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Basta virostar e liturgia del terrore: oggi godiamoci il Natale

La compagnia allontana la voglia di morire. A Natale lasciamo alla porta la lite vax contro no vax

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Il Natale, quando arriva, arriva una caterva di prescrizioni ingestibili, indigeste, immorali, paranoiche. Il Natale, quando c’è da salvarlo, lo accoppano definitivamente. Il Natale è una bugia perversa, una favola macabra in cui Babbo Natale è il capo degli aguzzini e la slitta carica di concessioni negate, di compressioni selvagge, fa stramazzare le renne che stramazzano nel sangue. Il Natale del competente è un Natale demente. Allora una sola cosa possiamo fare: fregarcene, almeno per oggi. E basta, dar retta a virologi X Factor, ministri funebri, presidenti surgelati e premier imperiali che ricattano le istituzioni alla maniera di Luigi XV di Francia, detto “il Beneamato”: dopo di me, il diluvio.

Beneamato un paio di palle. Basta, dar retta ai telegiornali felloni, alle psicofeste dei deficienti. Basta anche considerare con rabbia o con sdegno l’ultima caterva dei folli che s’inventano il megagreenpass, i blocchi ai discotecari, le mascherine d’amianto (anvedi che santo, il Beneamato). Sì, lo abbiamo capito, sono fuori controllo, più falliscono e più infieriscono, pace, amen, ci penseremo domani, ma almeno per oggi cerchiamo di vivere come esseri umani, gente normale che si trova, mangia, si sopporta, si rompe i coglioni nelle tremende adunate familiari, ma almeno lo fa. Senza distinguere tra tamponati e no, senza scannarsi, almeno per oggi, tra vaccinari e novaccinisti, senza conta dei contagi, senza ripeterci allucinati “oddio non ne usciremo più”.

Ne usciremo, ne usciremo: tanto prima, quanto ci riapproprieremo della nostra mente. E per tornare in noi è necessario anzitutto ignorare i fanatici di tutte le risme. Festeggiamo. Sorridiamoci. Parliamoci. Spettegoliamo. Scambiamoci un regalino. Mettiamoci eleganti. Spegniamo ogni programma ansiogeno. Non stressiamoci chiedendoci il QR code sulla soglia di casa. Non consumiamo il pranzo a finestre spalancate con aria artica che entra, che ci fa venire la broncopolmonite, così poi i genii al potere la attribuiscono al Covid. Non sediamo mascherinati, che porta pure sfiga. Non recriminiamoci addosso, non ringhiamoci “sei stato male, ti sta bene”. Usiamolo, questo Natale, per credere che ne usciremo, ma a modo nostro, perché dipende da noi, dalla nostra mente, dal nostro cuore. Ci vogliono distruggere, ci vogliono spegnere: essere felici, almeno per oggi, è il miglior dispetto che possiamo fargli. Viviamo da esseri liberi, liberi dentro, liberi in fondo.

E non dimentichiamoci di chi non ce la fa. Non lasciamo solo nessuno. Siamo già a pieno carico, e qualcuno è svuotato di ogni spirito: eccoli, sono lì, ci aspettano. Ricordiamoci che anche solo la nostra voce è importante. Che una parola medica più di una siringa. Che una visita riaccende la fiammella. Che la compagnia allontana la voglia di morire. Non lasciamo sentire più vecchio, più infermo, più disperato chi lo è già. E le loro manfrine, le manovre, le pretese, il Quirinale, le nuove strette a febbraio, le sciarade del supermegagreenpass, solo per oggi, lasciamole là. Tanto, guardate, la politica già è torbida di suo, quella italiana poi è incomprensibile, i giochi non sono mai fatti fino all’ultimo e la democrazia italiana, che è perversa, che oggi più che mai non c’è più, ha questo di curioso, che funziona per eterogenesi dei fini: vuol sempre l’uomo forte, ma quando diventa troppo forte, quando soprattutto si crede invulnerabile, lo stronca, non importa chi sia e quanto potere abbia o presuma di avere.