Cronaca

Caro Porro, “fascisti” pestati col casco: ecco la Firenze dei collettivi

Aggressione Firenze

Caro Porro,

al tempo era solo un ricercatore, amico di tutti e, per sua scelta, anonimo e di basso profilo. Non amava mettersi troppo in mostra né era molto interessato alle tensioni politiche che da alcuni mesi interessavano la Facoltà di Lettere di Firenze, fra i luoghi più chiacchierati dell’ateneo toscano.

Chiacchierati non certo per la qualità dell’insegnamento e per il suo retaggio storico, semmai per i comportamenti al limite della legalità che iniziavano a far discutere… media ed istituzioni locali.

Il Bar Autogestito, idea di alcuni militanti dei centri sociali fiorentini, era stato da poco murato. I sigilli posti a marzo 2006 e rimossi dai “gestori” del locale, avevano lasciato il posto ad un muro di mattoni: niente più “baretto” (senza licenza e senza scontrini), niente più feste serali, niente più assemblee antifasciste nel cortile dell’ex monastero trecentesco, completamente devastato dalle scritte.

Per chi non conosca bene Firenze, la Facoltà di Lettere è una delle poche rimaste in centro. E che centro! Sede in piazza Brunelleschi dipartimenti fra via Sangallo e via Ghibellina, praticamente a due passi dal Duomo. Un paradiso, insomma, nel quale allora il serpente e la mela erano lo spazio occupato nel chiosco ed i tossicodipendenti accampati nel parcheggio antistante.

No, quel giorno di ottobre la notizia della chiusura non fu presa bene dai militanti dagli avventori del Bar che si misero subito a caccia del “colpevole”: lista aperta, gli studenti della Margherita, i militanti dei Democratici di Sinistra (troppo borghesi) ed, infine, i “fascisti”. A farne le spese fu il ricercatore. Afferrato da più parti, chinato in avanti, ricevette colpi alla schiena ed alla testa inferti con un casco integrale. L’attenzione si spostò poi su due studenti sbattuti al muro mentre la polizia, da poco sopraggiunta, cercava di placare gli animi… fin troppo caldi, visto che un agente fu raggiunto da uno schiaffo in pieno volto.

Quel giorno di ordinaria follia avrebbe dovuto essere l’ultimo di un periodo di quasi anarchia che durava da tempo. In occasione del Natale 2005, ad esempio, il Bar espose uno striscione all’ingresso che annunciava l’imminente “Festival della Bestemmia“. Il 25 aprile fu il turno di un Mussolini appeso a testa in giù. Nessuno, d’altronde, voleva inimicarsi persone che, in nome dello spirito democratico, ti contestavano in un rapporto di 10 a 1, alzando la voce e mostrandosi aggressiva se non volevi accettare le loro posizioni.

Avrebbe dovuto, appunto, perché non lo fu. Passata la buriana della chiusura del Bar, infatti, le elezioni universitarie del marzo 2007 rappresentarono nuova occasione per bagarre. Le liste non di sinistra subivano ogni giorno la distruzione delle bacheche; ogni volantinaggio era accompagnato da un “buttalo è un volantino fascista“. Seguivano recensioni infarcite di “fascismo”, di “collusione con i poteri forti”, di “vicinanza alla sinistra borghese” pubblicate quotidianamente sulle bacheche del collettivo le uniche, stranamente, sempre integre.

In quelle elezioni ci scappò il morto. Ma non per una sprangata o per un colpo di casco, per una overdose. Era il 23 marzo 2007 quando un trentenne fu ritrovato cadavere sul selciato di Piazza Brunelleschi, in pieno orario lezioni. Chi scrive se lo ricorda bene perché lo ha visto bene: gli occhi strabuzzati, le braccia aperte. Ed una scritta proprio sopra di lui: “Il degrado è divertente”.

Chiuso il Bar, nulla era infatti cambiato. E quella situazione di degrado dentro e fuori i cancelli di Lettere lo dimostrava: tende, spaccio, tanfo di urina. Ed il morto, per l’appunto.

Quel che scrivo è documentato. Sia perché il degrado di Piazza Brunelleschi è continuato ad essere argomento dibattuto tanto dalla stampa locale quanto dalle istituzioni fiorentine, sia perché all’epoca dei fatti non mancò chi scrisse che i tafferugli nascevano da provocazioni… “fasciste”! Proprio come ora.

Non era e, da quanto si apprende, non è ancora adesso facile essere studente non allineato in una città come Firenze.

Con questo non voglio assolutamente giustificare il fatto grave accaduto al Liceo “Michelangiolo”, ma neanche posso sentir parlare di iniziative “democratiche” adottate dai collettivi… che di democratico hanno sempre avuto ben poco, almeno a Firenze.

Marco Petrelli, 21 frebbaio 2023

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