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Caro Porro, il centrodestra dia voce ai sudditi del regime

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Caro Porro,

chiusure dei locali anticipate? Lockdown per le attività non necessarie? Nessun problema. Cari italiani, bisogna essere proprio delle carogne negazioniste per andare dal parrucchiere o a farsi una lampada. Non parliamo poi di quei criminali seriali che si aggirano da soli per le vie deserte delle nostre città senza indossare la mascherina. Loro sì che sono la feccia dell’umanità.

Non so voi, ma a me stanno tornando in mente le immagini degli elicotteri dei carabinieri a caccia dei runner solitari su alcune spiagge italiane. In questi giorni si invoca l’esercito in strada per domare e reprimere l’indisciplinato popolo italico e infine educarlo all’uso corretto della mascherina. Chi come me ha 25 anni comincia ad avere qualche dolorino alla schiena quando la sera a letto prima di addormentarsi riflette sul futuro.

È giusto e doveroso proteggere se stessi e gli altri da questo virus cinese di cui ancora ignoriamo molti aspetti. Tutto questo però non può e non deve distoglierci da quella che è ormai la realtà dei fatti. Abbiamo una classe dirigente completamente incapace di attribuire delle priorità e quindi di amministrare (e non gestire) la cosa pubblica. La politica tutta da destra a sinistra è costellata da una paurosa carenza di leadership che rende difficile immaginare quale possa essere l’alternativa a questo esecutivo di scappati di casa se non un commissariamento tout court.

Abbiamo “consentito” ai giovani di andare in discoteca e in vacanza all’estero salvo poi scagliarci contro di loro accusandoli di aver causato la fatidica “seconda ondata”. Attenzione però, come ho detto prima, tanti giovani che studiano e lavorano come me oppure quelli che si sono laureati a cavallo della crisi del 2008 e oggi si trovano in mezzo a una strada non sono così spensierati. Da una parte non vedono prospettive in questo Paese, dall’altra sanno perfettamente che il conto salatissimo della gestione del Covid lo pagheranno loro. Sapete qual è la risposta che riceviamo dagli economisti patinati da salotto? “Non è il momento di parlare di debiti”.

E invece è proprio il momento di dire “chi m*nchia le paga le sciocchezze dei vari De Luca e compagni?”. Sì perché se un ristoratore o un barista sono costretti a chiudere prima per decreto dovremo pure immaginare di risarcirli in un qualche modo. Siamo così convinti che tale misura attenui la salita dei contagi? Difficile dirlo. Ciò che appare chiaro sulla base della logica è che se ho meno tempo per andare al ristorante e la quantità di persone che vogliono andarci rimane la stessa avrò più code davanti alle porte per entrare causando inevitabilmente assembramenti. Stessa cosa vale per tutte quelle attività considerate non necessarie che rischiano di dover chiudere se la cosiddetta curva dei contagi dovesse risalire.

Francamente ho il dubbio da ormai tanto tempo sul fatto che uno che riceve dalla Pa un bel cedolino ogni 27 del mese a prescindere dalla realtà che lo circonda sia davvero in grado di elaborare una strategia per fare in modo che coloro che gli pagano lo stipendio (e cioè le imprese) possano sopravvivere. Per ovviare a questo problema c’è una sola risposta. DEBITO! Abbiamo incentrato da ormai troppo tempo tutte le nostre energie mentali su come indebitarci di più e meglio per affrontare qualsiasi problema dalla disoccupazione giovanile all’alluce valgo con scarsi o catastrofici risultati.

La filosofia del debito attrae tutti i politici perché sanno perfettamente che non subiranno loro le conseguenze di conti pubblici disastrati. Ci giunge notizia che all’enorme stock di debito italiano esistente si aggiungeranno ulteriori 200 miliardi di euro solo nel 2020 senza aver ottenuto particolari effetti positivi sul fronte dell’economia reale. Ai nuovi buffi diamo anche nomi creativi e altisonanti, come Mes o Recovery Fund, anche se in quest’ultimo sono previste delle risorse (molto limitate) di grants e cioè denaro a fondo perduto.

Nessuno ha però detto una parola sul recente rapporto della Cgia di Mestre sulle inefficienze del settore pubblico che ammontano a oltre 200 miliardi di euro l’anno, il doppio dell’evasione fiscale. Il costo di questi sprechi e inefficienze si scarica sulle imprese e, in prospettiva, sulle imprese di domani quindi sui giovani!