Caro Porro, non solo sintetica: così ci vendono carne “avvelenata”

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Caro Porro,

mi chiamo Domenico Celli, sono un macellaio/norcino e gestisco un’attività storica nata nel 1959 nel Montefeltro, precisamente nell’entroterra che fu dei Malatesta di Rimini.

Ho visto una parte della sua interessante trasmissione del 30 Gennaio 2023 sui dubbi del cibo di oggi e quello che verrà. E visto che si è parlato anche di carni bovine mi sono chiesto: “Possibile che nessuno le abbia parlato della carne bovina che stiamo importando da decenni dall’America?”.

Si tratta di bovini di razza Angus, razza prettamente scozzese ma allevata in America con utilizzo di pesanti anabolizzanti. Dopo la macellazione vengono sezionati e spediti in sottovuoto nella nostra Europa, con data di scadenza a sei mesi. Attenzione: le carni fresche bovine normalmente hanno una scadenza in confezioni sottovuoto fino ad un massimo di 45 giorni in base alle moderne tecniche e attrezzature in uso per tale procedimento. Ma con l’aiuto di una spruzzatina di formaldeide nel sottovuoto, la scadenza del contenuto si allunga magicamente a dismisura fino a sei mesi, a vantaggio del commerciale e a scapito del consumatore finale che ingerirà senza saperlo anche un pochino di formaldeide.

E dico “senza saperlo” perché la quantità immessa nel sottovuoto con la carne, è inferiore al minimo impostato nella normativa, per non doverlo dichiarare in etichetta. La formaldeide è un prodotto chimico altamente cangerogeno, in Italia veniva usato anche nelle colle utilizzate per unire pannelli di formica delle cucine, e da 3 o 4 anni ne abbiamo vietato l’uso perché in cucina si passa del tempo e dunque potrebbe influire negativamente sulla nostra salute.

Da decenni, in Italia come in Scozia, è vietato usare anabolizzanti per accelerare la crescita degli animali, tantomeno utilizzare veleni come la formaldeide per allungare tempi di mantenimento in sottovuoto, ma questo ricco mercato internazionale perverso sta danneggiando da anni gli allevatori italiani, che non riescono a competere nel mercato con i prezzi di tali carni, se così vogliamo chiamarle, il cui costo è enormemente inferiore.

E se le stalle degli allevatori Italiani chiudono, come sta accadendo da troppo tempo, anche tutto il territorio ne risente e tutta la società dovrà poi pagarne il costo.

Nota bene: preciso che personalmente non ho allevamenti, ma collaboro da sempre con un allevatore di bovini di razza Marchigiana, situato nel mio stesso comune di Novafeltria RN. È triste vedere come un sistema commerciale studiato e concordato tra Unione Europea e America stia minando il sistema di allevamento sano italiano.

Ringraziando per I suoi bei servizi che seguo con interesse, la saluto.
Domenico C.

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