Cronaca

Caro Porro, ti dico perché il governo ha fatto bene a bocciare la legge sul fine vita

Apriamo il dibattito dopo la scelta dell'esecutivo di impugnare la norma approvata dalla Regione a guida leghista

Ecco che il Consiglio dei Ministri ha recentemente deciso di impugnare la legge sullo “fine vita” approvata qualche mese fa dalla regione Veneto. È stato ribadito più volte come questo tema sia trasversale, intimo e personale, caratteristiche che lo rendono difficilmente incanalabile in contorni normativi ben definiti. Da queste premesse emerge in me un’evidente contraddizione: da un lato la nostra Costituzione si oppone fermamente alla pena di morte, dall’altro si fa strada la regolamentazione della “fine vita”, scatenando un forte conflitto contraddittorio di opinioni.

Tuttavia, il paradosso più profondo è un altro: se la pena di morte viene comminata da un giudice a chi ha compiuto un reato gravissimo, la fine vita si applica a chi sta soffrendo. Senza contare l’aspetto etico e deontologicamente professionale del medico che è chiamato, secondo il giuramento di Ippocrate, a non nuocere ad alcuno. La letteratura scientifica ci offre tanti spunti di grandi scienziati che si sono avvalsi soprattutto del fatto che un medico deve curare e non contribuire ad interrompere una vita. C’è inoltre il rischio che una simile normativa apra la strada anche a coloro che, banalmente, “si sono stancati di vivere”.

Concludendo, se è vero che nessuno di noi ha scelto di venire al mondo, è altrettanto vero che nessuno dovrebbe poter decidere di andarsene. Considerando che i nostri codici puniscono l’istigazione al suicidio, appare evidente come una legge sulla fine vita rischi di confondersi proprio con questo reato. Sia chiaro infine che queste riflessioni non nascono da un pensiero di natura confessionale, bensì da quello che viene universalmente definito buon senso.

Marta Novellini, 6 novembre 2026

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