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Maggioranza a rischio sulla cannabis

Cannabis, il trucco del Pd per legalizzare le piantine

Scontro nella maggioranza sulla proposta di legge sulle droghe leggere. Cosa nasconde la proposta dem

letta legalizzazione

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Torna, puntuale come il Natale, la proposta targata Pd e 5Stelle sulla legalizzazione delle droghe leggere. Nonostante sia stata affossata dal referendum, bocciato non più di qualche mese fa, i partiti portavoce del “progressismo assoluto” ritentano. Scontro di fuoco alla Camera dove la destra fa muro, senza se e senza ma, ad eccezione di Forza Italia che – questa volta – sulla cannabis va nella direzione contraria e si allinea.

Il trucchetto del Pd

Se il tema è sempre lo stesso, la proposta, però, sembra oggi cucita ad hoc per creare un furbo escamotage su quella che per il Pd sembra la priorità del nostro paese. 
Se da una parte si punta sul sensazionalismo commovente, ricordando addirittura Walter De Benedetto, malato di artrite reumatoide, processato e poi assolto, che avrebbe lasciato in eredità, prima di morire, al radicale Riccardo Magi il compito di portare a conclusione questa battaglia; dall’altra il Pd non perde occasione per giocare d’astuzia con quel trucchetto che sembra voler legittimare chi con la droga – seppur leggera – ci lavora.

Cosa c’è scritto nella legge sulla cannabis

Alla base della proposta di legge c’è infatti l’ormai abusato uso terapeutico ritenuto dai politici – più che dai medici – indispensabile. In realtà, però, quello che risulta uno strike di consenso elettorale, sembra rivelarsi solo uno specchietto per le allodole: la legge consente infatti la detenzione di 4 piantine femmine e del prodotto di esse, ma superato quel numero potrà essere considerato ancora l’uso personale e non perseguibile, quindi, penalmente. 
Inoltre, la legge, che oltre alla consumazione pensa anche a rivedere il commercio punta a ridurre le pene detentive per la distribuzione di “lieve entità” di cannabis. Spaccio legale o una mossa per arginare “le vecchie politiche fallimentari antidroga di stampo repressivo”, come afferma il grillino Mario Perantoni, Presidente della Commissione Giustizia e relatore della proposta, puntando il dito contro quella destra che giudica proibizionista.

Meno carcere per chi vende cannabis

A prescindere dall’essere d’accordo o meno sulla legalizzazione delle droghe leggere, ancora una volta, ci troviamo a fronteggiare non tanto la sostanza, ma il metodo in cui i paladini della liberalizzazione pongono la questione. 
Le parole stanno a zero e i fatti sono scritti: diminuzione delle pene per gli spacciatori e possibilità di detenere più cannabis, nonostante la legge si ponga come obiettivo – o almeno così viene detto – quello di limitare lo spaccio illegale e il denaro alle mafie. Il tutto mascherato da quell’alone di perbenismo che taccia gli oppositori come insensibili nei confronti di tutti quei malati a cui la sostanza potrebbe benissimo essere prescritta dal medico, come si fa – senza tanto rumore – con medicinali oppioidi. Proprio per questo, ancora una volta, la battaglia perde di spessore, di importanza e di forza e si riduce a un elenco di luoghi comuni dove le tifoserie fanno la loro parte.

Spacciatori in carcere? Liberi tutti

Ma c’è di più, sempre Perantoni ci illumina sull’importanza – anche e forse principalmente – economica a cui i pentastellati e i dem puntano: “Attualmente su una popolazione carceraria di 54.184 persone, 18.884 sono detenuti per violazione della legge sulla droga: cifre enormi che certificano il fallimento della repressione. La legge consentirà di risparmiare 600 milioni di euro l’anno di spese per processi inutili”. 
È sicuramente rassicurante sapere che alcuni di coloro che ci rappresentano alle istituzioni considerino “inutili” quei procedimenti penali nei confronti di tossicodipendenti o spacciatori, anche se di lieve entità. 
E di fronte a questo teatro del perbenismo il deputato Pd, Walter Verini, continua nella crociata: “Non stiamo liberalizzando le droghe, non si sdogana la cultura dello sballo. Viene anche istituita, su nostra proposta, una giornata di prevenzione e informazione su ogni tipo di dipendenza da contrastare”.

Al solito, l’importante è la posa: si prende la direzione di legalizzare la vendita di droga, si maschera con l’uso terapeutico ma si aumenta il numero di piantine ritenute legali e, infine, si fa una bella giornata informativa per tenere i giovani lontani dalle droghe. Tutto torna nella logica Pd e, se verrà approvata, probabilmente torneranno anche i conti delle carceri che – si sa – sono sovraffollate.

Bianca Leonardi, 30 giugno 2022