La notizia era passata quasi sotto silenzio, non fosse che l’annuncio della Volkswagen di licenziare un sesto del suo personale, circa 100.000 dipendenti, non avesse sortito l’effetto di una bomba sia sulle fallimentari e tutt’oggi perseguite politiche green dell’Unione Europea, sia sulla grande invasione cinese del mercato dell’auto comunitario.
La notizia, aggregando porti, retroporti e ferrovie, che saranno coinvolti e congestionati da questa operazione, ha le caratteristiche di un vero e proprio sbarco, che – come storia insegna – trova nell’Italia e nei suoi scali marittimi il “ventre molle” attraverso il quale imprimere una brusca accelerazione alla “conquista” del mercato europeo delle quattro ruote. Annientati i colossi tedeschi costretti a seguire la moda dell’auto elettrica senza se senza ma, la Cina ha pianificato con stile militare i tempi dell’invasione.
Prima navi porta auto cariche di utilitarie cinesi in gran parte rimaste invendute a scaldare le loro batterie nelle campagne italiane, specie alle spalle di alcuni porti. Quindi una sostituzione delle auto elettriche con un flusso di auto a motore termico, motore tradizionale, da collocare sul mercato attraverso una rete di concessionari in costante espansione e sotto marchi ai più sconosciuti, ma con una caratteristica comune: prezzi bassissimi tali da annichilire le ultime strenue resistenze dell’auto europea. Specie nel segmento Suv.
Un fiume di auto, un fiume di Yuan, un fiume di criptovalute, sino all’uscita allo scoperto di pochi giorni addietro. Tre importanti gruppi della logistica italiana, tutti con consolidati e stabili rapporti con la Cina, hanno deciso di unire le forze per fare dell’Italia dei suoi porti una piattaforma per accogliere le auto cinesi, una vera e propria testa di ponte per allargare il fronte dell’invasione già in atto.
Alleanza a tre nel segno del Dragone
Arcese, Conti e Cosulich, tre gruppi con saldi connessioni cinesi, hanno dato vita a GTA, nuova società operativa che ha come ragione sociale lo sviluppo di una piattaforma nazionale per la logistica portuale dei veicoli finiti. Primo step coordinare e mettere a fattor comune i terminal che già oggi sono basi operative per l’import di auto che genericamente vengono definite asiatiche
In particolare si tratta di accelerare gli investimenti avviati da XCA (joint venture fra Conti e Arcese che ha acquisito un’area di 700.000 metri quadi (in grado di ospitare 32.000 veicoli nuovi) alle spalle del porto di Livorno e nei terreni di sviluppo del retroporto dello scalo toscano. Inoltre favorire l’integrazione di Vehicle Logistic Vado, un altro mega terminal costruito nel retroporto di Savona-Vado Ligure, per disporre delle basi di controllo dell’intera catena logistica di comando dello sbarco cinese.
Ma al Faldo, il grande compound di Collesalvetti si affiancheranno anche altre infrastrutture, a Civitavecchia, Gioia Tauro e Ravenna, individuate come porte di accesso complementari per i costruttori internazionali, con particolare attenzione ai brand cinesi. In questo schema è determinante la collaborazione con Automar che mette in campo 5 terminal per un totale di un milione di metri quadri, con sedi aanche a Ponte Cagnano, Salerno e Termini Imerese.
Un vero e proprio sistema che potrà giovarsi anche di un nuovo collegamento ferroviario tra Gioia Tauro e Il Faldo. Per altro utilizzando una linea cronicamente inadeguata per i passeggeri come per le merci.
Da Livorno la nuova geografia dell’auto
Tutto a fattore comune, terreni di dimensioni impensabili per altre attività logistiche, ferrovie dedicate su linee già congestionate. Il tutto per avere grandi spazi a terra ben collegati fra loro per raggiungere rapidamente i mercati di acquisto delle nuove auto di produzione cinese. Un vero e proprio Dragone su quattro ruote, che – come afferma una nota – GTA nasce infatti per intercettare la nuova geografia dell’automotive, in cui i marchi asiatici chiedono piattaforme integrate, tempi rapidi di trasferimento e una maggiore affidabilità nella gestione dei volumi.
Il gruppo Arcese offre servizi logistici che collegano Europa e Cina, tra cui: il trasporto ferroviario sulla rotta euroasiatica (China–Europe Rail); trasporto marittimo (FCL e LCL); trasporto aereo per spedizioni urgenti; servizi di sdoganamento; magazzinaggio e distribuzione.
Il Gruppo livornese Conti in joint con Arcese ha gestito l’assegnazione e l’utilizzo del mega terminal di Collesalvetti Nel 2025, XCA ha coordinato lo sbarco a Livorno di oltre 1.100 automobili della casa cinese Dongfeng Motor, occupandosi delle operazioni di scarico, movimentazione e stoccaggio. Secondo l’azienda, Livorno rappresenta uno dei principali hub italiani per l’importazione di veicoli provenienti dall’Estremo Oriente.
Cosulich decenni di collaborazione cinese
Infine la genovese Fratelli Cosulich, che vanta i legami più stretti con la Cina (è storicamente agente della cinese Cosco, ha creato con questa una joint venture, oltre a essere storico rappresentante della compagnia iraniana). Attraverso il network Cosulich Logistics e società come Express Global, gestisce spedizioni marittime, aeree e terrestri da e verso la Cina, servendo settori quali automotive, acciaio, chimica e beni di consumo. Fra l’altro si parla con insistenza di un interesse cinese per una quota dell’aeroporto di Genova da adibire a trasporti cargo. Il Gruppo ha costituito TRASGO, una joint venture paritetica con la compagnia di navigazione cinese COSCO Shipping, dedicata allo sviluppo della logistica e dei trasporti marittimi. Il Gruppo sta investendo nella logistica dei veicoli provenienti dalla Cina. Nel 2024 ha creato Vehicle Logistic Vado (VLV) insieme a XCA (la joint venture tra Arcese e la famiglia Conti), con l’obiettivo di sviluppare il porto di Vado Ligure come hub per l’importazione e la distribuzione di automobili, incluse quelle dei nuovi costruttori cinesi. E strategico è il posizionamento della Fratelli Cosulich con uffici e sedi operative in Cina.
E chiosando un vecchio detto: La Cina è vicina, si potrebbe aggiornarlo con… La Cina è già in casa. Ovviamente con le regole del libero mercato e la benedizione in salsa green di Bruxelles.
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