Aumentare l’Iva sarebbe un disastro. Ecco perché - Seconda parte

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Ma ciò su cui in Confesercenti sono sicuri è che l’effetto di un possibile aumento dell’Iva, se dovessero cioè scattare le clausole di salvaguardia inserite nei nostri documenti di finanza pubblica, sarebbe un disastro per la spesa privata. La spesa diminuirebbe di più di otto miliardi, circa 310 euro a testa, con la possibile scomparsa di novemila esercizi commerciali. Più o meno sulla stessa linea, il presidente della Federalimentare, Vacondio, che solo una settimana fa davanti al presidente della sua confederazione e cioè Boccia di Confindustria, ha più o meno detto: «Ho sentito sirene anche in casa nostra dire che si potrebbe pensare a qualche forma di aumento dell’imposizione indiretta, se ciò avvenisse sarebbe un disastro». Messaggio chiaro e netto.

Occorre fare ripartire i consumi. A Quarta Repubblica, una signora, appena incassato il suo assegno di cittadinanza, ha mostrato la dispensa piena di ogni genere alimentare. Ha fatto scorte, dunque ha decisamente alimentato la spesa. Ma la sua preoccupazione era per il futuro. Non si fidava della tenuta del suo reddito e per questo spendeva ma, una volta certa del suo assegno, avrebbe trovato il modo di mettere un gruzzolo da parte. Non è facile capire dove andremo nelle nostre scelte economiche. E conviene sempre avere uno spirito critico nei confronti di ricerca e previsioni. Ma il buon senso ci dice, che se le famiglie italiane non si sentiranno sicure, continueranno a spendere il minimo indispensabile.

E ciò, in un circolo vizioso purtroppo conosciuto, taglierà le gambe agli esercizi commerciali, che ridurranno il personale, renderanno le nostre città meno abitabili, e comprometteranno quella rete fisica favolosa che commercianti, esercenti e negozi di prossimità hanno creato nei secoli, con le loro botteghe, in questo paese dai mille borghi vivi anche grazie alle insegne dei loro piccoli imprenditori e artigiani.

Nicola Porro, Il Giornale 25 maggio 2019


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5 Commenti

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  1. Purtroppo, caro Nicola, temo che anche lei dia per scontate troppe “ovvietà” che non sono altro che dogmi keynesiani, in realtà errati.
    Gli ultimi anni ci siamo certamente impoveriti, e questo spiega gran parte della diminuzione dei consumi.
    Il contrasto tra consumi e risparmio, però, così come il contrasto tra diverse forme di imposizione fiscale, va visto in ottica diversa, e di più lungo periodo: non è affatto detto che sia un male diminuire i consumi a vantaggio di risparmi ed investimenti.
    Il vero tema delle imposte è un altro, e cioè che servono per finanziare il settore pubblico, e quindi hanno lo scopo di spostare risorse dai privati ai falliti ed inefficienti parassiti pubblici.
    Ma è un discorso completamente diverso dall’adottare politiche non fanatiche verso i consumi ed a svantaggio del risparmio (tragico errore keynesiano ed illiberale), dall’adottare politiche di bilancio più prudenti e meno votate al debito (anche questo errore keynesiano, in realtà), o dal pensare ad un fisco il meno dannoso e distorsivo possibile (e qui l’iva è tra le meno peggio, in quanto ad imposte).

  2. Da che ho memoria l’IVA è sempre aumentata nel tempo. Non sarebbe troppo grave con una economia in espansione, ma lo diventa quando c’è contrazione dei consumi. Il buffo è che in politici lo sanno e segretamente sperano di trovarsi all’opposizione quando ciò avverrà. Invece di questi giochini da monelli, sarebbe meglio che si accordassero nel ridurre la spesa pubblica, vale dire il personale statale. Quanto alla sanità, è venuto il momento di riconoscere che ognuno deve pagare in proporzione alle proprie entrate, e detrarre dall’imponibile le spese . Era meglio quando ogni categoria aveva la sua mutua.

  3. Il fatto è che fintanto che si eleggono parlamentari che non vogliono ridurre la dimensione e le attribuzioni del potere pubblico, non si riuscirà mai a limitare la tassazione.

    Del resto, più elevate sono le imposte, più si stimola l’evasione fiscale; inoltre, è più che noto che con le imposte basse i consumi aumentano ed alla fine i risultati migliorano anche per l’erario.

    I nostri politicanti, purtroppo, soffrono di socialismo; ma non solo loro; è opinione diffusa un po’ fra tutti gli Italiani che lo Stato deve provvedere anche a ciò che dovrebbero provvedere gli individui stessi; in questo modo, ci si illude di potersi liberare di determinate responsabilità, comodamente delegate al potere politico, che invece, non sa gestire nemmeno se stesso.

    Tutto normale in un Paese dove la gente non sa nemmeno chi sia, non dico Henry Hazlitt, ma nemmeno Frédéric Bastiat od il nostro Bruno Leoni: personaggi molto apprezzati – per esempio – negli Stati Uniti, dove le tasse sono molto più basse che da noi.

  4. Che l’IVA possa aumentare, è un male. Ma se per non aumentare l’IVA (che è diventata una sorta di bandiera) si devono aumentare tutte le altre tasse, dirette e indirette e si devono tagliare ulteriormente le spese per cose importati come sanità, istruzione e manutenzione del demanio, non so francamente quale dei 2 sia il male minore!

    Il punto è questo: la coperta è corta. Io credo che si possa cambiare coperta, anche se nel “mentre” in cui la si cambia, bisogna rassegnarsi ad accettare di prendere freddo dappertutto. Ma finché si usa quella coperta, si deve altresì accettare di dover decidere se sacrificare 2 gambe, o 2 braccia, o la testa. Fino a che non rimarrà più niente. Se non si cambiano le regole “alla base”, il discorso sull’IVA è solo una “dotta disputa”.

    Per quanto riguarda il discorso del risparmio, concordo sul fatto che le persone siano più propense a spendere se hanno fiducia nel futuro. E la mancanza di tale fiducia, è indubbiamente un fatto negativo. Ma sul concetto di risparmio in senso stretto, non vedo cosa ci sia di negativo nel tenere i risparmi metaforicamente “nel cassetto, invece di spenderli”. Ciò che si decide di risparmiare, va PROPRIO tenuto “nel cassetto”, se no che risparmio è? E aggiungerei che va tenuto “nel cassetto” nel modo più sicuro immaginabile, sotto forma di materia tangibile, di per sé inutile, ma al di fuori di qualunque bail-in, crack bancario o supercazzola europea!

  5. Vivo direttamente sulla mia pelle la perdita del potere di acquisto della mia pensione come altri la vivono sul loro stipendio. Alla fine del mese non restano ” spiccioli ” da mettere nel cassetto ma utilizzo quelli che avevo messo prima che Tipacci come la Fornero , Letta , Renzi , Conte ( Salvini + DiMaio ) intervenissero a rubarla in parte. Sarei favorevole alla Flat Tax e/o ad una rimodulazione degli scaglioni IRPEF ( agevolare il ceto medio ) ma chiedo e sicuramente qualcuno potrà dare una risposta : Per quale motivo non viene rimodulata l’IVA ? Cioè azzerarla per gli alimentari , ridurla ( 1a fascia) per i beni di prima necessità e di consumo ( luce , acqua , gas , ) ed aumentarla a scaglioni (2a e 3a Fascia ) per i beni restanti fino ad un massimo ( 30% ?) per quelli di lusso. PS : non elenco per evitare di essere logorroico cosa metterei in 1a 2a 3a fascia e cosa intendo per beni di lusso.

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