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Caro Porro, mi sono rotto le p…

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Caro Porro,

siamo allo stremo. Il premio Nobel J. M. Coetzee disse: “Si fa l’abitudine a tutto, anche al continuo peggioramento di ciò che già era ai limiti della sopportazione.”

Potrai capire Nicola come per un ragazzo universitario la sopportazione sia una condizione mentale abusata ormai da più di un anno. Qualcuno dice che il dolore sia soltanto una condizione mentale, ma anche quando esso è nella testa si diffonde consequenzialmente in tutto il corpo. E la cosa che fa più male è essere presi in giro, trattati come dei delinquenti, vittime del dito puntato di chi gioca a scaricabarile con le proprie responsabilità. Non allungare il coprifuoco almeno alle ore 23 è prendere per i fondelli migliaia di ristoratori, commercianti, proprietari di cinema o teatri. Il governo non ha più soldi da dare come sostegno alle attività che ha chiuso, quindi dice loro “aprite di sera”, mentre sotto i baffi, o meglio, sotto una Ffp2, se la sghignazza col sorriso di chi già si sta pregustando una nuova egemonia culturale.

Così non ci sarà più bisogno di dare soldi, e allo stesso tempo si vieta allo stesso modo alle attività di lavorare. Potrai capire Nicola come per un liberale la sopportazione sia una condizione mentale abusata ormai da più di un anno. Perché vedo i ristoranti che non ospiteranno nessuno alle 19 di sera, vedo i cinema che non riapriranno perché la gente di giorno lavora, vedo i pub che cestinano le bottiglie di Gin Mare ammuffite sugli scaffali. Ma ora voglio essere egoista. Non è solo una problematica mentale, bensì racchiude un sistema ormai prosciugato di valori, di libertà personali, di volontà di vivere e non di sopravvivere. Bene Nicola, io mi sono rotto le palle. Ho voglia di vedere la sera i miei amici, di fare le passeggiate sotto i portici di Bologna, di provarci con una ragazza davanti ad un Japan Ice Tea, di fare quelle cene poco cibo e tanto vino che ti ritrovi steso sulla sabbia. Perché hanno descritto come delinquenti i ragazzi come me che passano il giorno a seguire le lezioni davanti ad uno schermo e stranamente hanno voglia di uscire la sera. Perché i buoni erano quelli che andavano a messa e i cattivi quelli che alzavano le mani con Bob Sinclair a Gallipoli.

Perché un dispiego di forze dell’ordine così ampio non si vedeva neppure quando in Europa c’era il pericolo attentati. Perché sono stanco, caro Nicola. E nonostante tutto mi reputo fortunato. Perché un ragazzo non soffre solo se non va a scuola con i propri compagni, soffre anche se i genitori perdono il lavoro. Quante persone perderanno il lavoro questa estate? Avevamo la possibilità di eliminare l’abominio del coprifuoco, di dare un segnale di rinascita, di dire ai turisti “Venite, siamo un Paese aperto”. O almeno prolungare l’orario, 10 giorni fino alle 23, 10 giorni fino alle 24 e poi l’eliminazione. Gradualità. Un’altra parola che piace, come resilienza. Un’altra parola che non vuol dire nulla.

E forse questa lettera sarà confusa, poco organica, ma di meglio non posso fare. Perché sono stanco. Perché vorrei essere al più sfigato dei bar a chiedere le arachidi salate alla più figa delle bariste. Perché vorrei imbucarmi in qualche pub a cantare qualche canzone anni ‘80 al martedì karaoke. Perché vorrei ordinare una pizza da qualsiasi kebabbaro alle 4 del mattino seduto sulle panchine di piazza Aldrovandi. Ma non posso farlo. E allora vorrei protestare, scendere per strada, manifestare, nonostante non mi sia mai piaciuto. Vorrei scendere in quella piazza dove un ricciolino urlava “Bologna non si lega” e a squarciagola dire “l’Italia non si spegne”, perché mettere l’off ai lampioni alle 10 di sera è violenza. Eppure non posso farlo.

Perché come diceva Coetzee si fa l’abitudine a tutto, e così tanti miei coetanei. Quelli che vedono nelle delazioni di Gassman un modello da imitare, quelli che le sfracassano ai coinquilini che tornano dopo il coprifuoco, quelli che “bisogna chiudere tutto e se non la pensi così sei un negazionista”. Le piazze piene per Greta e vuote per la nostra libertà. Ho paura che da tutto ciò non si tornerà mai più indietro.

Andrea Vaccarella, 24 aprire 2021

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Paolino
Paolino
26 Aprile 2021 17:55

Caro Andrea sono d’accordo con tutto quello che dici,è un anno e mezzo che ci governano politici incapaci.

Claudia
Claudia
26 Aprile 2021 16:57

Ciao Andrea hai scritto una bellissima lettera che condivido in pieno. Io sono del parere che non dobbiamo più seguire questi decreti, dobbiamo uscire e stare fuori finché vogliamo perché questi decreti NON SONO LEGGE, ed è ora che la gente si SVEGLI se non vuole morire e diventare tutti automi senza più desideri, né passioni, né vita sociale, e alla fine anche senza più un cervello, perché già ci stanno riuscendo con il loro terrorismo psicologico, e anch’io sono una che dice BASTA

Fernando De Martino
Fernando De Martino
26 Aprile 2021 16:56

Caro Andrea, capisco la tua stanchezza ma prova a pensare quanta stanchezza hanno le persone che sono state infettate dal virus o che, a causa della pandemia ANCORA IN ATTO, hanno perso una persona cara. Magari l’hanno persa senza poterla salutare, senza l’ultimo abbraccio, senza l’ultimo bacio. Pensa, rifletti e poi, se ritieni, scrivi una nuova lettera. Saluti

Gabriella Cella
Gabriella Cella
26 Aprile 2021 15:32

Caro Andrea, hai scritto un articolo semplicemente meraviglioso, meglio di quei 4 giornalisti cialtroni, televisivi e cartacei, venduti, o meglio svenduti, a questa banda di politicanti da strapazzo.
Spero che il tuo articolo possa fare riflettere qualche pecora italiana. Complimenti.

Rocketto
Rocketto
26 Aprile 2021 15:14

D’accordo sul fatto che la violazione delle più elementari libertà sia quanto di peggio ci possa essere alla luce della situazione attuale e condivido la più totale disistima nei confronti di chi decide certe norme, però suggerisco uno stile di vita più morigerato e salutare per corpo e anima tipo quello del pastore, inteso come uomo di chiesa, in Heaven for Real e la visione di qualche episodio di Una casa nella prateria.

Prima che qualcuno venga fuori con roba tipo retrogrado o bacchettone ho detto suggerisco, non “vorrei imporre”, e tranquilli che ai burattinai farebbero molta più paura ragazzi ( e persone in genere ) così.

Gemma Noce
Gemma Noce
26 Aprile 2021 15:10

Uno degli articoli più belli che ho letto ultimamente

Pasqualina Broccoli
Pasqualina Broccoli
26 Aprile 2021 14:29

Ma smettetela!;!!;!!! ,siate seri

Ornella
Ornella
26 Aprile 2021 14:10

Sono d”accordo con la lettera scritta da questo ragazzo di Bologna. È ora di riprendere in mano le nostre vite e di non lasciarci più schiacciare da questo nuovo sistema chiamato “Dittatura sanitaria”. Il Covid si deve curare e non lasciarlo incurabile per avere il pretesto di dare inizio ad un nuovo sistema sociale.