Pillole Ricossiane

Bigottismo marxista, Stalin, censure: perché è bene diffidare dai comunisti “liberatori”

Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente

Ricossa comunismo © elnur e Junnie da Hand Drawn Illustration tramite Canva.com

Come ogni anno allo scoccare del 25 aprile tornano puntuali le manipolazioni volte a travisarne il significato e a far diventare questa data una parata di rivendicazioni varie, tratte dal repertorio della sinistra. Si inneggia vagamente alla libertà, ma si manifesta contro il capitalismo, contro la NATO, contro il cambiamento climatico (sic!), contro la censura nella rai (da quale pulpito!) e quest’anno non mancheranno i cori contro gli accordi tra atenei italiani ed israeliani.

Come ogni anno ricordiamo che la suddetta festa dovrebbe in realtà rappresentare la liberazione da ogni totalitarismo, di ogni colore. Per questo ad ogni 25 aprile riproponiamo ciò che scrisse Ernesto Rossi (economista liberale, antifascista e anticomunista) in una sua lettera del settembre 1931, inviata dal carcere di Pallanza dove era recluso: “Nel ’19 mi son trovato con i fascisti, contro la dittatura comunista; oggi sono in galera con i comunisti contro la dittatura fascista. E niente di più facile che domani dovessi esser considerato ‘sovversivo’ dai comunisti…”. Tutto ciò deriva dalla confusione generata dal fatto che la sinistra avrebbe liberato l’Italia dal totalitarismo di destra, quando in realtà, se certa sinistra avesse preso il sopravvento, ci sarebbe stato il passaggio da una dittatura all’altra.

Non si nega che tra gli esponenti di scuola socialista ci fossero autentici democratici e persone che guardassero ad un futuro di libertà e progresso; il fatto è che quelle ideologie, in realtà, avrebbero poi generato e difeso regimi tutt’altro che democratici e liberali. Scriveva il giovane Sergio Ricossa, con una incredibile lucidità e preveggenza, già nel lontano 1950: “Ammetto apertamente che molte cose, che i socialisti vogliono, sono sacrosante. È come le vogliono, la causa del dissenso. Dovrei dimenticare il bigottismo marxista, il lungo flirt con la violenza rivoluzionaria, la infamante eppure innegabile consanguineità col fascismo, le ampie simpatie per Stalin, i troppi e troppo dolorosi fallimenti storici, la riluttanza dogmatica ad ammettere gli errori più cubitali, il ritardo culturale talvolta mascherato con la prepotenza dei censori, il sindacalismo ricattatorio e monopolistico, la non irresistibile tentazione di servirsi dei lavoratori per fini politici, la retorica populista e pacifista (contro il Patto Atlantico, per un patto orientale)”. – Come si manda in rovina un Paese (Rizzoli 1995).

A quel 25 aprile del ‘45 seguì poi il percorso tortuoso che portò alla Costituzione Italiana: “La costituzione italiana ammette tutto, proclama che l’iniziativa privata è libera, ma aggiunge che non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale. Poiché l’utilità sociale è ciò che vogliono i partiti al potere, l’iniziativa privata è “costituzionalmente” fottuta se al governo vanno i comunisti. Quesito: a che servono le costituzioni?”. [Ibid] Se poi aggiungessimo alla parola “comunisti” anche il termine più ampio di “statalisti”, questo scritto di Ricossa del 1949 sarebbe ancor più di grande attualità. Buona festa di liberazione.

Fabrizio Bonali, 25 aprile 2024

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