Cultura, tv e spettacoli

Cairo e il retroscena su Ranucci: “Lui a La7? Per carità. Ci siamo visti e…”

L'editore rivela un suo incontro con il conduttore di Report che sognava di traslocare nella sua rete

Urbano Cairo e Sigfrido Ranucci
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Le parole di Urbano Cairo su Sigfrido Ranucci sono destinate ad alimentare il dibattito sul futuro del conduttore di Report, finito nella bufera dopo l’inchiesta dei pm di Roma che avrebbero scovato nel suo “amico” Valter Lavitola il mandante della bomba di cui è stato vittima. Nell’intervista rilasciata al Foglio, l’editore di La7 racconta infatti di un incontro avuto con il giornalista Rai e lascia intendere che, almeno in passato, l’ipotesi di un approdo sulla rete di proprietà del gruppo Cairo sia stata oggetto di interesse da parte dello stesso Ranucci.

Il passaggio più significativo arriva proprio quando il presidente di Cairo Communication viene interrogato sulla possibilità di vedere un giorno il conduttore di Report a La7. La risposta è articolata. Da un lato Cairo premette di apprezzare la trasmissione e di voler esprimere “tutta la solidarietà”» nei confronti di Ranucci. Dall’altro, però, aggiunge che “questa storia di Lavitola è strana”. Cairo rivela quindi un retroscena. Racconta di aver incontrato Ranucci una sola volta per discutere di un possibile libro con Solferino, la casa editrice del gruppo Rcs. “Io volevo parlare del libro, ma Ranucci chiedeva informazioni per venire a La7”, afferma. Un interesse che, almeno secondo la versione dell’editore, non avrebbe avuto seguito. “Noi abbiamo la bellissima squadra di Formigli. Il programma come Report me lo faccio in casa”, conclude, lasciando intendere di non avere alcuna necessità di importare il format investigativo della Rai. Nell’intervista c’è spazio anche per una provocazione destinata a far discutere. Alla domanda se Ranucci possa essere considerato “il Vannacci della tv”, Cairo risponde con una frase che lascia intendere più di quanto dica apertamente: “Tu lo dici, io lo penso, ma non lo dico”.

Il colloquio con il Foglio tocca poi molti altri temi, dalla politica ai palinsesti televisivi. Cairo respinge l’etichetta di La7 come rete ostile al governo Meloni, sostenendo di non vedere “pericolosi bolscevichi” nella propria emittente e ricordando che la linea editoriale non è cambiata con l’arrivo di Enrico Mentana. Sul direttore del TgLa7, tuttavia, precisa che “i contratti vanno fatti”, escludendo rinnovi soltanto verbali.

Tra i giudizi politici spiccano quelli su Mario Draghi, definito “sopravvalutato”. Secondo Cairo, il Pnrr è stato gestito male, il Superbonus ha pesato sui conti pubblici e il mancato approdo dell’ex premier al Quirinale dimostrerebbe il successo di Sergio Mattarella che “lo ha stracciato cinque a zero”.

Parole positive, invece, per la segretaria del Pd Elly Schlein, che a suo giudizio “studia” ed è “preparata”, e per la sindaca di Genova Silvia Salis, della quale dice che “sa prendere voti”. Più prudente il giudizio su Giorgia Meloni: la presidente del Consiglio, secondo Cairo, avrebbe tutto il diritto di puntare al Quirinale se dovesse vincere nuovamente le elezioni.

Non manca un passaggio dedicato a Roberto Vannacci. Per l’editore, il generale intercetta un fenomeno politico europeo, ma rappresenterebbe un rischio per una coalizione guidata da Meloni. “Prenderlo in coalizione è un pericolo. Io consiglierei di no”, afferma, sostenendo che il leader della Lega Salvini sarebbe caduto nella trappola di chi gonfia i propri consensi con un gadget come il generale e poi si ritrova col calo di vendite appena questo se ne va.

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