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Caro Porro, rispondo al Fatto Quotidiano: nessuna invidia sul reddito grillino

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Caro Porro,

questa mattina, leggendo un po’ di notizie online, come di consueto, mi sono imbattuto in un articolo, o meglio un post di un lettore, del Fatto Quotidiano.

Il lettore espone il proprio punto di vista, per cui la maggioranza degli italiani che vorrebbero abolire il reddito di cittadinanza, sarebbero mossi da invidia, con tanto di disquisizione supportata dalla teoria di una psicoanalista austriaca (che sinceramente non conosco), che ricerca nell’infanzia lo sviluppo di tale sentimento.

Fermo restando che rispetto l’opinione di Francesco (così si chiama il lettore), vorrei rispondergli, ma non lo posso fare dal blog del Fatto Quotidiano, in quanto bisogna essere sostenitori, e sinceramente non intendo esserlo, in quanto condivido ben poco delle idee di quella testata, lo faccio allora tramite te, se mi permetti.

Vorrei dire intanto che faccio parte di quel 51,5% che si, decisamente, il reddito di cittadinanza lo eliminerebbe, ma non nutro alcuna invidia (come penso neanche gli altri italiani) verso chi ne beneficia, e nemmeno voglio cadere nel luogo comune che vede i percettori sprofondati nel divano di casa a sonnecchiare.

Piuttosto paragonerei il Rdc alla nostra rete idrica nazionale, la quale porta certamente l’acqua dove ce n’è bisogno e disseta tutti o quasi, ma è anche un colabrodo, con perdite incredibili, che variano moltissimo a seconda della regione in cui ci si trova.

Vede Francesco, sono convinto che se chiedessimo a chiunque dei contrari a questa misura, nessuno vorrebbe negare alcun sostegno a famiglie o individui in reale difficoltà, con familiari disabili a carico, o non in grado, per diverse ragioni, di lavorare, in sostanza non c’è nessun risentimento, ne tantomeno una guerra ai poveri (lo slogan adottato da qualcuno, anzi molti, di una certa parte politica).

Quello che proprio non mi(ci) quadra, è che se adottiamo una forma di sostegno alla quale per accedervi basta autocertificare di avere i requisiti, ecco che poi ci troviamo tutti i giorni a leggere che sono stati scoperti dalla Guardia di Finanza, in qualità di percettori, camorristi, possessori di yacht, stranieri arrivati da qualche settimana, o che vivono all’estero, lavoratori in nero, e chi più ne ha ne metta, con perdite ingenti a carico dello Stato (perché non ci illuderemo davvero che vengano recuperati i soldi erogati, vero?).

E al di la dei casi eclatanti, è innegabile che c’è anche chi se ne approfitta, non saranno molti, ma ci sono, ragion per cui non mi sento nemmeno di condannare chi storce il naso, alzandosi presto tutte le mattine per andare a lavorare, magari anche lontano da casa, non vorrei si arrivi al paradosso di considerarli dei “privilegiati”.

Sebbene sia (siamo) consapevole che ci siano dei problemi nel mondo del lavoro in Italia, e mi riferisco all’offerta di salari indecenti, di sfruttamento, di difficoltà di reperibilità di lavoratori formati, ed in generale di difficoltà di incontro tra domanda ed offerta, comunque la risposta non può essere il Reddito di cittadinanza.

Caro Francesco, la nostra rete idrica di cui ho accennato prima, è vetusta, è li da secoli (il che non dovrebbe comunque giustificare il lassismo), ma lei ne costruirebbe una nuova sapendo già che i tubi da utilizzare sono bucati?

Stefano Monti