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Caro Porro, sono scappato dal regimetto

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Caro Porro, sono scappato.
Io e la mia compagna, che condivide i miei pensieri, amiamo passare il nostro tempo libero facendo lunghe passeggiate in zone di collina o di montagna, senza assembramenti, quindi senza possibilità di diffusione di contagi.

Vista la situazione, abbiamo lasciato una bella e accogliente casa vicino al posto di lavoro, abbiamo preso una piccola casetta con un po’ di terreno in una piccolissima frazione in collina, e ci abbiamo messo la residenza (per essere ligi alle regole).

Lei è un bravo e famoso giornalista, e può combattere per le sue idee, ma io cosa altro potevo fare? Era l’unico modo per non riconoscere “a loro” il diritto di determinare totalmente il mio tempo e il mio spazio.
Ho sofferto per i morti. Conservo ancora la mail con cui in marzo mi offrivo a titolo volontario e gratuito per aiutare gli infermieri (offerta non accettata perché sono medico, sì, ma veterinario…).

Ora faccio tre ore di viaggio al giorno per lavoro, ci scaldiamo con una piccola stufa (nella fretta dei preparativi la casa non è ancora attrezzata) e la vita è meno comoda, ma non siamo pentiti: quando ci alziamo dalla finestra vediamo gli Appennini, sono passati i colori dell’autunno, e ora i colori dell’inverno, che ci ripagano del fatto che a volte dormiamo con 12 gradi. Eppure ancora cerco tra quei colori… Mi aiuti lei, caro Porro, che colore ha la libertà?

Carlo Maria Barcheri, 16 dicembre 2020

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