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Focus Educazione Finanziaria - Terza parte

Azioni, obbligazioni e Bitcoin? In Borsa niente pasti gratis. Come funzionano i fondi

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RISCHIO E RENDIMENTO

Molte cose che facciamo sono soggette a un rischio, alla possibilità cioè che i risultati che ci si aspetta non si realizzino e che si subisca un danno. Questa regola vale anche nel mondo degli investimenti, tanto che un vecchio adagio recita:  in “Borsa non ci sono pasti gratis”. Una efficace metafora per rimarcare come non esista un modo per investire, centrando insieme un rendimento elevato, magari a due cifre, e il rischio zero. Al contrario in finanza esiste una precisa curva del rischio-rendimento. Vediamo di che cosa si tratta con la terza puntata della guida all’educazione finanziaria (edufin.Fabi.it) a cura della Fabi, il principale sindacato dei bancari guidato da Lando Maria Sileoni, che segue l’approfondimento su come funzionano Bancomat, Conto corrente e conto di deposito e quello sulla pianificazione finanziaria e il mutuo.

Come nel calcio. Può essere utile ripensare a una partita di calcio e a un allenatore che schiererà più attaccanti per aumentare le possibilità di segnare, esponendosi così al rischio di subire una rete. Ecco, questo vale anche quando si parla di investimenti. Un investimento può essere molto vantaggioso (più rendimento) ma a volte avere più rischio. Rischio e rendimento costituiscono insomma le due facce della medesima medaglia: il rendimento è il guadagno che si ottiene dall’investimento in un periodo determinato, mentre il rischio è quanto si è disposti ad accettare che il guadagno o rendimento, a fine periodo, risulti inferiore a quello atteso. Per tornare al calcio: Quanto siamo disposti ad accettare che la nostra squadra perda per i gol subiti? Quanto siamo disposti a rischiare? Quando si investe succede più o meno la stessa cosa, ci si attende di ottenere un determinato guadagno (di vincere nella metafora calcistica), ma per ottenere di più dovremo accettare un rischio maggiore (cioè di perdere per dei gol magari segnati in contropiede o peggio degli autogol).

 

Come compiere una scelta consapevole. Va premesso che l’incertezza è uno degli aspetti principali alla base del concetto di rischio. Al momento di scegliere come, quanto e quando investire, la grande domanda da porsi quindi è: «Quanto sono disposto a perdere per avere la probabilità di guadagnare di più?». Questo, come detto, si chiama relazione rischio-rendimento: se non si vuole rischiare di perdere troppo, è necessario scegliere investimenti con un rendimento più basso. Al contrario, gli investimenti che promettono un rendimento elevato sono anche quelli ai quali è associato un rischio più alto.

 

Come investire, riducendo il rischio, senza rinunciare al rendimento. La soluzione è non concentrare tutti i propri risparmi in un solo strumento ma suddividerli in tanti prodotti diversi, cioè creare un portafoglio. In sintesi: diversificare. La diversificazione è infatti il termine chiave per operare una buona strategia di investimento. Diversificare il portafoglio permette di ripartire il rischio e ottimizzare il rendimento, così la plusvalenza ottenuta su alcuni degli investimenti a basso rischio scelti bilancerà un eventuale risultato negativo di altri più “speculativi”. Imparare a gestire, investire e diversificare i risparmi è molto importante: aiuta a pensare a lungo termine, a definire obiettivi e priorità verso i quali è possibile indirizzare non soltanto i propri soldi ma anche il proprio tempo e il proprio impegno. Il primo passo per costruire un buon portafoglio diversificato è seguire una pianificazione finanziaria: solo dopo un’attenta valutazione dei propri risparmi, dei propri redditi e delle spese da affrontare nel breve e nel medio termine sarà possibile determinare quali somme, e per quanto tempo, è possibile investire. Fissato il calendario, segue poi la scelta dell’investimento da effettuare. Non ogni soluzione è però valida per tutti. L’investimento è un po’ come un abito su misura: si deve adattare alle nostre caratteristiche. Sempre meglio, quindi, farsi consigliare da un esperto di fiducia.

 

Vendi, guadagna e pentiti. E’ una delle massime più diffuse in Borsa e sottolinea come sia molto difficile, anche per i professionisti, riuscire a comprare uno strumento finanziario quando il suo prezzo è al minimo e rivenderlo quando tocca il massimo: nessuno ha la sfera di cristallo. Pertanto, quando ciascun fondo, Etf o anche azione, obbligazione, titolo di Stato del proprio portafoglio ha raggiunto l’obiettivo prefissato può essere una buona idea venderlo e incassare la plusvalenza, anche al costo di pentirsi nei giorni seguenti perchè (magari) la sua quotazione sale ancora un po’. E’ pertanto opportuno: 1) Porsi obiettivi di rendimento (ma anche fissare dei limiti alle perdite che si è disposti ad accettare; 2) Non fare ipotesi esageratamente ottimistiche sulla futura crescita del reddito, non indebitarsi troppo, destinare una quota di risparmio mensile a eventuali imprevisti e, soprattutto, rivedere spesso le proprie previsioni, correggendo e aggiornando ogni volta che è necessario.Poi ci sono delle norme che è sempre bene conoscere. Anche quando ci si affida a un consulente è importante avere acquisito quella alfabetizzazione finanziaria utile a capire le caratteristiche dei prodotti finanziari, le possibilità di rendimento e i rischi a cui ci sottopongono. In sintesi va sempre tenuto a mente che non esiste il guadagno facile, pertanto è consigliato non fare investimenti ad alto rischio con un reddito basso.

Uno dei modi migliori e più efficienti per investire con il massimo della diversificazione è sottoscrivere i fondi di investimenti. Si tratta di prodotti trasparenti, sicuri, molto differenziati tra loro e pensati proprio per coprire tutto il ventaglio dei mercati finanziari con diverse combinazioni sia dal punto di vista del rischio rendimento sia della scommessa geografica. Vediamo insieme le principali caratteristiche dei fondi in questo video.

 

 

 

Fino a qui abbiamo parlato di azioni, bond, titoli di Stato appunto fondi, ma che cosa sono invece le criptovalute? Spesso protagoniste di repentini scatti di valore, in entrambe le direzioni, quindi regalando ad alcuni elevate plusvalenze ad altri cocenti perdite?

 

Le criptovalute, tra le quali la più nota e diffusa è il Bitcoin, sono delle monete. Si tratta però di valute diverse da quelle tradizionali perchè sono digitali e non sono depositate in banca. Le criptovalute  (l’etimologia “valuta nascosta” vuole significare visibile/utilizzabile solo conoscendo un determinato codice informatico) sono infatti chiamate anche valute virtuali, poichè  non hanno un corrispondente fisico, non esiste insomma una versione metallica o cartacea. Inoltre, diversamente dalla maggior parte delle monete tradizionali esistenti, non fanno capo a un ente o un’organizzazione centrale: la sicurezza e la struttura stessa del sistema sono affidate a un database distribuito in una rete di computer connessi tra loro. Ognuno di loro può mettere in condivisione con gli altri i propri file. Tutti i computer della rete possono quindi inviare e ricevere file, che vengono scambiati liberamente.

Qual è il valore delle criptovalute. Il loro valore si basa sulla popolarità in un determinato momento: più le persone le desiderano e le comprano, più aumentano di valore. Si tratta quindi di strumenti molto speculativi e soggetti a repentine variazioni. Esemplari in questo senso le forti oscillazioni accusate ormai da mesi dal Bitcoin, magari in corrispondenza di alcuni tweet del patron di Tesla, Elon Musk.

Dove sono custodite le criptovalute. Le valute virtuali sono nella blockchain, immensa banca dati distribuita su milioni di computer. Attraverso tutta una serie di chiavi pubbliche/private è quindi possibile, in qualsiasi parte del mondo ci si trovi, ricevere o versare denaro. Con però una importante avvertenza: se si dimenticano le chiavi non esiste alcun cassiere di banca a cui chiedere aiuto; il risparmiatore ha perso tutto il suo denaro per sempre!

Il Bitcoin. E’ la moneta elettronica nata nel 2009, che ha di fatto inaugurato l’era delle criptovalute e sebbene oggi ne esistano oltre mille, il Bitcoin resta la più famosa. Caratterizzato dal simbolo (sui mercati anche BTC o XBT), il Bitcoin nasce dall’intuizione di un anonimo che si nasconde dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. Ma come si crea un Bitcoin? Come già detto le criptovalute non sono coniate o stampate da una zecca o da una Banca centrale che le produce e immette sul mercato nuova moneta, come accade per l’euro, il dollaro, la sterlina, lo yen e le monete “ufficiali” di tutti gli altri Paesi. Come detto, le criptovalute non sono inoltre di carta o di metallo come il denaro a cui siamo abituati, ma di bit, ovvero di calcoli matematici e quindi conservati all’interno di giganteschi database condivisi. Si tratta di denaro completamente virtuale.

I pagamenti e le chiavi di accesso. I Bitcoin di un portafoglio virtuale (wallet) posso essere scambiati e utilizzati per fare pagamenti. Ma attenzione non tutti li accettano. “Possedere” un certa quantità di bitcoin significa quindi disporre di varie coppie di chiavi pubbliche/private, cioè “parole”, delle lunghe sequenze di caratteri senza senso, delle password insomma. Le chiavi sono gestite sempre in coppia: una è detta chiave privata e l’altra è detta chiave pubblica. La chiave privata è quella che deve essere mantenuta segreta, perché chi la conosce può accedere al denaro. La chiave pubblica (cioè quella non segreta) è l’indirizzo a cui farsi versare il denaro. Se si desidera ricevere denaro da qualcuno occorre per forza comunicarla. Chi decide di usare questa moneta virtuale avrà quindi molte coppie di chiavi pubbliche/private. Non basta infatti avere una sola coppia di chiavi perché chiunque conosca la nostra chiave pubblica, oltre a versare del denaro può anche conoscere quanto ne abbiamo. Quindi, per ragioni di privacy, per ogni transazione vanno utilizzate nuove chiavi.

I rischi. Le criptovalute sono un asset a elevato rischio, perché soggetto ad ampie variazioni di prezzo che ne limitano l’uso. Sono molto attraenti per i criminali, che potrebbero utilizzarli per riciclaggio di denaro sporco e altre attività illegali. Ma soprattutto, le criptovalute non sono soggette agli obblighi cui invece sono obbligati gli intermediari tradizionali (banche): trasparenza, sicurezza, qualità del servizio, requisiti patrimoniali, gestione dei rischi e procedure organizzative.

Quando si maneggiano i propri risparmi, è fondamentale compiere sempre scelte consapevoli per evitare di correre rischi che non si è disposti ad accettare. Da qui la centralità per il piccolo risparmiatore di investire, in primo luogo, sulla propria educazione finanziaria.

 

Guida a cura della Fabi, Federazione autonoma bancari italiani (edufin.Fabi.it), qui il link alla prima puntata Bancomat, Conto corrente, Conto di deposito. Ecco come funzionano e qui il link alla seconda parte Come gestire bene i risparmi e affrontare il mutuo per comprare casa