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Caro Conte, la pazienza è finita

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Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Queste le parole pronunciate in Senato da un incazzatissimo Cicerone nel lontano 63 a.C. contro l’arrogante Catilina che mirava a mettere in moto un sistema di cospirazione teso ad impadronirsi del potere attraverso terrore e violenza. Sino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza… E già, perché qui di pazienza si parla. Perché qui qualcuno non si rende conto che tira oggi e tira domani, la corda della pazienza prima o poi si spezza. Continuava Cicerone, “Quandiu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?”: “Quanto a lungo ancora codesta tua follia si prenderà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà [la tua] sfrenata audacia?”.

Insomma, qui passano i millenni e di governi che abusano della pazienza del popolo se ne sono visti tanti. Ma è difficile ricordare un governo che si sia spinto così in là con la pazienza dei cittadini. Viene da chiedersi se questi dilettanti allo sbaraglio che ci governano abbiano l’umiltà di andare a dare un’occhiata in qualsiasi social network per rendersi conto dello stato di rabbia e disperazione in cui versa la società civile. Civile… ma sino a quando? Non è possibile sconfessare se stessi così tante volte come abbiamo assistito in questi ultimi sei mesi. Inutile rivangare e ricordare le imprese indicibili dei nostri governanti, dal giorno in cui prendevano gli aperitivi inneggiando alla inconsistenza del virus, ad oggi, in cui sconfessano le regole da loro stessi dettate sulle discoteche.

Passando attraverso mascherine, runner, cani nei parchi e banchi scolastici con le ruote. Viene davvero da chiedersi: sino a quando, Giuseppi, abuserai della nostra pazienza? Sino a quando, Giuseppi, la tua follia si prenderà gioco di noi? Sino a quando si spingerà la tua sfrenata brama di potere? La pazienza è agli sgoccioli. E sarebbe anche il caso che qualcuno cominci a rendersene conto. Che qui siamo al limite della pazienza, ma siamo ancora civili.