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Le elezioni amministrative 2022

Ballottaggi, ecco cosa è successo veramente

Il centrosinistra si prende le città che erano finite ai ballottaggi. Ma i risultati non sono così chiari: vince l’astensione

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di Paolo Becchi e Giuseppe Palma

Il secondo tempo delle amministrative si è concluso. Il centrosinistra vince i ballottaggi e riequilibra il risultato del primo turno dove invece aveva vinto il centrodestra conquistando Comuni politicamente rilevanti come Genova e Palermo.

I ballottaggi al centrosinistra

Al secondo turno il Pd e annessi portano a casa risultati importanti come Verona, Parma, Piacenza, Monza e Catanzaro, strappandoli al centrodestra. Clamoroso il risultato di Catanzaro, da oltre sedici anni una roccaforte del centrodestra, centrodestra che evita il cappotto solo grazie a Lucca, Sesto San Giovanni, Gorizia e Frosinone. Persino a Como vince a sorpresa un candidato civico.
La coalizione di centrodestra paga le divisioni interne, ne è la prova l’atteggiamento di Fratelli d’Italia che a Catanzaro, dove al primo turno correva da sola, ha favorito al ballottaggio la vittoria del candidato di centrosinistra, che è passato dal 31,71% del primo turno al 58,24% di ieri. Ma è solo un esempio.

Ha vinto l’astensione

Il dato più importante è tuttavia l’affluenza alle urne, la più bassa di sempre da quando ci sono libere elezioni in Italia, col 42,19%, in calo di circa 12 punti rispetto al primo turno. L’elettorato di centrodestra ai ballottaggi non è andato a votare, lasciando la vittoria al centrosinistra che è più organizzato nel mobilitare il proprio elettorato. Un segnale “punitivo” nei confronti di Lega e Forza Italia che continuano a stare nel governo Draghi con Pd e M5S, al di fuori ormai dalle ragioni di unità nazionale per cui vi entrarono circa un anno e mezzo fa (organizzazione della campagna vaccinale, emergenza sanitaria e preparazione del Pnrr). Finita l’emergenza, l’elettorato di centrodestra non perdona promiscuità. E ieri non è andato a votare.

Il messaggio degli elettori

Il dato complessivo di queste amministrative però non ci consegna un Paese di centrosinistra. Nel risultato generale dei Comuni sopra ai 15 mila abitanti in cui si è votato nelle ultime due settimane, il centrodestra ha vinto in 58 città, mentre il centrosinistra in 53. Un risultato equilibrato. Non esiste dunque ancora un Paese spostato a sinistra: i dati di lista infatti – come risultanti dal voto del primo turno – danno il centrodestra avanti di circa due punti sul centrosinistra. Ma il dato di fatto saliente, come si diceva poc’anzi, è la disaffezione dei cittadini nei confronti della politica. Una nuova forma di antipolitica che nel 1993 sfociò nella stagione di successo dei referendum, nel 2013 e 2018 nel voto di protesta confluito nel M5S, oggi nell’astensionismo diffuso. Non è vero che chi non va a votare lo fa per il caldo o per il mare, lo fa per lanciare un segnale alla classe politica in cui aveva riposto fiducia fino a ieri. L’astensionismo è un voto a tutti gli effetti, un voto di sfiducia del popolo nei confronti della classe politica. Per la prima volta nella storia quello dell’astensione è il partito di maggioranza assoluta nel Paese, un dato politico, non tecnico.

Centrodestra occhio: rischi la sconfitta nel 2023

Fatta eccezione per le elezioni regionali in Sicilia di novembre, il prossimo appuntamento elettorale è quello delle politiche del 2023, che probabilmente verranno spostate al confine del consentito, cioè a fine maggio-inizi di giugno. Se la Lega continua a stare al governo con Pd e M5S, votando tutto quello che Draghi, Letta e ora Di Maio propongono, alle prossime elezioni il Carroccio potrebbe addirittura scendere sotto il 10%. Il Pd sta ottenendo buoni risultati non per merito suo, ma da un lato per la dissoluzione del M5s e dall’altro per un centro destra in cui ognuno pensa al proprio tornaconto personale e nessuno all’interesse nazionale. Non c’è la volontà di provare ad elaborare una visione comune di Paese, non c’è neppure un federatore, come ai tempi Berlusconi, e gli italiani allora si astengono. Occhio, perché se le cose non cambiassero potrebbero continuare così anche alle politiche.