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Caro Porro, ecco il dramma degli italiani bloccati in Brasile

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Salve, sono un italiano fiero di esserlo.

Vi scrivo per sottoporre alla Vostra attenzione una questione che non ha ad oggi ricevuto né attenzione istituzionale né soluzioni concrete.

La mia compagna e nostra figlia, entrambe cittadine italiane e residenti in Italia, si trovano attualmente bloccate “senza eccezioni” in Brasile. E come loro, come comunicatoci dalla nostra ambasciata in Brasile, oltre 1700 tra cittadini e residenti in Italia. Al grido di #italianibloccatiinbrasile ne parlano i canali social, qualche trasmissione radiofonica, qualche testata giornalistica di provincia ma nessuno, nonostante le urla, riesce a farsi sentire efficacemente a livello nazionale ed a livello politico!

Nell’ottica di tutelare la sicurezza della nostra comunità ed assicurare il contenimento del processo di contagio da Covid-19 (anche associato a nuove varianti), comprendo certamente lo spirito dell’ordinanza di metà gennaio a firma del ministro della Salute Speranza. Tuttavia, vista anche l’assenza di comunicazione preventiva con cui essa è stata emanata (che ha de facto bloccato tantissimi nostri concittadini in Brasile), non comprendo affatto la totale assenza di forme di eccezione che consentano il rientro dei connazionali-residenti, come peraltro è stato previsto nel caso di altre realtà non comunitarie, quali UK.

Nelle more dell’esigenza di prescrivere una rigida osservanza di un periodo di quarantena al rientro, trovo totalmente scorretta e totalmente asimmetrica la decisione di non prevedere eccezioni, perché in evidente contrasto con la necessità di assicurare l’esercizio del:

  • diritto al lavoro (per chi ha urgenza di riprendere le proprie attività lavorative);
  • diritto allo studio (per chi ha l’esigenza/urgenza di rientrare per frequentare scuole, università, percorsi formativi);
  • diritto al ricongiungimento familiare e degli affetti (per chi è lontano dai propri cari, con condizioni di bisogno assistenziale, economico, psicologico, di una o entrambe le parti distanti);
  • diritto alla tutela della salute dei nostri connazionali, attualmente bloccati in un’area ad alto rischio, in molti casi in situazioni di emergenza logistica, sanitaria, assistenziale.

Tutto questo assume una trasparenza ancora più opaca e torbida se si considera che un’ordinanza istituzionale della Repubblica Italiana, in un solo colpo, sta violando:

l’art.16 della Costituzione Italiana; l’art. 32 della Costituzione Italiana; l’art. 13 comma 2 della Dichiarazione dei Diritti Umani; l’art. 16 comma 3 della Dichiarazione dei Diritti Umani; l’art. 25 comma 2 della Dichiarazione dei Diritti Umani

Sono un italiano, orgoglioso di esserlo. Orgoglioso di raccontare ai miei figli ed ai miei studenti nelle aule universitarie che abbiamo la fortuna di vivere in un Paese unico e meraviglioso, che insieme si può renderlo migliore e che la cultura del sacrificio e della volontà alla fine pagherà.

Sono un italiano, orgoglioso di esserlo. Ma… vorrei continuare ad esserlo!

Nonostante abbia scritto e/o telefonato a tutti (dal Presidente Mattarella alla segreteria del Presidente del Consiglio, dal Ministro della Salute & vari capi di gabinetto alla Farnesina, da Onorevoli vari ad organismi non governativi, dalle Ambasciate e Consolati italo-brasiliani a svariati organi di stampa -Iene, Striscia la Notizia, Report, La Repubblica, La Stampa, Libero, Messaggero….-) tutto resta in un immobilismo paralizzante e frustrante.

Le uniche cortesi risposte ricevute da qualche onorevole recitano drammaticamente così:

L’on XXXXX ha preso visione della sua mail del 3 febbraio e comprende molto bene la situazione di disagio che vive lei e i suoi familiari, simile a quella di non pochi nostri connazionali che si trovano all’estero nelle stesse condizioni. Non mancheremo di investire del caso che ci segnala gli uffici del Ministero della Salute e del Ministero degli Affari Esteri ma, come lei può ben immaginare, la gestione delle misure di restrizione della pandemia è comprensibilmente molto centralizzata presso le strutture del Governo nazionale e un parlamentare può incidere sulle linee generali di queste misure ma non ha una possibilità concreta di intervento per modificare singole situazioni.

La prego di tenerci informati nel caso di novità, ci auguriamo positive, che dovessero intervenire.

 

Mi permetta di dirle, in premessa, che comprendo perfettamente il disagio affettivo, lavorativo e pratico che si è venuto a creare nella sua famiglia, ma, purtroppo, con la situazione epidemiologica esistente non è semplice superarlo. Già alcuni mesi fa ho sollecitato il ministro Speranza a prevedere dei percorsi d’ingresso verificati dal punto di vista sanitario, sostituendo l’obbligo di quarantena con l’attestazione di negatività alla partenza e all’arrivo mediante esami standardizzati, ma il Ministero della salute, su consiglio dei tecnici, non ha ritenuto di abbassare la guardia, soprattutto per i Paesi considerati più rischiosi.

La situazione, come ben sa, si è aggravata con l’insorgere delle cosiddette varianti del virus, che hanno accresciuto fortemente i timori del dilagare del contagio proprio nella fase di avvio delle vaccinazioni contro il Covid più noto. Purtroppo, il Brasile è tra i Paesi più temuti sotto questo aspetto.

La cosa che dice, l’ammissione di corridoi riservati e sanitariamente garantiti per il rientro dei connazionali, è sicuramente da perseguire e in questo senso continuerò a impegnarmi, ma per onestà non le nascondo una forte resistenza da parte delle autorità sanitarie, già verificata in precedenti occasioni.

Lei è già in contatto con l’unità di crisi, quindi è inutile che le dia il consiglio di insistere nei rapporti con questa struttura. Le aggiungo che anche il Sottosegretario con delega per gli italiani nel mondo, Sen. Ricardo Merlo, ha scritto al Ministero della salute per chiedere di definire le modalità di rientro dei connazionali bloccati in Brasile.

Per ora, quindi, e in attesa di conoscere chi sarà il titolare del Ministero per la salute, posso solo dirle che non cesseremo dalle nostre sollecitazioni e dalle nostre richieste, con la speranza che al più presto si possano realizzare le condizioni per un superamento della vicenda.

 

“Forte resistenza dalle autorità sanitarie”???

E i diritti umanitari e costituzionali che queste “autorità sanitarie” – incapaci di gestire l’ordinario, figuriamoci uno stato di paventata e pubblicizzata emergenza – stanno calpestando? Nessuno batte ciglio.

“In attesa di conoscere chi sarà il titolare del Ministero per la salute”???

Tempi realistici di insediamento: 1 settimana da oggi. L’ordinanza scade il 17 febbraio. La situazione straordinaria politica non consentirà altro che una proroga d’ufficio senza che sia necessario entrare in alcuna decisione di merito. Insomma, un “tappiamoci naso e bocca” finche’ qualcun altro da non si sa dove, non si sa quando, e non si capisce perché, decida di fare qualcosa!

Sono un italiano, orgoglioso di esserlo. Ma… non so cosa spiegare ai miei figli, senza imbarazzo, quando mi chiedono il significato delle riposte ricevute telefonicamente dal segretario del Ministro Speranza, e che possono riassumersi così:

Segretario: “ci vuole pazienza… la capisco: sono anche io genitore!”

Segretario: “Il Ministro oramai non può modificare l’ordinanza”

Io: “Ma perché per un’ordinanza simile che bloccava il traffico da UK dopo 72 ore sono state previste eccezioni di rientro per connazionali e residenti ed in questo caso non si può fare?”

Segretario: “Perché la comunità Italiana in UK è molto più numerosa che in in Brasile.”

Io: “Cioè, mi sta dicendo che se si trattasse di 10000 persone pensereste di fare qualcosa, ma visto che sono solo 1700 chi se ne frega?!”

Io: “Ma qual è il problema del rientro dei connazionali e residenti dal Brasile?! Arrivati in Italia si vincolano ad una quarantena rigida anche prolungata, in regime di ferreo isolamento (come in Australia) e nessuno degli Italiani in Italia sarà in pericolo!”

Segretario: “Guardi, lei si vede che è una persona a modo e farebbe rispettare ai suoi cari la quarantena… ma se poi gli altri non la rispettano?!”

Io: “Cioè mi sta dicendo che, visto che non siete in grado di organizzare corridoi di passaggio controllati e non siete in grado di organizzare e vigilare efficacemente un periodo di quarantena, tanto vale lasciare 1700 italiani lì, in un area di alto rischio! Quindi, volendo esemplificare, su una strada ad alto traffico cittadino di una metropoli come Roma, visto che i vigili urbani non sono in grado di controllare per evitare e sanzionare i parcheggi in doppia fila, tanto vale bloccare il traffico. Insomma, la stessa logica che sta guidando i lockdown striscianti da un anno a questa parte: visto che non siete capaci di controllare, monitorare, individuare i pattern sociali a più alto rischio, potenziare le strutture sanitarie per isolare e proteggere i soggetti più esposti, potenziare i trasporti pubblici per consentire la riapertura delle scuole, allora tanto vale bloccare tutto! Dottore dottore ho un’unghia incarnita! Amputiamo!”