Abbiamo un piccolo suggerimento per Lucia Goracci, per i tifosi del 7 ottobre e per tutti quelli che “è una fake news” dire che quel giorno sono stati bruciati bambini. Potreste leggere l’intervista realizzata oggi dalla Stampa a Ziv Koren, il primo fotografo ad arrivare sui luoghi del massacro, che in queste settimane ha pubblicato un libro con oltre 300 scatti di quell’orrore. Scatti veri. Scatti fatti in prima persona. Un racconto non rilanciato sulla base di “diverse inchieste giornalistiche che hanno smentito” chissà quale bufala.
Non ci dilungheremo tanto sulle opinioni di Koren sulla possibile pace di Trump. Oppure su ciò che è successo dopo il 7 ottobre. Ma su quello che ha visto, sull’orrore che oggi tanti negazionisti fanno finta di dimenticare o che, se lo ricordano, lo spacciano per “atto di resistenza” invece di terrorismo. Cosa ha visto il fotografo quel giorno? “Sono arrivato al bivio di Sderot e c’era l’inimmaginabile. Oltre quel punto non si andava, la strada numero 4 era chiusa, al di là si combatteva selvaggiamente. Ho preso allora per i campi, aggiravo la guerra, dappertutto si sparava. All’ingresso di Sderot l’avanzata dei terroristi era segnata dai morti lasciati lungo la strada, morti nostri, loro, volanti della polizia di traverso come barricate. La battaglia è proseguita per ore, gli uomini di Hamas erano in ogni angolo, coprivano decine di chilometri lungo tutto il confine di Gaza. Ho incontrato un collega di Ap e per proseguire al sicuro sono salito in auto con lui, si è fatto buio e ci siamo ritrovati sulla linea del fuoco: ci sono voluti venti eterni minuti prima che l’esercito intervenisse e sono vivo”. Poi l’ingresso nei kibbutz: “Non so trovare parole adeguate, mi vengono in mente solo immagini. Hanno bruciato intere famiglie, hanno giustiziato chi si nascondeva. Ho lavorato tra le macerie dei terremoti, in Ucraina, conosco come si presentano i crimini di guerra ma non ricordo nulla di equiparabile a quelle camere da letto violate, sono entrati e hanno finito chi dormiva”.
C’è bisogno di rileggerlo, cara Goracci? “Hanno bruciato intere famiglie”. È possibile che abbiano bruciato solo gli adulti, risparmiando i bambini? Sono forse false le immagini pubblicate sul 7 ottobre, i massacri, i corpi deturpati, quelli che vanno alle fiamme? E poniamo anche che non abbiano dato fuoco a nessun bambini (cosa, come abbiamo visto, decisamente difficile da sostenere), sono forse meno gravi quei cadaveri in fiamme solo perché hanno superato i 18 anni? “Quando sono entrato a Be’eri, a Kfar Aza, a Nir Oz, ho deciso che avrei raccontato quella storia attraverso le immagini della cronaca. Documento ogni famiglia, ogni soldato ferito, ogni ostaggio liberato, ogni riservista in divisa, ogni funerale con tutti i volti che un giorno qualcuno cercherà: mezzo milione di fotografie per dire che noi ricordiamo”.
Certo, nessuno nasconde il disastro di Gaza. E lo riconosce anche Koren. Il quale, però, da una parte avverte tutto il mondo di non farsi intortare dalla propaganda di Hamas e dall’altra riconosce che Netanyahu, se avesse voluto, avrebbe potuto “riportare a casa gli ostaggi vivi avrebbe finito la guerra e liberato i prigionieri palestinesi”. “Al di fuori di Israele – spiega – del 7 ottobre restano solo le immagini di Gaza. Durissime, ma colte in assenza di democrazia. In due anni ho visto donne, bambini, anziani, ma non ho mai visto nei reportage che escono da Gaza un militante di Hamas, un fucile AK-47, un tunnel. Ho visto solo civili devastati, perché è Hamas a decidere cosa svelare al mondo. Eppure al mondo va bene così, la minaccia esistenziale che grava su Israele è un dettaglio».
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google“


