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La crisi nel Regno Unito

Boris Johnson, dimissioni di massa. Ecco cosa sta succedendo

La permanenza di Boris Johnson a Downing Street è appesa ad un filo. In giornata sono arrivate nuove dimissioni tra le file del partito conservatore

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È bufera per il primo ministro inglese Boris Johnson. Come riportato ieri da Daniele Meloni sul sito nicolaporro.it, l’esperienza governativa di BoJo alla guida del Regno Unito sembra ormai agli sgoccioli. Nella giornata di ieri, infatti, hanno dato le proprie dimissioni a sorpresa il cancelliere dello Scacchiere, Rishi Sunak, il ministro della Sanità, Sajid Javid, seguiti dal vicepresidente del partito e da circa una ventina di figure istituzionali, tra segretari e funzionari.

Nuove dimissioni nei Tories

La giornata di oggi sembra proseguire nel peggiore dei modi. Come riportato dal quotidiano inglese Telegraph, intorno alle tre di pomeriggio, si sono dimessi altri cinque esponenti del governo conservatore, con l’invio a Downing Street di una lettera congiunta, invitando Johnson a farsi da parte. Insomma, la situazione è incandescente: il rischio che la bufera possa espandersi col passare delle ore è concreto, portando sempre più conservatori a disertare la guida di BoJo.

Starmer, l’avvocato leader dei laburisti, richiede l’immediata caduta del governo ed il ritorno alle elezioni anticipate, ma Johnson sembra intenzionato a resistere. Nel Question Time del mercoledì alla Camera dei Comuni, il primo ministro ha dichiarato che il governo proseguirà nel suo lavoro: “Nessuno vuole le dimissioni in questo momento. Credo, invece, che dobbiamo andare avanti, servire gli elettori e affrontare le priorità che stanno loro a cuore”.

Gli scandali del governo Johnson

Dal partygate, lo scandalo in cu Boris Johnson veniva immortalato ad una festa privata senza mascherina ed in pieno lockdown, fino ad arrivare al caso di Christopher Pincher, membro Tory investito di critiche dopo una serata al pub Carlton, a Mayfair, dove ha molestato due militanti conservatori da ubriaco, la realtà pare scontrarsi con le parole pronunciate da Johnson.

A ciò, si aggiungono gli striscianti malcontenti per le eccessive chiusure in tempo di pandemia – mentre, in Italia, lockdown ben più severi venivano accolti con giubilo da politica, giornalismo e virologia – per gli aumenti di tasse e per il dilagare dell’aumento della spesa pubblica, incrementata per far fronte alle limitazioni durante le fasi più critiche della pandemia. La situazione complessiva è più complicata che mai. E nulla toglie, nonostante le smentite di oggi, che possa arrivare la caduta del governo già dalle prossime ore.

Altri segnali allarmanti, in un’ottica di future elezioni anticipate, arrivano dalle suppletive di Tiverton e Wakefield, che hanno segnato una débâcle per i Tories. A livello nazionale, i sondaggi parlano chiaro: ad oggi, Starmer porterebbe i suoi laburisti a Downing Street. E pensare che, solamente un anno fa, Johnson aveva accumulato un vantaggio indiscusso, a tratti superante anche la doppia cifra. Al contrario, i risultati attuali raccontano un’altra storia: i Labour distaccano i propri avversari di oltre nove punti percentuali. Un vantaggio che potrebbe pure ingrossarsi con nuove dimissioni a Westminster.

Un finale politicamente tragico per Boris, per il partito, per tutti i conservatori. Ora, la Gran Bretagna attende solo il prossimo governo, molto probabilmente di colore rosso, dopo dodici anni di attesa.

Matteo Milanesi, 6 luglio 2022