Politica

La follia pro-Pal di Greta: “Con Gaza per la giustizia climatica”

La giovane attivista sostiene che la battaglia per il clima e quella per la causa palestinese siano due facce della stessa medaglia

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Lottare per una Palestina libera per perseguire obiettivi di sostenibilità ambientale e di giustizia climatica. È questo il nuovo mantra della sacerdotessa della religione climatista, ora autoproclamata paladina dei diritti del popolo palestinese, Greta Thunberg. “In molti mi chiedono perché mi importi della Palestina se sono un’attivista del clima. Io davvero non capisco come non si possa vedere il legame”, fa sapere la 22enne svedese da Barcellona, città da cui salperà la Global Sumud Flotilla, un coordinamento internazionale di volontari, attivisti e associazioni non governative, che intende infrangere il blocco imposto da Israele all’accesso via mare a Gaza per portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese.

“È lo stesso sistema che provoca genocidi, che distrugge gli ecosistemi, la biosfera, l’atmosfera”, prosegue Greta rispondendo al Manifesto che le chiede: “Cosa ti ha portato dalle battaglie per il clima a impegnarti per la causa palestinese?”. “Se restiamo uniti, siamo molto più forti e molto più capaci di abbattere quei sistemi. Per me è la stessa lotta. Non possiamo avere giustizia climatica senza una Palestina libera.”

Insomma, nel mondo incantato immaginato da Greta Thunberg esisterebbe una strettissima correlazione, evidentemente visibile solo agli occhi di una certa élite illuminata di cui ella stessa sembrerebbe far parte, tra sostenibilità ambientale e questione israelo-palestinese. Un legame indissolubile tra clima e Palestina, dunque, e un nemico comune da combattere, quel sistema demoniaco incarnato dal modello capitalista che causa genocidi e distrugge l’ecosistema. Sulla base di tali convinzioni, il perseguimento degli ambiziosi obiettivi climatici previsti dalla fantomatica e salvifica agenda green non può prescindere da un impegno comune in Palestina in chiave anti-israeliana. In estrema sintesi, lottare per Gaza, contro il regime sionista, fa bene al clima e protegge l’ecosistema dalle emissioni di gas serra e dai cambiamenti climatici.

Ebbene, questa sarebbe la relazione climatico-palestinese partorita dal genio dell’attivista svedese per giustificare la sua “missione”. Una connessione che definire illogica sarebbe riduttivo. Un delirio dal sapore progressista giustificabile esclusivamente richiamando l’unico vero legame esistente tra la lotta per il clima e quella per la liberazione della Palestina: quello ideologico. È infatti l’ideologia, quella di stampo anti-atlantico e anti-capitalista, che da anni muove gli attivisti per il clima e i vari movimenti ambientalisti disseminati nel globo. Ed è sempre l’ideologia, la medesima, che oggi arma la mano di attivisti, organizzazioni e movimenti pro-Pal.

L’ideologia anti-occidentale e i suoi finanziatori, gli stessi che hanno creato dal nulla Greta, facendo di lei l’icona globale della lotta per la sostenibilità ambientale, i medesimi che oggi provano furbescamente a riciclarla come ultimo baluardo a difesa del popolo palestinese.

Salvatore Di Bartolo, 30 agosto 2025

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