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Caro Porro, l’Italia dopo l’invasione russa doveva farsi i fatti suoi

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Caro Porro,

vorrei rispondere all’ex militare, e anche a Giorgia Meloni che ha espresso lo stesso concetto, i quali sostengono con la metafora dell’interventismo in difesa del vicino aggredito da delinquenti la necessità di mandare armi agli ucraini. Vorrei ricordare che l’Ucraina non era nella Ue per un ben preciso motivo, e cioè che il sistema di governo a Kiev non era e non è a tutti gli effetti una democrazia compiuta ma una sua parodia.

L’autoritarismo e la corruzione del governo ucraino avevano e hanno ben poco da invidiare a quello russo, con una matrice “bruna” assai preoccupante per la Ue (questo almeno fino al momento dell’invasione russa). Detto questo, il paragone più azzeccato per rappresentare la vicenda mi sembra quindi di poterlo esprimere così: i miei vicini di casa sono i rappresentanti del cartello messicano di Sonora, e improvvisamente vengono attaccati da quello di Tijuana (o di Medellin, Colombia). Permettetemi, in questo caso, di dire che io mi farei gli affari miei e certamente non interverrei a favore di nessuna delle due parti.

Fuor di metafora, la posizione più conveniente per l’Italia (per l’Europa), data la situazione e in un’ottica di real politik, sarebbe stata quella di condannare certamente l’invasione, ma d’altra parte di offrirsi come intermediario accreditato per la negoziazione di un accordo, al di là dell’effettiva possibilità di poterlo raggiungere nel breve periodo. Sicuramente partire lancia in resta contro la Russia, soprattutto data la dipendenza energetica da essa, mi è sembrato un clamoroso autogol.

Saluti