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Cambiamento climatico, la profezia che si autoavvera

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Fino a dieci giorni fa non era difficile trovare sui giornali la notizia che questo settembre era atipico per le temperature alte che era dato riscontrare. Son bastati tre giorni di temperature autunnali per leggere, al contrario, che siamo di fronte al “settembre più freddo degli ultimi 50 anni”. E, francamente, non si capisce come, fatta la media sul mese, siano bastate poche decine di ore verso la fine dello stesso per arrivare a questo risultato!

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Misteri di una informazione sempre più drogata che, a questo punto, dovremmo immaginare che tarocchi le informazioni per raggiungere l’effetto voluto. Il quale, dato il noto principio dell’assuefazione, abbisogna di dosi sempre più elevate di stupefacente per raggiungere l’effetto voluto. Il sottinteso che si vuole trasmettere al lettore, anche quando non lo si esplicita, è che tutto questo accade per colpa del climate change, cioè del cambiamento climatico che investirebbe il nostro pianeta e che lo starebbe portando rapidamente verso la distruzione. Chi lo dice? Dove sta scritto questo finale assicurato, o quasi, di partita? Ovviamente, a parlare è la Scienza. Non saremo certo noi a dubitare dei suoi risultati, ovviamente: sono talmente evidenti che chi li mette in dubbio è semplicemente un ciarlatano o giù di lì.

Ci sono però solo due fattori che vorremmo portare all’attenzione di lor signori, dico degli autoproclamatisi “competenti” che ispirano certi titoli.

1. Il primo concerne un fatto banale banale, e cioè che una cosa è la scienza e un’altra sono gli scienziati. I quali ultimi sono uomini come tutti gli altri, e quindi facilmente influenzabili e “corrompibili”. Anche “a fin di bene”, per carità: se per avere certi finanziamenti, che poi casomai mi serviranno anche per fare delle ricerche serie, io devo in qualche modo confermare una tesi, cosa c’è di più facile che io “pettini” i risultati dei miei studi o semplicemente legga i dati a partire da certe griglie piuttosto che altre?

2. Secondariamente, è poi da considerare che, in ogni caso, la tesi del cambiamento climatico è molto controversa fra gli stessi scienziati, ovvero è complicata da molti fattori. Io che, da non scienziato, ho approfondito un po’ la questione, son giunto a farmi un’opinione che, pur giudicando sensata, è comunque molto personale e da non competente. Che il cambiamento climatico ci sia, secondo me è vero, ma è dovuto a cause non antropiche: fa parte di una “normale” ciclicità nella “storia naturale del mondo”. Questo è almeno quanto si intuisce da molte testimonianze storiche, che si trovano sia nei testi di letteratura sia in saggi. In ogni caso, credo che sia metodologicamente giusto far riferimento all’ipotesi peggiore, auspicabilmente con più onestà intellettuale e senza considerare il pubblico come un insieme di gonzi.

Basta catastrofismi

E, in ogni caso, volgere la nostra cultura verso un rispetto sempre maggiore dell’ambiente in cui viviamo è cosa buona e giusta. È vero che le nostre città (sembra incredibile ma è così) sono meno inquinate e igienicamente pericolose di due secoli fa, o anche solo di cinquant’anni fa, ma oggi è necessario proseguire sulla strada virtuosa anche in considerazione del fatto che sulla faccia della terra siamo diventati più di sette milioni.

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