Caos Cgil, tesserati in fuga da Landini

Il sindacato perde pezzi e arriva pure l’attacco dell’ex segretario Cofferati

6k 23
landini cgil (2)

Gli iscritti lo hanno ribattezzato “effetto Landini“. No, non è un fenomeno riconducibile al tanto decantato riscaldamento globale, ma rischia comunque di assumere le proporzioni di un disastro per la Cgil. Si tratta infatti, con tutta probabilità, della più grande emorragia di tessere mai registratasi prima in un sindacato. Ben 177 mila in soli quattro anni. Più di 121 al giorno come scrive Il Giornale. Una media da capogiro.

Per intenderci: dal 2019 ad oggi, ogni giorno, 121 lavoratori hanno scelto volontariamente di strappare la propria tessera Cgil, con un picco di defezioni raggiunto nel 2022 in quell’Emilia Romagna storicamente riconosciuta come inespugnabile roccaforte rossa. Una fuga inarrestabile, iniziata proprio all’indomani dell’elezione di Maurizio Landini alla segreteria generale del più antico sindacato italiano. Pura coincidenza? Sarà, ma dalle chat dei dissidenti e dai loro profili social sembra emergere invece tutta un’altra realtà. L’amore tra il segretario e gli iscritti non è mai veramente scoppiato, nonostante i trionfali proclami contrabbandati dalla gioiosa macchina propagandistica messa in piedi e lautamente foraggiata dal compagno Landini attingendo alle casse del sindacato.

Il malumore dei lavoratori per la linea dettata dalla segreteria generale, decisamente più orientata al marketing privatistico che all’attività sindacale, cresce a dismisura. Al pari delle tensioni tra Maurizio Landini e lo storico gruppo dirigente della Cgil, che non pare essere esattamente d’accordo con le scelte del segretario. Affatto. Giusto per rendere l’idea: sembrerebbe che l’ex segretario generale Sergio Cofferati sia andato su tutte le furie dopo la decisione di Landini di licenziare in tronco, dopo quarant’anni di onorato servizio, il suo portavoce Massimo Gibelli. E non è certo il solo, come confermato peraltro dell’ormai ex portavoce al Giornale: “Sto ricevendo decine di telefonate di dirigenti Cgil che criticano la decisione di Landini”.

A dimostrazione di come la linea dell’attuale segretario sia ampiamente sgradita ai suoi stessi dirigenti, oltre che alla base. Ma Landini non dispera. O perlomeno finge di non farlo. Mentre i lavoratori fuggono a gambe levate dal suo sindacato, il segretario si prende il lusso di investire fior di quattrini, ovviamente provenienti dai contributi degli iscritti, 2,7 milioni di euro solo nel corso del 2022, per promuovere la sua immagine. Alla faccia del suo ex portavoce, frettolosamente scaricato con l’improbabile pretesto di alleggerire di poche migliaia di euro l’anno il bilancio della Confederazione.

Nel frattempo il “lider maximo” si accinge a preparare la grande manifestazione di piazza contro l’esecutivo di centrodestra in programma il prossimo 7 ottobre. Ecco, questo sì che a Landini riesce davvero bene. Contestare il governo Meloni. Sempre e comunque. Infischiandosene del dissenso interno al suo sindacato e di una leadership che si sgretola ogni giorno di più.

Salvatore Di Bartolo, 15 settembre 2023

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version