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Cassette sicurezza, un errore che può essere fatale

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Matteo Salvini, sarà pure per stanchezza e per l’ora tarda (a fine giornata, in genere, è sempre meglio tacere), ha fatto un errore mortale, che sono certo pagherà in termini elettorali. Agli italiani mai parlare di cassette di sicurezze. Come ovvio, mi riferisco a quelle dei poveracci, cioè quelle dove ci sono catenine e contanti risparmiati, non quelle dei ricchi dove ci sono gioielli, rolex e carteggi su segreti inconfessabili. Quantomeno ha offerto ai suoi avversari politici, in pratica tutti gli italiani che hanno “visibilità comunicazionale”, vescovi, magistrati, sindacalisti, attori, calciatori compresi, uno straordinario strumento di polemica politica.

I risparmi degli italiani poveri (ripeto, poveri, la maggioranza silenziosa del paese, alcune decine di milioni di cittadini), sono quattrini non sottratti al fisco, e sono o investiti in Bot o depositati sul conto corrente in Banca, o nelle cassette di sicurezza, o sotto i materassi. A conferma, ricordo che il 50,9% degli italiani non ha un reddito tassabile, quindi è autorizzato dallo Stato a non pagare le tasse, i barboni in primis. Eppure questi sono, proporzionalmente, i più grandi risparmiatori su piazza. Una colossale bufala che nelle cassette di sicurezza ci sia denaro sporco, quello veramente “sporco”, così come quello apparentemente “pulito” sono entrambi riconducibili ai grandi criminali e ai grandi ricchi (a volte coincidono) si trovano altrove, in luoghi protetti. Una notazione a margine, quando sento Jean-Claude Juncker e i suoi ridicoli commissari-scherani parlare di economia e di sommerso non riesco a trattenermi dallo scompisciarmi dal ridere.