Cronaca

Batosta per Ranucci: la Rai apre un procedimento che può farlo cacciare

L'ex conduttore di Report ha fatto ricorso al Tribunale del Lavoro per essere reintegrato. Viale Mazzini risponde

Sigfrido Ranucci e la Rai
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Si alza ulteriormente il livello dello scontro tra Sigfrido Ranucci e la Rai. Come riferisce Il Fatto Quotidiano, l’azienda ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti del giornalista, una procedura che potrebbe arrivare fino al licenziamento.

Secondo il Corriere, inoltre, la Rai ha inviato a Sigfrido Ranucci una nuova lettera di contestazione, definita da fonti ufficiose un atto dovuto. Il provvedimento nasce dall’indagine condotta a luglio dal Comitato etico, che aveva individuato possibili violazioni delle regole interne. Tra gli episodi contestati figurano l’accesso in Rai di Valter Lavitola e Maria Rosaria Boccia e l’invio a Lavitola di circolari aziendali accompagnate da pesanti giudizi. Vengono richiamate anche affermazioni sulla presunta presenza in Rai di mafia o massoneria. A questi fatti si sarebbero aggiunti recenti commenti social di Ranucci sui conduttori scelti per Report, ritenuti anch’essi contrari alle norme etiche aziendali.

La decisione arriva mentre Ranucci ha scelto la strada giudiziaria per contestare la sua rimozione dalla guida di Report. Il suo legale, Roberto De Vita, ha presentato un ricorso urgente al Tribunale di Roma chiedendo il reintegro prima dell’8 novembre, data prevista per l’inizio della nuova stagione della trasmissione. Il giudice del lavoro dovrebbe pronunciarsi entro dieci giorni. C’è inoltre la scadenza del 27 settembre, entro la quale Ranucci dovrebbe scegliere uno dei tre incarichi alternativi proposti dalla Rai: Tg3, Rainews24 oppure la corrispondenza dal Cairo.

Secondo il ricorso, nessuna di queste destinazioni sarebbe paragonabile a Report per responsabilità, visibilità e prestigio professionale. La difesa contesta inoltre le motivazioni indicate dalla Rai per l’allontanamento, tra cui una presunta situazione di incompatibilità, pressioni e interferenze, sostenendo che non sarebbero stati indicati fatti concreti capaci di giustificare il provvedimento.

Il caso arriverà ora nel cda Rai: i consiglieri Alessandro di Majo, Roberto Natale e Davide Di Pietro intendono chiedere chiarimenti all’amministratore delegato Giampaolo Rossi sulla gestione della vicenda e sui possibili rischi risarcitori.

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