Qui al bar non vogliamo mica fare quelli disumani, quelli insensibili alla tragedia dei gazawi; solo che non crediamo molto nelle nobili intenzioni di Greta Thunberg, passata dalla crociata verde a quella pro Pal. Professione attivista.
Invece la Chiesa porge subito l’altra guancia e con l’arcivescovo di Milano sente il bisogno di dare il placet alla traversata della Flotilla, che dovrebbe portare aiuti nella Striscia (mah…). “Ogni iniziativa che vuol portare aiuto è benedetta da Dio”, ha detto monsignor Mario Delpini, aggiungendo che addirittura la nave di Greta unisce “realismo, profezia e protesta”. Più che Greta, Isaia – o Cassandra? Saranno i troppi caffè che preparo, eppure io non riesco a essere altrettanto ottimista e sospetto che gli allegri marinai siano più anti Israele che pro Gaza. Ma soprattutto mi domando: perché la Chiesa corre ancora dietro alle figurine del pantheon progressista?
L’investitura divina per la Flotilla non è un po’ tanto? Forse qualcuno si è confuso, perché la sede del Pd sta in un posto che si chiama Nazareno?
Il Barista, 1° settembre 2025
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