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Una scarica elettrica per renderci pro accoglienza

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L’Aktion T4 è il nome convenzionale con cui gli storici chiamano il Programma nazista di eutanasia che, sotto responsabilità medica, prevedeva nella Germania hitleriana la soppressione di persone affette da malattie genetiche inguaribili e da portatori di handicap mentali. Cioè delle cosiddette “vite indegne di essere vissute”. La ricerca dell’uomo perfetto è sempre stata la prerogativa di tutte le dittature, di destra o di sinistra, atte a perseguire l’eliminazione di chi, secondo il regime, era un peso per la nazione. Modus operandi tipico del regime nazista o fascista, oppure di quelli comunisti con i Laogai, i famigerati campi di rieducazione cinesi, o con i Gulag sovietici. Metodi diversi per raggiungere lo stesso fine.

Vi chiederete perché alla fine estate del 2019 stia scrivendo di cose che dovrebbero essere relegate nel capitolo degli orrori di tutti i libri di storia, la risposta è semplice: troppi sono i segnali che qualcosa si stia nuovamente muovendo, anche se con mezzi moderni ed estremamente tecnologici, verso lo stesso fine. Cioè creare l’uomo perfetto che pensi in maniera corretta secondo degli standard condivisi da chi ne sa di più.

Sui mezzi di comunicazione, giornali o televisioni, ma anche durante seminari di giornalismo e comunicazione, ho sentito più volte ripetere che in futuro bisognerebbe dare la possibilità di votare solamente a coloro che hanno una certa cultura o titolo di studio, perché i più ignoranti non hanno, secondo alcune “menti eccelse”, una visione di insieme di come si governa il mondo. Ho sentito anche dire, soprattutto dopo il referendum britannico per la Brexit, che le persone anziane, quelle che in maggioranza si sono espressi per staccare la Gran Bretagna dalla palude europea, non dovevano votare perché non avrebbero avuto tanto futuro da vivere, mettendo fine, di fatto, non solo alla democrazia ma anche alla divina provvidenza.

Alcuni mesi fa il quotidiano La Verità di Maurizio Belpietro ha dedicato un articolo a Gilberto Corbellini, dirigente del C.N.R. che in un proprio articolo pubblicato da Wired aveva proposto l’uso della ossitocina (si tratta di un ormone) per rendere gli italiani più inclini all’accoglienza e meno salviniani. Inutile dire che insulti e derisioni hanno subissato la redazione del giornale che però, non aveva poi sbagliato tanto visto che il 16 agosto, con gli italiani in ferie occupati solo a riposarsi, l’Huffingtonpost ha ospitato un articolo blog di Maddalena Marini, ricercatrice dell’Istituto Italiano di Tecnologia intitolato: “La stimolazione cerebrale non invasiva contro pregiudizi e stereotipi sociali”.

La dottoressa Marini nel suo articolo ci dice: “Nel corso degli ultimi decenni, la globalizzazione ha portato a un’intensificazione degli scambi internazionali nella nostra società, favorendo su una scala senza precedenti il crescere dell’economia mondiale e la coesistenza di differenti gruppi socioculturali. Tale processo, però, oltre ad avere certamente aspetti positivi molto rilevanti per l’evoluzione della società moderna come il superamento dei confini spazio-temporali, la velocità e la circolazione delle comunicazioni, e l’arricchimento culturale, ha portato a ripercussioni e scontri a livello sociale dovuti allo scambio culturale tra civiltà e culture molto diverse tra di loro. Infatti, nonostante la nostra società sia ora popolata da individui appartenenti a diverse culture, la nostra mente riflette ancora le tracce di un’eredità evoluzionistica dove gli esseri umani vivevano in piccoli gruppi composti da individui con caratteristiche genetiche e sociali simili tra loro, portandoci tuttora a preferire le persone che sono socialmente e culturalmente “simili a noi” rispetto a quelle che “differiscono da noi”. A conferma di ciò, la ricerca scientifica ha mostrato che la nostra mente contiene stereotipi e pregiudizi che sono legati alle diverse caratteristiche sociali degli individui, quali ad esempio l’etnia, il colore della pelle, il peso, il genere, l’età, l’orientamento sessuale, politico o religioso, la disabilità e la malattia fisica o mentale”.

Diciamo che questa premessa è abbastanza riduttiva della realtà, ma il problema riguarda principalmente l’idea che questa dottoressa vorrebbe realizzare, e qui c’è di che far gelare i polsi: “L’idea che sto portando avanti con la mia ricerca presso l’Istituto Italiano di Tecnologia è che questi stereotipi siano così instillati nella nostra mente che l’unico modo per cambiarli sia modificare i meccanismi biologici del cervello responsabili della generazione e controllo di tali stereotipi. In particolare, i miei studi sono volti all’utilizzo di una procedura, chiamata stimolazione cerebrale non invasiva: tecnica appartenente al campo scientifico delle neuroscienze. Le tecniche di stimolazione cerebrale non invasiva sono delle procedure considerate sicure che permettono, inducendo delle piccole correnti elettriche o magnetiche, di modulare i meccanismi attraverso i quali il cervello regola il nostro comportamento”.

In tutta sostanza la dottoressa Marini vorrebbe indurci a cambiare il nostro comportamento usando stimolazioni cerebrali eseguite con delle procedure non invasive e, secondo lei, sicure. Si tratterebbe soltanto di piccole scariche elettriche o magnetiche a cui il popolo bue dovrebbe sottoporsi per smettere rapidamente di essere razzista, antisemita, islamofobo o altro ancora. Una scarica elettrica e il mondo sarà tutto rose e fiori, peace and love. Ma non è tutto perché nel suo pezzo la dottoressa Marini ci dice anche che: “Per far fronte a questo problema, i ricercatori negli ultimi 20 anni hanno cercato di creare degli interventi che siano in grado di modificare tali stereotipi e pregiudizi. Per esempio, è stato scoperto che è possibile ridurre il pregiudizio etnico/razziale, fornendo delle informazioni che vanno contro lo stesso pregiudizio, come per esempio presentare uno scenario relativo a un’aggressione, in cui un uomo bianco interpreta il ruolo dell’aggressore e un uomo di colore interpreta il ruolo del soccorritore. Questi interventi però, nonostante si siano mostrati efficaci hanno prodotto solo risultati limitati, soprattutto, in termini temporali. I loro effetti infatti non sono più presenti dopo qualche ora o giorno”.

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SETTIMA PAGINA DI ARTICOLI DVRACRVXIANAMENTE ALLINEATI (2018-2019) – ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA's blog
21 Settembre 2019 12:51

[…] https://www.nicolaporro.it/ce-chi-vuole-le-scariche-elettriche-per-renderci-pro-accoglienza/ […]

laval
laval
29 Agosto 2019 17:11

Maddalena Marini, ogni convinzione di pensiero va rispettata, ma dal passarla come cura neuroscientifica il passo è lungo.
In primo luogo lei propone la cura al curatore dell’animale, intendo dire che lei propone la cura ha chi dimostra di avere dei pregiudizi (atteggiamenti ingiusti) verso il mondo circostante che è una parte dell’intelletto.
Sino ad oggi sono stati i sacerdoti ad insegnarci l’arte “culinaria” del come prostrarsi ai potenti, adesso arriva lei con la cura delle scariche elettriche adottata durante la guerra mondiale per rendere ebeti.
Gli scienziati, tra i vari aspetti hanno pregiudizi e curiosità verso tutto per progredire nella conoscenza, i quali privati di questi doni perdono le loro capacità.
Lei sta giocando con quanto nessun scienziato conosce che è il cervello umano e addirittura ha la cura per quanto di ingiusto possa esistere nella parte razionale dell’uomo, il pensiero.
Lei conosce il cervello nella sua struttura e funzioni e potenzialità? lei si è già sottoposta alla cura? Su quali basi di sperimentazione si basa oltre al periodo nazista?
La conoscenza umana ha appena sfiorato le proprietà del cervello nelle sue caratteristiche animali e se lei ha iniziato un percorso più profondo ne renda partecipe gli scienziati verso una sinergia globale.
Le auguro di portare maggiori argomentazioni approfondite alle sue dichiarazioni estremamente pericolose.

Gioacchino
Gioacchino
28 Agosto 2019 20:02

No mi scusi, sig. Votto, mi offendo, la prego mi dia del professorone se proprio deve schernire. Non voglio sindacare i suoi pregiudizi circa le università, ne sa sicuramente più di me in fatto di stimolazione transcranica e neuroscienze cognitive. Essendo la sua cultura superiore alla mia (cosa di cui ne son ben felice) allora mi insegnerà che gli stereotipi e i pregiudizi sono spesso degli errori (bias il termine corretto in inglese, dico bene?) cognitivi, e che pertanto, sia interessante studiarli e provarli addirittura a correggere. Cosa che tentiamo già di fare nella vita quotidiana, altrimenti andremmo allo zoo e non ci avvicineremmo al leone dietro la recinzione, giusto? Lei mi insegna che ci sono pregiudizi che possono salvarci la vita, come appunto non andare ad accarezzare un leone libero nella savana. Ma ci sono anche molti pregiudizi più sbagliati, come pensare che il vino che costa più caro al supermercato è sicuramente un vino più buono. Che se la modella fa la pubblicità dell’acqua oligominerale allora diventerò come lei. Il marketing (un settore che pullula di comitati etici) non usa questi pregiudizi per lavarci il cervello? Quello che si vuole dimostrare con questi studi è che ci sono bias anche sociali, e che questi sono dovuti al funzionamento di determinate aree cerebrali. Ora, per capire se questo è… Leggi il resto »

Erik
Erik
28 Agosto 2019 19:35

Vi ho letto con interesse e in gran parte sono d’accordo con carlottacharlie.
Non sono più un giovanotto, ma ho una figlia piccola alla quale dover rendere conto.
Ho iniziato a vendere le mie proprietà e qualcosa sono già riuscito a concludere.
Non appena avrò terminato; prevedo ancora tre o quattro anni, venderò anche l’azienda e lascerò questo paese comprandomi un’altra cittadinanza e se mi converrà rinuncerò a quella italiana.
Crescerò mia figlia cercandole di farle capire che in Italia ci dovrà tornare solo ed esclusivamente per le vacanze (sempre che sia ancora possibile trascorrerle in tranquillità) e le chiederò perdono per averla fatta nascere qui quando avrei potuto farlo oltreoceano, ma questa scelta era stata fatta solo per onorare i miei famigliari che hanno perso la loro vita in guerra combattendo per questa Terra che io amo sopra ogni altra cosa ( famiglia a parte).
Purtroppo sono a giunto a detestare con tutto me stesso questo popolo a cui appartengo, una volta nell’altro paese cercherò di rinnegare le mie origini il più possibile.
Spero che chi leggerà questo semplice commento, riesca a comprendere il perché delle mie parole.

Gioacchino
Gioacchino
28 Agosto 2019 17:21

Nell’immagine, un rudimentale e antiquato elettroencefalografo a 16 canali che registra (non stimola) il segnale elettrico cerebrale (come un elettrocardiografo). SI usa ad esempio per controllare la popolazione affetta da condizioni epilettiche.
Sono un neuroscienziato che usa le tecniche di stimolazione cerebrale descritte nell’articolo ma su altri argomenti (codifica dell’azione e sistema motorio). L’articolo è scritto in maniera quantomeno parziale per far credere ai lettori che i professoroni non potendo prevalere sul volgo con metodi democratici, tentano con quelli nazisti. Non è questo in realtà l’obiettivo, e tali stimolazioni nazista non sono i metodi che adottiamo (peraltro c’è sempre un rigido comitato etico che deve approvare lo studio). Ma non mi conoscete, probabilmente anche io posso apparirvi come un professorone. Ci sta invece che vi fidiate di Sfaradi che conoscete e non ha una laurea. Oppure, lettori provate a usare anche altre fonti di informazione.

Silvia Mariotto
Silvia Mariotto
27 Agosto 2019 23:18

Si, in sostanza si potrebbero modificare i modi di ragionare con scossette, con pasticchette, con un po’ di rieducazione….no, non é il.metodo Montessori, é il metodo “Bibbiano”

carlottacharlie
carlottacharlie
27 Agosto 2019 15:54

Lei dice bene e correttamente, gentile Sfaradi. Quanti di noi si sono accorti della deriva che stava affondando il mondo già tanti anni fa? Credo pochi pochissimi rari. Come credo che anche tanti che leggeranno il puntuale articolo, dopo poche righe passeranno ad altro. Pochi capiscono lo strisciante annoso desiderio d’uniformare le menti, fatti che accadono oggi. Le masse, specialmente italiche, pensano solo al morto fascismo e far loro presente che oggi c’è qualcosa di ben peggiore li fa ridere, ridono da beoti quali sono. Ho una età che forse non mi permetterà di vedere la fine di questo olocausto mentale ed ho una paura immensa per i miei nipoti che dovranno vivere con tale spada di Damocle. Sicuramente ho educato figli e nipoti a non cadere nell’oscurità ch’è ormai è abitudine sulla Terra, ed immaginare un mondo d’idioti fa accapponare la pelle e riesce a far apparire il lager dove sono nata una barzelletta. Fermare subito, senza indugi già che con le tante idiote farabutte e criminali ricerche hanno già creato danni; pensare alle epidemie che da un giorno all’altro sono balzate a colpire le popolazioni, epidemie sconosciute create in laboratorio, il primo assaggio. Come si potrà fermare la morte cerebrale che vogliono indurre? Chi non è un cretino sarà pronto ad usare tutte le armi possibili a far… Leggi il resto »

marco
marco
27 Agosto 2019 11:43

Dobbiamo capire che la Psichiatria non è scientifica, che le malattie mentali sono dogmi, che i pensieri e i comportamenti non sono malattie. Dobbiamo cacciare la Psichiatria delle università e dagli ospedali. Questo non significa eliminare completamente delle sostanze che danno del sollievo a chi non riesce a vivere in questa società malata . Ma che vanno considerate droghe che allievano il dolore, Fine Non farmaci, non cure.