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Caro Porro, dopo due anni la scuola italiana è ancora ostaggio del Covid - Seconda parte

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Nel collegio dei docenti di ottobre, a tre giorni dall’estensione del Lasciapassare per tutte le categorie di lavoratori, parliamo dell’importanza del benessere a scuola, di inclusione, di condivisione, di ritorno alla normalità. Si sollecita la ripresa delle uscite didattiche, delle visite nei musei, del cinema, delle gite scolastiche.

Ora mi chiedo, come si possono realizzare questi obiettivi? Sembra pura utopia. La scuola non è libera, è vincolata al Lasciapassare esattamente come qualunque altro ambiente di lavoro. Questa imposizione ricade anche sugli studenti.

Chiariamo: dobbiamo chiedere agli studenti che non intendono o non possono vaccinarsi di sottoporsi ai tamponi (a spese loro) per non essere esclusi dalle attività extrascolastiche? Insegniamo loro a cedere ai ricatti? A sottoporsi ad un trattamento sanitario benché non convinti o non pienamente consapevoli del consenso informato che andranno a firmare? Perciò insegniamo loro ad essere superficiali, spensierati e distratti di fronte alla situazione sociale e politica attuale?

Da agosto, prima ancora che le lezioni riprendessero, il governo aveva additato la scuola come fortino no-vax, anche se il numero dei vaccinati arrivava già al 90% (consideriamo inoltre che alcune persone, anche volendo, non possono vaccinarsi). Ora, dopo l’introduzione di una misura di controllo come il Lasciapassare e delle sue ripercussioni anche sugli studenti, si può ancora credere in una scuola libera, inclusiva, tollerante e aperta alla pluralità di pensiero?

Ritengo che ormai riesca difficile pensare alla scuola in questi termini anzi, Foucault la definirebbe la scuola della sorveglianza e delle punizioni.

Prof.ssa Alice Mariano