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La guerra in Ucraina

“Buon compleanno Putin”: due video mostrano l’importanza della propaganda

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Studiando l’evoluzione delle armi nel corso dei secoli si scopre che, per ironia della sorte, l’umanità durante le guerre ha sempre, e purtroppo, avuto notevoli progressi in campo scientifico. Uno dei miei professori ci disse, durante una lezione sulla Seconda Guerra Mondiale, che dal 1º settembre 1939, con l’attacco della Germania nazista alla Polonia, all’8 maggio 1945 con la resa tedesca e al successivo 2 settembre con la resa dell’Impero giapponese, si passò dal cavallo e la lancia, nel 1939 c’erano ancora reparti di cavalleria in quasi tutti gli eserciti europei, al motore a reazione e all’energia atomica.

Anche se oggi i motori a reazione hanno il loro massimo impiego nei trasporti aerei internazionali, non bisogna dimenticare che questi motori erano stati pensati e progettati per avere aerei da guerra più veloci e imprendibili. Anche l’energia atomica per la produzione di elettricità che viene usata un po’ in tutto il mondo, è strettamente legata agli studi per la costruzione delle bombe che distrussero Hiroshima e Nagasaki. E questo non è un particolare da poco. La domanda che possiamo farci è: ma per avere queste innovazioni, questo progresso, è necessario ammazzarci? Non è possibile ottenerle così rapidamente anche in tempo di pace? Ai posteri l’ardua sentenza.

Il progresso scientifico e tecnologico in tempo di guerra, corre, è sotto gli occhi di tutti, su un binario parallelo a quello dove corre l’informazione. Fu proprio Napoleone Bonaparte che, con la sua famosa frase “c’è da avere più paura di tre giornali ostili che di mille baionette”, fece capire l’importanza dell’informazione sia nella politica sia, e soprattutto, in tempo di guerra. Secondo diversi storici lui fu il primo uomo di governo a comprendere l´importanza dei mezzi di comunicazione, usandoli però come tamburo per mezzo dei quali amplificava l’eco delle sue imprese militari e dei suoi successi politici. Quando invece qualche penna provava a scavare, faceva scattare la mannaia della censura per ridurla al silenzio.

Pratica questa ancora in uso in molte parti del mondo nonostante i social, gli osservatori internazionali, le televisioni e i loro reporter che, qualche volta, riescono comunque a far passare parti di verità e farle arrivare proprio lì dove certi potenti non vorrebbero. Zittire l’avversario politico o censurare le notizie che arrivano dai campi di battaglia, è, ma non dovrebbe esserlo, quasi la normalità.

Dal 24 febbraio 2022, giorno d’inizio dell’invasione russa in Ucraina, il mondo non è solo testimone della guerra delle armi, ma anche di quella dell’informazione. Una guerra fra la disinformazia di stampo sovietico dove informazioni fuorvianti e immagini manipolate pretendono di mostrare come si sta svolgendo l’attacco russo in Ucraina, e la contro-disinformazione ucraina che oltre a smascherare le news che arrivano da Mosca tende a dare un sigillo di legalità a tutto ciò che viene divulgato dalle fonti che fanno capo a Kiev. Qualcuno potrebbe obbiettare che sia normale usare la propaganda in guerra, come, altresì, non si può escludere che manipolazioni ed enfatizzazioni giochino un ruolo in entrambi i fronti. Ma tutto ciò, inutile girarci intorno, crea una confusione tale che alla fine risulta difficile capire, in questa come nelle altre guerra del passato recente e lontano, come vadano davvero le cose sui vari fronti di guerra.

Il progresso, se così lo possiamo chiamare, che abbiamo potuto notare nel campo dell’informazione durante la guerra russo-ucraina ancora in corso, è sicuramente quello della presa in giro, della perculata (passatemi il francesismo) con la quale i due nemici in campo passano, e si passano anche fra di loro, le informazioni. Novità che può essere considerata la ‘messa in berlina’ dei nostri giorni. Hanno cominciato gli ucraini, alcune settimane fa, quando pubblicarono il frame di un filmato dove si vedeva un turista russo sulle spiagge della Crimea mentre un missile colpiva una base della marina russa. Il frame era stato presentato come uno spot pubblicità vacanze. Il culmine però è stato raggiunto proprio in queste ore con due filmati dove l’oggetto del pesante scherno è stato proprio il presidente russo Vladimir Putin dopo l’esplosione che ha danneggiato il ponte di Kerch che collegava la penisola di Crimea con la Russia.

Nel primo di questi filmati, pubblicato su Twitter dal segretario del Consiglio nazionale per la sicurezza e la difesa dell’Ucraina, Oleksiy Danilov, si vede il ponte di Kerch in fiamme sul lato sinistro, mentre sul destro c’è Marilyn Monroe mentre canta il suo famoso “Buon compleanno, signor Presidente” (Putin ha celebrato il suo venerdì 70° compleanno).

https://twitter.com/OleksiyDanilov/status/1578636142055870464?s=20&t=-GmbzVRhqqNg1sCj7I2OTA

In un altro filmato si vede il presidente russo che fa il conto alla rovescia tre – due – uno, seguito dall’esplosione che ha fatto crollare diverse campate dello stesso ponte. La pesante presa in giro, la perculata, è entrata a far parte di una guerra che ha mietuto migliaia di vittime fra soldati e civili sia da una parte sia dall’altra. Anche se istintivamente può far ridere a causa di un geniale ma molto macabro sense of humor, è sintomatico che nel livello dello scontro, anche dal punto di vista dell’informazione, si è alzata l’asticella. Un innalzamento che purtroppo porterà a nuove recrudescenze anche nello scontro armato.

Michael Sfaradi, 8 ottobre 2022