Invito tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine, soprattutto i diretti interessati delle vicende di Olbia e di Genova, a resistere all’ennesima campagna mediatica contro l’uso del taser. È evidente che non si tratta di una reale preoccupazione per la sicurezza di cittadini inermi, ma della solita, mascherata avversione verso chi veste una divisa.
Le Forze dell’Ordine italiane sono tra le meno violente al mondo e hanno adottato il taser con anni di ritardo rispetto a quasi tutte le altre polizie, compresa la Gendarmeria vaticana. Il taser non è un’arma di morte, ma uno strumento di tutela, sia per l’operatore che per la persona fermata. Criminalizzarne l’uso significa solo esporre entrambi a rischi maggiori.
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Quanto al cosiddetto atto dovuto, cioè l’apertura del procedimento di accertamento sulle reali cause della morte degli arrestati, va ricordato che è davvero un atto dovuto: serve a garantire la trasparenza e, soprattutto, a tutelare gli stessi operanti delle forze di polizia. Ai diretti interessati raccomando, quindi, pazienza e fiducia: tutto verrà accertato e, com’è giusto, archiviato.
Giorgio Carta, 20 agosto 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


