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Caro Porro, così l’Inps ci rende schiavi del Caf

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Caro Porro,

nel gennaio 2020 sono andato alla sede INPS di Milano per fare domanda di pensione anticipata lavoratori precoci perché avevo già 43 anni di contributi (ho iniziato a lavorare a 14 anni di età). Lo sportellista dell’INPS mi ha detto di recarmi ad un CAF.

Che scemenza!

Sarebbe come se io andassi in una banca privata per aprire un nuovo conto corrente e lo sportellista mi dicesse di recarmi nel panificio di fronte a prendere il modulo cartaceo per preparare la domanda per aprire un conto corrente. Va beh, siamo in Italia. Ma andiamo avanti.

Nel giugno 2020, in piena pandemia, sono andato ad un CAF UIL ma li purtroppo non ricevevano più direttamente: solo su appuntamento. Ho chiamato diverse volte il numero di telefono indicato per prenotare, ma senza successo. Una volta ha risposto una portinaia la quale ha detto che non ne sapeva niente.

A settembre 2020 allora mi sono rivolto ad un CAF CGIL, sempre di Milano. E li mi hanno detto che non era neanche possibile prendere appuntamento: l’agenda era piena e sarei dovuto ripassare a ottobre 2020.

A quel punto sono andato nel CAF più vicino a casa mia. L’incaricato mi ha detto che dovevo presentare i cosiddetti “ecocert” per controllare i contributi versati, costringendomi così a recarmi in tutti gli enti pubblici dove avevo lavorato (Golgi Redaelli e Comune di Milano) per recuperare i documenti.

Dopo un mese e mezzo di attesa un dipendente del Comune di Milano addetto alle dimissioni per pensione mi ha consegnato l’ecocert. Siccome un mese e mezzo è tanto tempo, avevo pensato che quel dipendente avesse utilizzato il potentissimo e gigantesco calcolatore della NASA per eseguire miliardi di calcoli, invece sul foglio c’era scritto semplicemente che i dati telematici dell’INPS corrispondevano a quanto risulta negli uffici del Comune di Milano. Questo mi ha fatto arrabbiare: per scrivere che i dati coincidono saranno sufficienti 10 minuti al massimo.

Comunque finalmente, dopo tanto tempo e angoscia, avevo gli ecocert. Quindi sono andato di nuovo al CAF, dove l’incaricato mi ha però comunicato che l’addetto alle pensioni c’era soltanto il lunedì mattina. Dopo un po’ di giorni e angoscia è arrivato il lunedì mattina, ma l’addetto alle pensioni non c’era perché stava poco bene. Dovevo tornare dopo una settimana.

Sono tornato dopo una settimana e ancora non c’era perché stava poco bene. Sono tornato dopo un’altra settimana, ma ancora l’addetto non c’era perché stava poco bene. Sono tornato allora pure la settimana successiva e l’addetto non c’era perché stava ancora poco bene.

Stufo del viavai, ho preso la “tragica” decisione di fare la domanda online direttamente sul sito web dell’INPS utilizzando lo spid. Mentre compilavo i campi richiesti, mi sono accorto di qualcosa di strano. Il sito web mi chiedeva per esempio il codice sede dell’INPS a cui inviare la domanda.

Che scemenza!

Sarebbe come se io chiedessi un permesso turistico al governo degli Stati Uniti e il governo degli Stati Uniti pretendesse io gli comunicassi il codice segreto per innescare una bomba a fusione nucleare di proprietà degli Stati Uniti e custodita dall’esercito dalle forze armate degli Stati Uniti.

Il codice sede dell’INPS non lo sapevo quindi ne ho scelto uno a caso. Poi dovevo selezionare il tipo di fondo pensione o cassa, ma purtroppo nella tendina di selezione c’erano scritte varie cose incomprensibili tra cui la scritta FPLD (che significa “fondo pensione lavoratori dipendenti”). Lo spazio per inserire tutta la frase (“fondo pensione lavoratori dipendenti”) c’era ed era abbastanza ampio, non capisco allora perché mettere la sigla FPLD. Comunque per merito della mia modesta intelligenza avevo intuito che era quella la sigla da selezionare in tendina.

Poi c’era un’altra tendina a risposta obbligatoria che imponeva di selezionare il tipo di lavoro che io stavo facendo: si poteva scegliere tra dirigente medico, minatore, pescatore, eccetera eccetera.
Tutto tranne il lavoro che io effettivamente stavo facendo. Purtroppo il sistema informatico non permetteva di andare avanti perché alcuni quesiti erano a risposta obbligatoria: ho selezionato dirigente medico, consapevole fosse una risposta falsa.

Poi andando avanti con l’inserimento dei dati, mi si è presentata una pagina web complicatissima che chiedeva di inserire i dati contabili del reddito.

Che scemenza!

Mi avesse chiesto di allegare l’immagine jpg dell’ultima busta paga l’avrei fatto in pochi secondi. Ma il sistema chiede al malcapitato di trasformarsi in esperto contabile e compilare i campi del reddito. È evidente la volontà politica di dissuadere i cittadini a compilare la domanda online.

Finalmente il sistema INPS ha accettato l’invio della domanda. Ma è rimasta in giacenza e dopo 7 mesi ho ricevuto la raccomandata che mi comunicava l’annullamento d’ufficio della pratica. Nel frattempo io avevo preteso un appuntamento con l’INPS e disturbavo spesso. Se non lo avessi fatto, la pratica forse sarebbe rimasta in giacenza per un miliardo di anni.

Io ho subito e sto subendo un danno perché con l’artrosi alle ginocchia sono costretto ad andare al lavoro quando già dovevo essere in pensione dal 30 novembre 2020. Forse farò causa legale all’INPS perché l’INPS deve annullare dopo 7 giorni e non dopo 7 mesi.

Secondo l’opinione di un dirigente INPS la domanda è stata respinta perché c’erano degli errori, per esempio non è vero che io sono dirigente medico e poi il codice sede era sbagliato e poi non erano compilati i campi che riguardano il salario.

Al momento dell’accesso, il sito web dell’INPS riconosce chi è incaricato CAF e chi è semplice cittadino: all’incarico CAF mostra delle cose, al cittadino mostra altre cose. La stortura risiede nel fatto di “costringere” noi comuni mortali a inserire dati sbagliati, poi mettere in giacenza la pratica e aspettare che il cittadino muoia di vecchiaia oppure si rivolga ai CAF.

Improbabile che un incaricato CAF sbagli perché il sistema web gli mostra altre cose.

Non c’è dubbio: la volontà politica dei dirigenti INPS è quella di rendere i cittadini schiavi e succubi dei CAF.

Gaetano