Cronaca

“Il vostro Gesù in croce lo brucio”. Ecco l’odio di Salim, l’attentatore di Modena

Le frasi choc di Salim El Koudri, il 31enne che ha seminato il terrore falciando i passanti: i messaggi inviati all'Università

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Non solo un gesto di follia improvvisa. Nella ricostruzione del profilo di Salim El Koudri, il 31enne che sabato ha seminato il terrore nel centro di Modena lanciandosi con l’auto contro i passanti, emergono ora elementi che gli investigatori stanno analizzando con estrema attenzione. Tra questi, alcune mail inviate anni fa all’Università di Modena, contenenti insulti contro i cristiani e frasi dal contenuto blasfemo.

Una in particolare, spedita la sera del 27 aprile di cinque anni fa, viene considerata significativa per comprendere il clima mentale e ideologico nel quale maturava il disagio dell’uomo. Nel messaggio, El Koudri si scagliava contro quelli che definiva “bastardi cristiani”, arrivando a insultare Gesù Cristo e ad evocare immagini violente. “Bastardi cristiani di me…, voi e il vostro Gesù Cristo (scritto in minuscolo) in croce. Lo brucio”, si legge nei messaggi pubblicati dal Corsera. In altri messaggi aveva scritto: “Voglio lavora. Dovete farmi lavorare come impiegato non magazziniere capito e qua a Modena e non in culo al mondo dovete ti rimangono in tasca 500 euro al mese se ti va bene”. Secondo quanto emerso, dopo quelle parole avrebbe anche tentato di scusarsi, ma il contenuto delle comunicazioni è ora finito al vaglio degli inquirenti che stanno cercando di ricostruire il suo percorso personale e psicologico.

“Se va in giro col coltello in macchina, falcia la gente a 100 all’ora in centro a Modena e scrive bastardi cristiani e inneggia ad Allah in arabo su profili chiusi da Facebook (e ce ne vuole di impegno per Facebook per chiudere i profili) evidentemente ancora è più grave – dice Matteo Salvini – Nel senso che non era un disadattato che viveva sotto un ponte isolato dal resto del mondo addirittura laureato”.

Davanti al procuratore capo Luca Masini e alla pm Monica Bombana, Salim è apparso “confuso e frastornato” secondo il suo avvocato d’ufficio Francesco Cottafava. Ad aumentare i dubbi c’è anche il fatto che Meta abbia subito chiuso i social del 31enne, account che già in passato aveva visto cancellare alcuni post e immagini contrari alla privacy dell’azienda. A quanto pare, però, non sarebbero emersi contenuti jihadisti né radicalizzazione. Ma chi indaga punta anche a capire se un processo di emulazione delle azioni terroristiche possa essere arrivato tramite reti personali e lavorative: dopo essere stato in cura dal 2022 al 2024 al Cim di Castelfranco Emilia, infatti, il giovane era scomparso dai radar e poco o nulla si sa di lui. “Era un ragazzo di 31 anni, nato a Bergamo, residente a Ravarino. Aveva avuto degli elementi di schizofrenia che lo avevano portato a recarsi nei centri di salute mentale tra il 2022 e il 2024, ma non era sottoposto a Tso e tutti mi dicono che era un ragazzo normale, che non aveva mai dato, mai, nessun segno di squilibrio visibile e conviveva tranquillamente in paese”, ha spiegato il sindaco di Modena Massimo Mezzetti. La sindaca di Ravarino, Maurizia Rebecchi, conferma: “Sappiamo che è stato seguito da un Centro di salute mentale e che, successivamente, ha interrotto quel percorso. Sarà compito esclusivo dell’indagine ricostruire l’intero quadro”. E poi aggiunge: “Ha frequentato la scuola primaria in paese e gli insegnanti – spiega all’ANSA – ci hanno fatto sapere che aveva ottimo profitto, era un uno studente modello. Altrettanto alla scuola secondaria di Bomporto, quindi assolutamente un bambino come tutti gli altri”. Il liceo lo ha svolto a Modena e poi si è anche laureato in economica. E il suo percorso psicologico? “Nel 2022, questo giovane chiese un’informazione rappresentando un malessere. Non venne preso in carico da nessuno dei servizi sociali, perché orientato verso il percorso sanitario. Da lì, l’accesso al centro di salute mentale che lo ha seguito per i due anni successivi, fino al 2024”. Nessun obbligo di seguire le cure, però: “Non è che non sia stato seguito. C’è una componente di autodeterminazione della persona, a meno che non ci siano situazioni così gravi che prevedano un intervento forzato”.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha spiegato che El Koudri, figlio di immigrati marocchini nato in provincia di Bergamo e cittadino italiano, soffrirebbe di un disturbo schizoide della personalità. Un elemento che, secondo il Viminale, rende più complessa la lettura di quanto accaduto. Allo stesso tempo, però, il governo invita a non liquidare tutto come il gesto isolato di un semplice squilibrato. Gli investigatori stanno infatti verificando se l’attacco possa inserirsi nel filone delle azioni compiute in Europa da soggetti fragili sul piano psichiatrico ma influenzati da contenuti d’odio, propaganda religiosa o dinamiche emulative. Al momento non emergerebbero collegamenti con organizzazioni terroristiche strutturate né prove di appartenenza a reti jihadiste, ma restano sotto esame i messaggi, i profili social e i contatti dell’uomo.

Sabato pomeriggio El Koudri ha travolto diversi pedoni nel cuore di Modena, ferendo otto persone, alcune in modo gravissimo. Dopo l’impatto è sceso dall’auto armato di coltello, prima di essere fermato da alcuni passanti e dalla polizia. Ora è accusato di strage e lesioni aggravate. Intanto il caso continua a dividere il dibattito politico. Da una parte c’è chi insiste sul disagio psichiatrico come chiave principale per interpretare l’accaduto; dall’altra chi sottolinea che le frasi contro i cristiani e il rancore manifestato negli anni non possano essere ignorati. Piantedosi, pur mantenendo prudenza, ha invitato a evitare “spiegazioni semplicistiche o rassicuranti”, mentre Matteo Salvini ha parlato apertamente di messaggi intrisi di odio verso l’Occidente e la religione cristiana.

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