Cronaca

Casa gratis con giardino. Ma i migranti la rifiutano: “Troppo piccola”

Il caso a Falzes, in Anto Adige: "Sono entrati, hanno dato un'occhiata e se ne sono andati". La stessa casa sul mercato immobiliare supera il mezzo milione di euro

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Una casa di 90 metri quadrati, appena ristrutturata, con tanto di giardino. In una zona centrale di un paese dell’Alto Adige dove, come nel resto d’Italia, trovare un’abitazione è diventata un’impresa. Il tutto messo a disposizione per accogliere una famiglia di migranti. E voi direte: avranno ringraziato, sistemato le valigie e cominciato una nuova vita. Macché. Sono entrati, hanno dato un’occhiata e se ne sono andati. Motivo? La casa era troppo piccola. Benvenuti a Falzes, provincia di Bolzano, dove l’accoglienza si è trasformata in una storia che ha dell’incredibile.

A raccontarla è Altoadige.it, che ha intervistato il sindaco Roland Tinkhauser, ancora incredulo per quanto accaduto. Il Comune aveva aderito al piano di accoglienza promosso dall’assessora provinciale Rosmarie Pamer, mettendo a disposizione un appartamento in una villetta uni o bifamiliare. Non una sistemazione di fortuna, non una stanza condivisa, non un edificio fatiscente. Una casa vera, appena risanata e con uno spazio verde esterno.

Quanto vale? Secondo il primo cittadino, sul mercato immobiliare privato potrebbe superare tranquillamente il mezzo milione di euro. Cinquecentomila euro. Una cifra che molte famiglie italiane possono soltanto sognare.

«I posti letto non erano otto»

La famiglia, proveniente dal Togo, viene accompagnata dalla stazione di Brunico fino all’abitazione. Sono in cinque. Arrivano, entrano e scoprono che i posti letto disponibili non sono otto. A quanto pare, qualcuno avrebbe fatto intendere loro che la sistemazione potesse ospitare anche altre tre persone, figli o parenti stretti che avrebbero dovuto raggiungerli dall’Africa. Ed ecco il problema. Cinque persone, una casa di circa 90 metri quadrati con giardino, ma la possibilità di accoglierne altre tre non corrisponde alle aspettative. Risultato: alloggio rifiutato seduta stante.

«Sono entrati, hanno visto e hanno girato i tacchi», racconta il sindaco ad Altoadige.it. Non si sono fermati nemmeno per una notte. Niente valigie da disfare, niente tempo per valutare una soluzione alternativa. Dietrofront.

Dagli uffici provinciali, riporta Rainews, arriva un appello chiaro a non strumentalizzare il progetto di accompagnamento abitativo. Parlano di caso isolato. E del fatto che la famiglia non avesse mai fatto presente di avere altri tre figli all’estero. Solo che sono adulti e maggiorenni.

Il sindaco si arrende: basta accoglienza

La reazione del Comune non si è fatta attendere. La giunta di Falzes ha deciso di rinunciare a mettere l’abitazione a disposizione del piano di accoglienza. Una decisione che Tinkhauser spiega senza troppi giri di parole. «Dal mio punto di vista chi è in stato di bisogno dovrebbe avere un altro approccio. Punto», dice il sindaco nell’intervista ad Altoadige.it. Il Comune non era affatto contrario all’accoglienza. Anzi, aveva già ospitato profughi in passato. Gli ultimi erano stati cittadini ucraini, dei quali Tinkhauser conserva un ricordo positivo: «Si sono comportati in modo impeccabile». Questa volta, invece, qualcosa si è rotto. E non soltanto per il rifiuto della famiglia togolese. Il sindaco denuncia infatti anche un problema nella gestione del progetto: l’amministrazione non sarebbe stata adeguatamente informata su chi sarebbe arrivato. «I Comuni non possono essere lasciati all’oscuro. Vanno coinvolti», protesta.

Tradotto: il Comune mette la casa, si assume le responsabilità dell’accoglienza, organizza l’arrivo, ma non dispone di tutte le informazioni necessarie per sapere se la sistemazione risponda alle esigenze delle persone da ospitare. Un meccanismo che, evidentemente, non ha funzionato.

E intanto gli italiani cercano casa

C’è poi un dettaglio che rende questa storia ancora più difficile da digerire. Il sindaco racconta che l’appartamento si trova in una zona centrale di Falzes e che, considerata la carenza di abitazioni, avrebbe un valore commerciale superiore a 500mila euro. Provate a raccontarlo a una giovane coppia che non riesce a ottenere un mutuo. A una famiglia che paga metà dello stipendio per un affitto. A chi cerca disperatamente una sistemazione dignitosa e sarebbe felice di trovare 90 metri quadrati, magari senza nemmeno il giardino.

Qui, invece, una casa del genere non è bastata.

Naturalmente non sappiamo se la famiglia avesse ricevuto informazioni sbagliate, né conosciamo nel dettaglio le sue necessità. E sarebbe scorretto trasformare il comportamento di cinque persone in un giudizio su tutti i migranti. Ma è altrettanto legittimo chiedersi come vengano gestite le risorse destinate all’accoglienza e perché un’offerta abitativa di questo livello sia stata respinta senza nemmeno trascorrervi una notte. Il risultato, alla fine, è che Falzes ha deciso di tirarsi indietro. Una comunità che aveva aperto le porte, un immobile messo a disposizione e un progetto pubblico finito nel nulla. Novanta metri quadrati, giardino, casa ristrutturata. Troppo piccola. E mentre qualcuno gira i tacchi, migliaia di italiani continuano a cercare un tetto che possano permettersi.

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