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Benzina, Meloni si è fatta fregare

Sulle accise della benzina, il governo ha sbagliato comunicazione ma non solo. E adesso si scontra col Paese

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Pochi giorni fa avevamo scritto che la destra sulla benzina stava piagnucolando peggio di Soumahoro. Il governo, infatti, ha affrontato male la questione non solo dal punto di vista comunicativo, ma anche dal punto di vista sostanziale.

Adesso è venuto il momento di fare il punto della situazione.

In merito, oggi il pezzo più interessante è quello di Luca Ricolfi che, come sempre, si dimostra un uomo di sinistra che riesce ad analizzare in maniera sociologica i fenomeni italiani con grande intelligenza. Ricolfi fa notare come, contrariamente a quanto avvenuto con le questioni relative a rave party e Pos, che avevano prevalentemente interessato il dibattito giornalistico, il caro benzina ha toccato moltissimi italiani in prima persona. Dunque, con il mancato rinnovo degli sconti fiscali sul carburante, il governo Meloni si è scontrato con la carne viva del Paese, forse per la prima volta dal suo insediamento.

Se da un lato il governo ha sottovalutato gli effetti di questa sua scelta, dall’altro ha tentato di giustificare gli aumenti dei prezzi attribuendo la colpa alla speculazione. Ma è stato uno scivolone. Se la speculazione non c’entrava nulla con l’aumento dei prezzi del gas, prevalentemente dovuto ai contrasti internazionali con la Russia, tantomeno è legata all’aumento prezzo dei prezzi della benzina. Gli errori della Meloni sono stati quelli di convocare il capo della Guardia di Finanza, di accusare i benzinai di fare i furbi, di obbligarli ad esporre i prezzi medi alla pompa. Un pieno di demagogia, che adesso il governo pagherà caro. Il principio è semplice: hai deciso di non tagliare le accise per spostare i fondi (10 miliardi all’anno) altrove? Bene, allora devi rivendicarlo subito. E soprattutto devi spiegarlo bene, fare un racconto politico, non contraddirti.

Ad ogni modo, appare bizzarro come la Meloni venga (giustamente) ripresa quando parla di speculazione sul caro carburante, mentre i burocrati europei sono liberi di riempirsi la bocca con la speculazione, negando il nesso fra l’aumento del prezzo del gas e le sanzioni alla Russia.

Nicola Porro, 13 gennaio 2022