Su Guccini ha ragione Bernaudo: era più un libertario che un comunista. Era nato a cento metri da casa mia, a Modena, città di provincia dove tutto è politicamente codificato e precotto, e se ne era allontanato presto, senza rimpianti. Si era trasferito per lungo tempo a Bologna, ma ormai da anni aveva preferito Pavana, sull’Appennino Tosco-Emiliano, che meglio si addiceva al suo spirito introverso. La sinistra politica aveva sempre tentato di inseguirlo, ma in realtà ne era intimorita, perché Guccini non era coercibile all’ottusa militanza che è tanto gradita al potere.
Guccini non era clericale e non era materialista; era invece un uomo insofferente alla retorica e refrattario alle banalità, sospettoso sui privilegi e irritato dall’ipocrisia.
Inutile disquisire adesso sulla qualità intrinseca della sua musica: Guccini è stato soprattutto un cantastorie nostro e nostrano, popolano e nobile insieme, che ha toccato le corde di almeno tre generazioni di giovani adulti, che oggi si commuovono ancora ascoltando i suoi testi, e piangono sinceri la scomparsa di un uomo di spessore.
Mariarita Catania
TUTTO IL DIBATTITO SU GUCCINI
- Guccini, l’archetipo del comunista barba, eskimo e propaganda. Ma oggi siamo tristi di Max del Papa
- No, Guccini più che comunista è stato un anarchico libertario di Andrea Bernaudo
- Quel concerto di Guccini con Lotta Continua. Era troppo e me ne andai di Rino Cammilleri
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