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Cacciari e il booster: chi ora lo elogia è patetico

Il filosofo si fa il booster di vaccino e scatena le polemiche: ma non è mai stato no vax

Massimo Cacciari booster

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Massimo Cacciari, come è noto, non si è mai dichiarato un no-vax, bensì si è schierato coraggiosamente contro la linea illiberale del governo di turno, evidenziandone spesso i chiari profili di incostituzionalità, tant’è che in questi giorni ha ricevuto la sua terza dose. Ma dal momento che lo stesso filosofo veneziano era stato, a sua insaputa, precedentemente arruolato tra i no-vax dal giornale unico del virus, l’essersi fatto inoculare il booster ha scatenato molte reazioni scomposte presso la componente più aggressiva della sempre più esigua minoranza dei renitenti al vaccino.

Cacciari si fa il booster

A questo punto, quasi all’unisono, la schiacciante maggioranza dei giornalisti schierati acriticamente con l’imperante dogma sanitario ha metaforicamente riaccolto Cacciari nel mondo dell’intellighenzia illuminata. Quella che, per intenderci, identifica la vera scienza con Burioni, Ricciardi, Locatelli, Pregliasco e tanti altri soloni che da due anni ci continuano a raccontare tutto e il contrario di tutto. In questo senso, tanto nella carta stampata che in televisione, stiamo assistendo ad un vero florilegio di pelose congratulazioni indirizzate all’illustre pensatore che, finalmente, sembrerebbe aver ritrovato la luce della sapienza, dopo essere stato troppo a lungo obnubilato dai suoi eccessivi scrupoli costituzionali da leguleio.

Il giornale unico all’attacco del filosofo

Ebbene, tra i tanti, imbarazzanti commenti scritti nei riguardi di un Cacciari ricondotto alla ragione mi ha particolarmente colpito quello di Davide D’Alessandro, pubblicato su Huffungtonpost.it. Dopo aver sottolineato l’indubbia intelligenza del filosofo, il saggista ha sostanzialmente imputato a Cacciari di aver parlato troppo nelle varie ospitate televisive. “E parlando troppo – ha aggiunto D’Alessandro – si può finire fuori strada, in quella terra di nessuno dov’è possibile incontrare scontenti e rivoltosi e, talvolta, alimentarne la rabbia”. Ma non basta, tutto questo avrebbe portato Cacciari a “trovarsi in compagnia, lungo la strada, di chi ha avuto il torto imperdonabile di evocare Auschwitz, Hitler, stato d’eccezione, di ricorrere a metafore infelici, mentre i morti venivano seppelliti a migliaia, medici e infermieri tentavano di salvare vite e molti di loro perdevano la propria”.