interesse da più parti politiche, senza però prendere mai in considerazione una candidatura. «Non ho ceduto a lusinghe di tutti gli schieramenti. Centrosinistra. Centrodestra. Movimenti», racconta, aggiungendo di aver sempre risposto negativamente alle proposte ricevute. Quanto al sondaggio elaborato da Lavitola, Ranucci spiega di non aver mai incoraggiato quell’iniziativa perché, a suo dire, il faccendiere conosceva già la sua posizione. «Sapeva bene che non mi sarei candidato», afferma, ipotizzando che Lavitola cercasse piuttosto di «accreditarsi verso altri».
Nell’intervista il giornalista affronta anche il rapporto personale con Lavitola, figura controversa con numerose vicende giudiziarie alle spalle. Ranucci nega di esserne stato influenzato e rivendica di aver sempre mantenuto il controllo del rapporto con quella che considera una fonte giornalistica. «Non penso di averlo subìto ma di averlo governato», sostiene, spiegando che tra i due vi erano interessi professionali comuni e che Lavitola avrebbe fornito indicazioni utili anche per un’inchiesta sui cantieri navali.
Ranucci respinge inoltre l’idea che attraverso Lavitola si potesse ottenere un trattamento più favorevole da parte di Report. «È l’illazione che più mi fa male. Ranucci può avere degli amici. Report no. Si ripassino le nostre puntate», afferma. Infine ribadisce la propria disponibilità a collaborare con la Procura che indaga sull’attentato e liquida come infondata l’ipotesi secondo cui l’ordigno potesse essere collegato a una sua presunta discesa in politica. «L’ipotesi dell’attentato in stile Trump? Peccato che abbia sempre rifiutato di candidarmi. Non regge», conclude.
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