Non solo le mail all’Università di Modena con gli insulti contro i “bastardi cristiani” e il loro Dio. A quanto pare Salim El Koudri avrebbe scritto anche alle basi della Nato per capire se fosse possibile arruolarsi. Lo ha spiegato l’avvocato Fausto Giannelli: In uno dei suoi account sui social – ha aggiunto il legale – “attacca quelli che fanno soldi immeritatamente, c’è un post contro Chiara Ferragni, ma sono tutte cose che non segnano un percorso logico dentro cui trovare spiegazione, ma che dimostrano il vero disagio che lo attraversava”.
Per questo la difesa sta già pensando ad una perizia psichiatrica, mentre il ragazzo si trova “sotto choc” piantonato senza aver chiesto di vedere nessuno. Neppure i familiari. “Prima di tutto deve essere visitato e deve riprendere una terapia farmacologica che lo stabilizzi”, ha detto Gianelli. “Solo allora forse sarà possibile interrogarlo in modo utile e capire davvero cosa sia successo e perché”. Che fosse stato in cura al CIM non era una novità: i medici gli avevano diagnosticato un disturbo schizoide della personalità. “Per circa un anno e mezzo aveva seguito una terapia e la situazione era migliorata. Poi ha interrotto tutto ed è ripiombato in una condizione sempre peggiore”. Eppure non era così grave da risultare incapace di intendere e di volere, come cercano forse di farlo passare gli avvocati. Per questo non aveva mai ricevuto un trattamento sanitario obbligatorio, aveva ancora la patente per guidare e ha potuto scegliere in autonomia (come previsto dalla legge) di non seguire più il percorso di cura. “I genitori non sapevano né che era andato in quel centro, né che avesse interrotto la cura. Lui mi ha raccontato che ci era andato spontaneamente dopo un periodo che stava male e si sentiva perseguitato dal diavolo”, dice l’avvocato. Adesso si scava sui 4 pc, i 5 telefoni e gli oltre 100 manoscritti che chi indaga ha trovato nella sua casa di Ravarino. “Le autorità hanno accesso a tutto – ha confermato il difensore – Finora non è emerso nulla che faccia pensare a una vera radicalizzazione islamista o terroristica”.
La Gazzetta di Modena ha raccolto le testimonianze di alcuni colleghi che per un breve periodo hanno lavorato con lui. Parlano di “ripetuti comportamenti strani e insoliti”, di una “furiosa lite dopo la quale ha lasciato l’azienda” e di messaggi “aggressivi nei confronti di alcune colleghe” oltre ai post complottisti sui social. Tra cui quello in cui accusa il deep state italiano e la mafia di non farlo lavorare. “Già tre anni fa – racconta una ex collega di El Koudri – dava l’impressione di essere una persona molto instabile e convinta che gli altri ce l’avessero con lui. In ufficio finiva per isolarsi spesso e faceva davvero molta fatica ad integrarsi, nonostante da parte dei colleghi ci fossero tentativi di includerlo”.
Al momento non è emerso nulla neppure del movente. Salim El Koudri non ha risposto alle domande degli inquirenti, “ricorda frammenti, spesso dopo che glieli racconto io stesso”. “Non ha mai detto di voler uccidersi”, ha precisato il legale. “Ha detto di sapere che sarebbe potuto morire, ma non di volerla fare finita“. Aveva premeditato quindi il martirio? Non secondo la difesa. “Ha lanciato l’auto contro la folla. I video sono chiarissimi. Si è scagliato contro le persone cercando una strage”. Al momento, però, secondo l’avvocato non sarebbe in grado di spiegare il perché: “Ripete solo: “Andavo più forte che potevo”.
Oggi intanto l’udienza di convalida davanti al Gip. Salim non ha detto nulla, ma ha fornito i codici di sblocco del suo cellulare. “Si è comunque mostrato più lucido di ieri – ha detto l’avvocato fuori dal carcere – mi ha chiesto le sigarette. Gli ho detto che verranno i suoi genitori, ma lui mi ha risposto ‘aspettiamo, voglio essere pronto’. La procura giustamente ha chiesto la convalida dell’arresto e ha chiesto la custodia in carcere, che in questo momento è certamente quello che ci aspettavamo”. Il legale ha chiesto una visita psichiatrica, anche per fornire le giuste medicine e stabilizzarlo. La battaglia si giocherà ovviamente non tanto sul fatto in sé (che è incontestabile e la difesa lo sa), ma sulle attenuanti (disagio psichico) e sulle possibili aggravanti (la premeditazione). Proprio su questo punto, Giannelli afferma che la premeditazione “non è stata accertata perché è vero che lui compie un gesto orrendo, ma nessuno al momento ha capito davvero cosa sia scattato nella sua mente quel giorno, saranno gli psichiatri forensi ad accertarlo”.
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