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Caro Porro, ti racconto la mia protesta civile (con multa)

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Ciao Nicola,

mi chiamo Davide Baraldi e voglio raccontare la mia esperienza di cliente e cittadino che ha voluto supportare i ristoratori di #ioapro1501.

Da giorni stavo monitorando i locali aderenti all’iniziativa e quello che più mi aveva ospitato era una enoteca di Maranello, a 2 km dal mio luogo di lavoro. Una sala carina, uno staff giovane e del posto che in circostanze diverse non avrei mai preso in considerazione ma che per l’occasione mi era sembrata perfetta per un paio di calici, qualche spuntino e un grosso incoraggiamento ai gestori.

Ebbene. Arrivo alle 18:30, parcheggio e lancio uno sguardo attraverso le vetrate. Luci accese, camerieri che prendono consumazioni ai tavoli, ragazzi sorridenti seduti mentre sorseggiano il loro bicchiere. Mi sono emozionato. Sembrava una scena presa dalla preistoria per quanto offuscati erano ormai i miei ricordi di simili momenti di vita sociale. A questo punto entro, apro la porta e tutti i presenti, pur non conoscendo nessuno di loro, mi sorridono. Io ricambio il sorriso. È il nostro linguaggio in codice. Pur senza spiegarcene il motivo sapevamo di essere lì per motivazioni nobili e che c’era un filo rosso di solidarietà che stava legando tutti noi. La stanza sembrava enorme per quanto distanziati fossero i tavoli ma in cuor mio ho pensato che fosse anche meglio così. In fondo il virus circola e quella di ieri sera non era una serata da eroi ma da persone normali, civili e che vogliono riconquistare spazi di vita una volta scontati ma oggi ridotti a chimere.

Appena seduto arriva il cameriere. Avrà avuto 20 anni e mi chiede se aspetto un’altra persona. Gli dico di no e lo faccio con una spontaneità che non pensavo avrei avuto. In fondo non è mai stata nella mia indole uscire da solo per bere o cenare ma ieri mi sentivo talmente orgoglioso di contribuire a questa causa che nemmeno ci ho fatto caso. Ordino un calice di vino e qualche stuzzichino. Il tempo di togliermi la giacca che trovo tutto servito sul tavolo. Guardo il bicchiere, guardo due patatine ed una pizzetta surgelata appena passata dal microonde. Sono rimasto a bocca aperta. Mi sembrava la cena di un re. Ero così commosso che ho fotografato il tutto ed ho inoltrato l’immagine a quanti più amici possibile. Fissavo le patatine e tra me e me continuavo a ripetere che quello era uno dei momenti più belli e appaganti della mia vita. Io, le mie patatine e le pizzette, il vociare di tre ragazzini col calice in mano che parlano di calcio mercato, camerieri che fanno avanti e indietro felici perché anche per loro quella era una esperienza magica.

Purtroppo però non tutte le favole hanno il lieto fine. Da lì a 5 minuti arriva una pattuglia di carabinieri davanti al locale. Sguardi di smarrimento tra i clienti. Il titolare esce e inizia una discussione. Un cameriere vista la situazione chiede con tono tra l’imbarazzato ed il deluso se qualcuno dei sette presenti volesse per caso uscire dal retro per evitare problemi, nessuno lo fa. Rientra il titolare e dice che tutti avremmo dovuto fornire le generalità.

Entrano quindi i carabinieri e iniziano a raccogliere i documenti senza tanti convenevoli. Una unica persona prova a fare resistenza ma dura giusto il tempo di una nemmeno tanto velata denuncia per resistenza a pubblico ufficiale per cui in un batter d’occhio anche lui cede.

Nel frattempo, mentre i giovani titolari cercano di rassicurare i clienti chiedendo di non pagare subito eventuali multe ed offrendo sostegno e collaborazione coi loro legali, arriva anche una pattuglia della polizia municipale. In breve tempo la sala si riempie di 5 tra poliziotti e carabinieri e la scena è la stessa coi poliziotti che questa volta distribuiscono il documento per l’autocertificazione per verificare gli spostamenti di ciascun avventore. La confusione è massima e con lei un misto di tristezza e sconforto.

Io sono consapevolmente fuori dal mio comune di residenza e, pur avendo messo in preventivo la multa prima della partenza, ho un attimo di esitazione nel compilare il modulo. Rifletto un secondo per trovare una formula coerente col mio lavoro che mi eviti la sanzione, d’altra parte lo studio del mio commercialista è a qualche centinaio di metri dall’enoteca. Penso ancora mentre scrivo i miei dati poi, in un momento di lucidità, decido di scrivere la verità e scrivo esattamente di essere in quel locale per solidarietà a quei 4 valorosi ragazzi che mai avevo conosciuto e dei quali, senza dpcm, nemmeno avrei mai sentito parlare.

Una volta consegnata la mia autocertificazione al poliziotti giro lo sguardo ai ragazzi dietro al bancone. Sono sconsolati, allargano le braccia. Dico loro di non preoccuparsi, che sapevo bene che tutto ciò sarebbe potuto accadere e che il valore della loro iniziativa ai miei occhi non verrà intaccato da alcuna multa. Chiedo gentilmente il conto e mi rispondono che la serata è a offerta libera. Mentre i 5 tra carabinieri e poliziotti sono ancora nella sala creando stavolta un vero assembramento lascio la mia “offerta” e specifico, sorridendo, che non voglio alcun resto e che quel resto, eventualmente, sarà un brindisi tutti assieme quando prima o poi tornerò.

Esco e assieme a me esce pure una ragazza con la divisa della municipale tutta presa dal suo prezioso plico di autocertificazioni. Per un attimo entrambi ci fermiamo sul marciapiedi ad osservare un gruppo di 4 o 5 bengalesi vocianti che attraversano la strada con un paio di borse stipate di birra e diretti al parco per il loro personale aperitivo. È la nuova normalità di questo paese, ripeto fra me e me, mentre appena fuori dalla porta un carabiniere chiede di poter avere anche generalità e posizione dei dipendenti. Alla fine rientro a casa a testa alta, probabilmente più povero, ma orgoglioso del mio pur piccolo contributo alla causa.