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Bolsonaro si accorda con Putin: giù il prezzo del gasolio

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Bolsonaro spinge i prezzi del diesel giù grazie al petrolio russo

Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha annunciato ieri che il suo paese presto riceverà una spedizione di 35 milioni di litri di gasolio dalla Russia, per mantenere bassi i prezzi del carburante. I prezzi della benzina e di altri carburanti sono diventati una questione chiave nella corsa presidenziale poiché i brasiliani, come gran parte del mondo, devono affrontare l’inflazione e le preoccupazioni relative alle forniture di petrolio. Bolsonaro, vantandosi del fatto che gli acquisti di petrolio russo manterranno bassi i prezzi del diesel brasiliano, funge anche da chiaro rimprovero agli appelli dall’America e dall’Europa di boicottare le industrie russe nel tentativo di evitare di finanziare l’invasione russa dell’Ucraina.

Bolsonaro ha condannato le sanzioni e si è rifiutato di tagliare i rapporti commerciali con la Russia, dichiarando il Brasile “neutrale” nella guerra e mantenendo i contatti anche con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Idem Lula, che ha criticato Zelensky che ha definito un “simpatico comico”.

Maduro sempre più forte sulla scena internazionale grazie a Biden, Petro e Zapatero

Da qualche anno, il Venezuela era praticamente solo e sostenuto da Paesi altrettanto discutibili come il Nicaragua, l’Iran, Cuba, la Bielorussia e la Russia. Tuttavia, alcuni movimenti negli Stati Uniti e Colombia indicano che la scena internazionale sta cambiando. Lo scorso fine settimana sono stati rilasciati sette americani imprigionati dal 2017 in Venezuela, tra cui cinque ex dirigenti della Citgo, una filiale della compagnia petrolifera venezuelana PDVSA. In cambio, Biden ha rilasciato due nipoti della moglie di Maduro, Cilia Flores, arrestati nel 2015 e condannati a 18 anni per contrabbandare 800 kg di cocaina negli Usa.

Il Venezuela è passato dall’essere un Paese pesantemente sanzionato ed escluso a un attore importante in diversi processi politici del mondo. Ieri, da Caracas, la delegazione dell’Eln e il governo di Petro hanno formalmente avviato i colloqui di pace. Una questione che si aggiunge non solo all’ultimo scambio di prigionieri tra Venezuela e Stati Uniti, ma anche all’incontro di Maduro con l’ex presidente spagnolo Zapatero. Le cose insomma stanno cambiando in meglio per Maduro sulla scena internazionale.

Cosa sta succedendo? La decisione di Biden rappresenta un cambiamento di rotta, che va ben oltre lo scambio di prigionieri, ovvero un pacchetto di riavvicinamento e di negoziati bilaterali in corso da mesi che coinvolgono la crisi energetica causata dalla Russia, le sanzioni introdotte da Obama e rafforzate da Trump, i possibili aiuti umanitari degli Stati Uniti per affrontare la disastrosa situazione in Venezuela, nonché la ripresa del dialogo con l’opposizione in Messico in vista delle elezioni del 2024, su cui l’amministrazione Biden sta spingendo molto. Zapatero è infatti a Caracas (per conto di Borrell) per un processo parallelo di mediazione del dialogo tra Maduro e l’opposizione.

Questi incontri, così come il ruolo del Venezuela nel processo di pace insieme a Cuba, rafforzano la posizione del Venezuela sulla scena internazionale. Non bastasse, l’arrivo di governi di sinistra in America Latina apre grandi spazi a Maduro, che nella regione ha solo altri alleati, per ora Bolsonaro a parte. Il Venezuela sta ritornando in un contesto globale in cui i regimi autoritari si stanno imponendo, basti pensare alla Cina e, in second’ordine a Russia e Turchia.

Blinken corteggia i leader della sinistra Sudamericana

Il Segretario di Stato Antony Blinken è in Sud America nell’ambito di uno sforzo per coinvolgere alcuni dei nuovi leader di sinistra del continente che stanno scuotendo le alleanze tradizionali in un momento in cui la Cina si offre sempre più come alternativa a Washington. Blinken è stato lunedì nella capitale colombiana, dove ha incontrato Petro, un ex guerrigliero che si è impegnato a porre fine alla guerra della droga e a ridisegnare altri tratti distintivi delle strette relazioni del suo Paese con gli Stati Uniti. Da oggi Blinken è in Cile e poi va in Perù.

L’Occidente ha faticato a entrare in contatto in modo costruttivo con una nuova generazione di leader in Messico, America Centrale e Sud America, più ricettivi ad impegnarsi con la Cina e con la Russia e meno inclini ad allinearsi con le politiche Usa, in primis nella lotta agli stupefacenti e alla corruzione, oltre che sull’immigrazione. Il viaggio di Blinken è iniziato un giorno dopo il primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile. Se Lula vincerà il ballottaggio il 30 ottobrecontro il presidente di destra Bolsonaro, tutti i principali Paesi dell’America Latina avranno un governo di sinistra, alcuni dei quali apertamente antagonisti di Washington.

Paolo Manzo, 7 ottobre 2022

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