in

La frana di Ischia

Avvisate gli sciacalli del clima: frane a Ischia pure col Re

La tragedia di Ischia ha riportato al centro le discussioni sul cambiamento climatico. Perché non si può attribuire totalmente la colpa all’uomo

Dimensioni testo

Premessa a scanso di equivoci, contro gli ayatollah verdi subito pronti a tacciare di “negazionismo” coloro che si discostano dalla narrazione mainstream: chi pone dubbi sulla totale responsabilità dell’uomo non significa che stia dubitando dell’esistenza di un cambiamento climatico. Questa deve essere la chiara posizione su cui bisogna muoversi, per sviluppare qualsiasi ragionamento senza pretese di infallibilità green.

Una posizione, inoltre, che rimane suffragata anche dalla costante variabilità degli orientamenti della comunità scientifica internazionale, la quale solo trent’anni fa aveva predetto l’inizio di una nuova era glaciale. Detto, fatto. Stiamo vivendo un costante aumento delle temperature, non iniziato l’altro ieri a causa dell’attività umana (come vorrebbe propinarci qualche nuova Greta), ma ben ventimila anni fa, quando della produzione industriale non si conosceva neanche la parola.

Qualche giorno fa, sul sito nicolaporro.it, abbiamo riportato l’intervista al quotidiano La Verità del climatologo Franco Prodi, fratello dell’ex presidente del Consiglio e tra le voci più dissenzienti all’interno della comunità scientifica. Per Prodi, il dato è chiaro: “Dire che l’uomo possa incidere sul clima al 98% è assolutamente fantasioso“. E ancora: “La storia della Terra fa trasparire questi cicli. Negli ultimi 2.000 anni abbiamo visto molti segni, come il periodo caldo romano, quello medievale, la piccola glaciazione del 1600-1700, il processo di ritirata dei ghiacciai”.

Per approfondire:

  1. Franco Prodi: “Il clima? Nessuna prova sia colpa dell’uomo. Ma io vengo perseguitato”
  2. Ischia, rispuntano gli sciacalli del cambiamento climatico

Insomma, l’aumento e la discesa delle temperature del nostro pianeta sono fenomeni ciclici, da sempre verificatisi nella storia della Terra, così come i disastri naturali. A tal punto, particolare è stata la discussione instauratasi dopo la tragedia di Ischia, dove una frana ha portato (fino ad ora) ad otto vittime accertate e quattro dispersi.

Da subito, gran parte del circuito mediatico mainstream ha posto la questione sul cambiamento climatico, ricollegato alle responsabilità dell’essere umano. Eppure, un simile fenomeno naturale capitò addirittura 112 anni fa, quando il quotidiano La Stampa, di giovedì 27 ottobre 1910, apriva proprio con la notizia della tragedia: “Il Re visita Casamicciola ed Ischia devastate dal nubifragio”, recitava il titolo del giornale di Torino.

Fenomeni che, tenetevi forte, si sono verificati rispettivamente nel: 1557, 1662, 1762, 1767, 1796, nel biennio 1827-28, 1841, 1863, fino ad arrivare alla tragedia del 1883, dove una scossa di poco più di dieci secondi causò la morte di 2.300 abitanti. Nessuno nega il cambiamento climatico, quindi, ma poniamo l’attenzione su un fenomeno che è sempre esistito, che fa parte della natura, che è anteriore allo sviluppo produttivo, industriale e tecnologico umano. Nessuna presunzione, in definitiva. Piuttosto, essa dovrebbe essere rivolta nei confronti di chi pensa di riuscire a gestire, a mano d’uomo, i fenomeni di un pianeta che ha sul groppo oltre 4 miliardi e mezzo di anni. Oppure, ancora, di chi in nome dell’ecologismo vuole imbavagliare chi non aderisce alla narrazione a coro unico.

Per approfondire:

  1. Gli ecologisti tifano virus per “pulire” l’ambiente
  2. Follia Instagram, mi hanno censurato per un post sul clima

Esempio lampante fu quello dell’estate scorsa, quando Nicola Porro pubblicò sui suoi profili social la prima pagina de L’Unità, che riportava il caldo afoso dell’estate 1964, dove si raggiunsero picchi di 40 gradi anche nella città di Torino. Prontamente, il logaritmo di Instagram decise di rimuovere l’immagine, proprio a causa della “violazione degli standard della community”. Insomma, alimenterebbe fake news sul cambiamento climatico.

Eppure, la presunzione non risulta essere quella di diventare esportatori di infallibilità (una questione importante di discussione, per esempio, potrebbe essere quella relativa alla ciclicità degli avvenimenti catastrofici. Cioè ogni quanti anni, decenni, secoli, avvengono questi disastri naturali; se si verificano più frequentemente o meno), ma cercare di divedere il mondo in verità e negazionismo, in bene e male, in salvatori e distruttori. Questo è ciò che sta cercando di fare quella sinistra progressista, radical, green, che ogni giorno è pronta a parlare di estinzione del pianeta, a causa dello sporco inquinatore uomo. Magari, ancor meglio se maschio, bianco e capitalista.

Matteo Milanesi, 28 novembre 2022