A Milano, dopo gli scontri con la polizia, si parla di circa 200 fermi e, secondo le prime informazioni, una quota rilevante riguarderebbe minorenni. La domanda sorge spontanea: cosa ci fanno ragazzi di quell’età in piazza a tirare pietre, distruggere vetrine e trasformare una manifestazione in un campo di battaglia? E soprattutto: da chi hanno imparato che tutto questo sia normale?
Sia chiaro, l’aggressività fa parte della natura umana. Quando si è in branco, l’istinto prevale spesso sulla ragione e l’uomo civilizzato lascia il posto a quello più primitivo. Poi, però, una volta identificati e portati davanti alle proprie responsabilità, gli stessi leoni della piazza diventano agnellini: piangono, si pentono e chiedono scusa. Ma la vera domanda resta un’altra: i genitori dove sono?
Perché questi ragazzi, dopo aver partecipato a devastazioni e scontri, tornano comunque a casa. Trovano una cena pronta, un letto caldo e una porta che si apre. Possibile che nessuno si sia accorto di nulla? Possibile che nessuno abbia visto il percorso che li ha portati dalla semplice ribellione adolescenziale alla violenza di gruppo?
Da anni sentiamo ripetere che la colpa è della scuola, dei social, della politica, della società. Tutto vero, forse. Ma la famiglia non può sempre essere l’unica assolta. Se un minore commette atti di teppismo, chi lo educa non dovrebbe porsi qualche domanda? Perché la responsabilità penale è personale, ma quella educativa no. E quando decine di ragazzi finiscono coinvolti negli stessi episodi, il problema non riguarda soltanto loro.
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Forse il punto non è immaginare punizioni esemplari per i genitori. Forse la vera questione è chiedersi se il ruolo educativo degli adulti stia progressivamente evaporando. Perché una società che pretende diritti per tutti ma responsabilità per nessuno finisce inevitabilmente per allevare cittadini convinti che ogni gesto sia consentito e che ogni conseguenza sia colpa di qualcun altro.
E quando questo accade, il problema non sono più soltanto i ragazzi che lanciano pietre; sono gli adulti che hanno smesso di insegnare loro che non si fa.
Ezio Pozzati, 19 ottobre 2026
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