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Caro Porro… questi se ne fregano delle partite Iva

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L’emergenza coronavirus non è solo sanitaria, ma anche economica. Tanti gli imprenditori, i piccoli commercianti e le partite Iva che mi scrivono per informazioni. Altrettanti quelli che si sentono abbandonati dallo Stato. Per questo, ho deciso di dar voce a questa parte del Paese spesso lasciata sola.

Egregio Dott. Porro,

qualche mese fa, nel pieno della crisi sanitaria, ebbi a scriverLe una lettera per rappresentare lo sconforto che le famose “partite Iva” stavano soffrendo a causa della assoluta sconnessione con la realtà da parte dei nostri governanti e il subdolo menefreghismo di chi, comunque vada, avrebbe sbarcato tranquillamente il lunario perché questa crisi economica l’avrebbe comunque avvertita da lontano ma non subita.

In questi mesi abbiamo sentito tutto e il contrario di tutto da parte degli “esperti” che dovevano in qualche maniera gestire la crisi sanitaria, ma soprattutto abbiamo assistito, per quanto concerne la gestione della devastante crisi economica che si è abbattuta sul nostro Paese e i cui effetti saranno ancora più evidenti nei prossimi mesi, ad una pomposa commedia napoletana che citando Eduardo de Filippo “Si ‘a guerra se perde l’ha perduta ‘o popolo; e si se vence, l’hanno vinciuta ‘e prufessure”.

La guerra noi commercialisti l’abbiamo combattuta e la stiamo combattendo per noi e per i nostri clienti, perché lavorare non ci ha mai fatto paura. Detto questo però è palese che l’attuale classe dirigente stia offendendo la dignità di chi lavora e cerca, ogni giorno con tutte le difficoltà, di “alzare il bandone” per continuare a “ridistribuire ricchezza” nell’unico modo possibile: continuare a produrre reddito e contestualmente dare lavoro ai nostri collaboratori.

Le dichiarazioni sconcertanti del ministro Gualtieri in merito al contributo a fondo perduto “i professionisti sono persone e beneficiano delle indennità di 600 euro, quindi non hanno diritto ai contributi a fondo perduto delle imprese”, sono la cartina di tornasole di una assoluta mancanza di rispetto nei confronti delle categorie professionali iscritte in Albi e Ordini perché allora dovrebbe spiegare il ministro, quale sia la differenza tra uno Studio professionale mediamente organizzato e una piccola impresa, altrimenti non si comprenderebbe il perché, quando lo Stato chiede di pagare l’Irap, non si fanno distinzioni alcune.

Veniamo alle assurde scuse che il governo ha addotto alla mancata proroga al 30 settembre del pagamento delle imposte. Un discarico di responsabilità prive di qualsiasi fondamento tecnico e, soprattutto, che certificano la mancanza di qualsiasi visione di quello che accade nel Paese reale. Da aprile ci parlano di una “potenza di fuoco, un bozooka da 750 miliardi” che equiparato al gettito atteso dalle imposte scadute ammontante a circa 8,4 miliardi (poco più dell’1%) è solo una inezia! Chi ci racconta le favole quindi? Chi ha promesso la “potenza di fuoco” o chi ora, invece, dice che rinunciare a quel gettito per poco più di due mesi è impossibile per non pregiudicare gli equilibri finanziari e il timore di dover riscrivere la nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza?

Ma questi signori ci prendono per ignoranti patentati, oppure gli ignoranti sono loro ed aggiungo solo opportunisti? Da qui al 31 luglio prossimo i commercialisti e i loro collaboratori dovranno affrontare 246 (duecentoquarantasei) scadenze fiscali, si, 246… Il governo non solo non ha ascoltato gli accorati appelli dei commercialisti, occupati da mesi in adempimenti nuovi a sostegno delle aziende e dunque costretti a accantonare l’ordinaria follia fiscale di questo paese, nella totale emergenza senza nessun supporto della Pa. Non siamo catene di montaggio e non è tollerabile che venga chiesto a noi e ai nostri collaboratori di supplire alle croniche inefficienze della pubblica amministrazione a cui si permette di continuare a lavorare in smart working senza nessuna contezza delle ulteriori problematiche che tale modalità di lavoro emergenziale crea al cittadino comune e soprattutto ai professionisti che purtroppo devono convivere con una burocrazia asfissiante e autoreferenziale.