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La corsa al voto

C’è puzza di accozzaglia post voto

Andrea Orlando_mi faccia il piacere

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Oggi “mi faccia il piacere”, Andrea Orlando.

La politica italiana è il regno dell’impossibile. E lo sappiamo. Chi di noi avrebbe mai pensato che in una sola legislatura lo stesso premier (Giuseppe Conte) potesse governare con due maggioranze agli antipodi? Chi poteva anche solo sognare che quello che “sovranismo e populismo sono in Costituzione” sarebbe poi diventato il “punto di riferimento fortissimo dei progressisti”? E chi, senza essere sotto l’effetto di droghe pesanti, avrebbe mai immaginato che si sarebbero messi tutti insieme appassionatamente per varare un esecutivo, quello Draghi, da cui poi hanno cercato in ogni modo di fuggire?

Ecco, premesso che tutto in Italia può succedere, va anche detto che all’immaginazione occorre mettere almeno il limite della decenza. E qui invece qualcuno pare sia in grado di ipotizzare anche il ridicolo. Parliamo di Andrea Orlando, in arte ministro del Lavoro nonché ex vicesegretario dem, il quale oggi in una intervista alla Stampa (e dove, sennò) ha esposto il suo piano per il post 25 settembre: “Bisogna trasmettere l’idea che si può formare una maggioranza per governare alternativa a quella di centrodestra”. Tradotto: bisogna mettere Mattarella in condizione di assegnare il mandato esplorativo non a Giorgia Meloni (o a un altro del centrodestra) ma ad un ignoto mister X (Carlo Cottarelli?) che metta assieme tutti gli altri partiti approdati in Parlamento. Orlando immagina “un campo largo, dal Terzo polo ai 5 Stelle” in grado di realizzare “una maggioranza di governo dopo il voto”.

Ora, tecnicamente la cosa potrebbe anche essere fattibile. Basterebbe che i partiti non di centrodestra conquistassero un numero di seggi utile a creare una maggioranza. Difficile, visti i sondaggi. Ma non impossibile. Il problema semmai è come tenere incollati i pezzi del puzzle. Perché magari puoi anche presentarti da Mattarella in fila indiana con Letta, Renzi, Calenda, Fratoianni, Bonelli, Conte e (forse) Bonino. Ma poi come lo tieni in piedi un governo del genere? I leader di Pd, Azione e Italia Viva hanno passato le prime due settimane di campagna elettorale a sposarsi e divorziarsi come nemmeno Totti e Ilary Blasi. Letta e Conte si sono ampiamente mandati a quel Paese a causa delle divergenze di vedute sull’Agenda Draghi. Renzi e Calenda stanno insieme ma pure quella è una scommessa che sta in piedi con lo scotch. E figuratevi come farà il Terzo-Polo-sì-rigassificatori a votare in Consiglio dei Ministri le misure per il gas insieme al Verde Bonelli.

Insomma, tutto è possibile. Ovviamente. Ma un tantino di realpolitik ci vorrebbe. Quello paventato da Orlando non sarebbe un governo, ma solo la solita accozzaglia. E la cosa non profuma affatto di novità né di buona novella. Piuttosto puzza. E pure parecchio.

Giuseppe De Lorenzo, 12 settembre 2022