Società

C’è questo fuorionda di Meloni che mi ha fatto letteralmente impazzire

"E vabbè aspetta, Santa Madonna". Il video dopo l'intervista da Fedez. Mi piace pensare che questa sia la “vera” Meloni

Giorgia Meloni
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Faccio mea culpa. Devo fare mea culpa. Perché quando ho saputo che donna G andava al podcast di Fedez – di Fedez! – mi sono disperato, nooo, nooo, da Fedez nooo, santa Madonna, nooo! E non c’è bisogno di spiegare perché, e non le voglio sentire le motivazioni scientifiche sulla comunicazione o sulla sinistra che invece non c’è andata. Poi però vedo un fuorionda, con Giorgia che s’incazza, e mi verrebbe da gettarle le braccia al collo e, per questa volta, le perdono tutto, pure la furbata delle accise tagliate a 3 giorni dal referendum.

Succede che mentre sta parlando, non so che addetto ai lavori la blocca con la fola del microfono che copre la faccia, roba del tutto insussistente, che assume importanza solo nella mente bacata dei filmmaker o addetti all’immagine o alla comunicazione; e Giorgia sbrocca, “Vabbè ma aspetta ‘n’attimo, santa Madonna, m’hai fatto perde er filo!”. Meloni uber alles, ma dopo il mea culpa devo fare anche chiarezza, perché tanto lo so che la madre dei lettori imbecilli è sempre incinta: qui non è questione della retorica, insopportabile, stupida, della pancia, della veracità all’amatriciana, del politico “uno di noi”: un politico non è mai uno di noi e men che meno lo è un presidente del Consiglio. No, io sto dicendo altro e cioè che a me è piaciuta quella insofferenza, anzitutto perché è insofferenza; poi ancora perché evidentemente c’è una persona che tiene a quello che sta facendo, fosse pure un podcast; poi ancora perché mi è piaciuto vedere la Meloni nuda, spogliata del cipiglio istituzionale; e ancora poi perché, anche se tutto è politica, resta come una zona solare, un’oasi felice, dove conta l’umanità, senza calcoli, senza pose, sempre quel preoccuparsi di come uno riesce in video, in selfie, in intelligenza artificiale, santa Madonna.

Ecco, mi piace pensare che questa sia la “vera” Meloni, una giovane donna, alla fine, che ritrova se stessa, che è umana, che sa scherzare e inalberarsi alla stessa maniera. Non sempre quella delle passerelle coi potenti (e dico lei ma intendo chiunque nel suo ruolo). Esagero ulteriormente nella excusatio non petita, ma sempre perché so con chi ho a che fare: non sto dicendo che il politico abbia da oscillare negli estremi della trasandatezza o del patinato, non vorrei mai un premier che si comporta come sul divano di casa: penso semplicemente che il livello di rarefazione, di sofisticazione di questi politici influencer sia diventato inverosimile e quindi insopportabile, e quando si scopre che uno di loro non è un robot, ecco, viene da respirare: santa Madonna, non è solo un burocrate, gelido come uno del Politburo, uno che può stritolarmi come gli gira, pure lui capirà pure che vuol dire tirare a campare, sudarsela alla fine.

Insomma non dico che sei più indotto a fidarti, ma almeno te lo senti meno lunare, meno alieno. Tutto qui. Perché c’è un eccesso di populismo, non solo nel potere, che poi è l’esatto opposto della adattabilità, della accessibilità e, in definitiva, della democrazia: malata di tante patologie, ma una delle peggiori è proprio che gli eminenti a vario titolo, politici, influencer, giornalisti, divetti dello spettacolo, intellettuali, ormai perfino scienziati, per brevità quella che siamo abituati a maledire in fama di “élite”, sembrano tutti pesci che girano in una bolla a parte, del tutto autoreferenziali, sdegnosamente staccati dai comuni mortali, che considerano carne da elezioni e poco più. Dietro il salvataggio della destra europea di una come la occupatrice guevarista Ilaria Salis non c’è affatto il pietismo salvifico per un processo in una terra considerata ostile, e non ci sono solo irriferibili, ma concreti, calcoli di convenienza politica: c’è, più marcato, un sentimento di solidarietà trasversale, non importa chi sei e come sei arrivata qui, importa che ormai ci sei, sei una di noi e noi ti salviamo, ti teniamo dentro. E la sbracata, imbarazzante Salis ha subito preso a comportarsi come una del giro, una privilegiata, le cui strazianti clip sono patetiche, non riescono a camuffare il suo nuovo status di piccola potente, di privilegiata.

Noi non siamo nessuno per dare consigli, e i politici sanno benissimo sbagliare da soli ovvero con la pletora di consulenti e addetti alla pubblicità che hanno intorno. Però una cosa ci sentiremmo di azzardarla: andrebbe tutto meglio, per loro, per noi, per il Paese (o, come piace dire a donna G, “la nazione”), se tornassero umani: più sudati (metaforicamente) e un meno laccati, se insomma dessero almeno l’impressione di grattarsi la pera con le maniche arrotolate alle prese coi problemi di una popolazione intera. Più spontanei nella fatica dell’impegno, se possiamo dire così. Perché abbiamo un dannato bisogno di immediatezza e qui non si tratta di velare la finzione ma di non velare la sincerità, anzi di svelarla proprio. Se c’è, se è presentabile. E non vogliamo pensare che un politico sia di default un farabutto costretto a mentire come respira.

Come Giovannino Guareschi soleva chiosare a proposito dei suoi personaggi del Mondo piccolo: “Lo stile è l’uomo, e anche la donna”. Ed io arrivo a pensare che se a sinistra fossero più Peppone e meno Tomaso, ci sarebbe più facile non detestarli e perfino, chissà, votarli; allo stesso modo, se a destra fossero meno certi soggetti troppo sopra (o sotto le righe), per non parlare del clero: meno, molto meno Zuppi e più don Camillo. E non venitemi a dire che erano altri tempi, perché i tempi cambiano e va bene, ma gli uomini e le donne restano gli stessi e, se cambiano, vuol dire che non sono più uomini e donne, non sono più umani, ma solo automi, proiezioni da IA.

“Vabbé, ma lasciame finì, santa Madonna, m’hai fatto perde er filo!”. Vale più un fuorionda così, di 10 secondi, che interminabili servizi del telegiornale. Al punto che, nei commenti dei “socialari”, c’è chi insinua che fosse tutto combinato come operazione simpatia. Invece era il contrario, tant’è vero che a tirarlo fuori è stato uno del catastrofico Fatto Quotidiano, testata che avrebbe bisogno di sussidi di intelligenza più che monetari pubblici: praticamente tutti hanno preso le parti della Meloni incazzata, anche quelli che non la votano, perfino, udite udite, qualche grillino che è l’esemplare più stupido in natura: “E va beh, ma vi attaccate a tutto”; “Non mi sembra tutto questo scoop”; “Voto No ma stavolta sono con lei”; “Sì ma quanto siete ridotti male”; “Sì ma quanto siete meschini”; “Sì ma lasciatela pure vivere, santa Madonna”. E non erano commenti orientati, erano solo sospiri di sollievo di fronte all’umanità ritrovata, al potente che si spoglia, magari suo malgrado, della sua corazza, della sua fortezza inaccessibile. Ci vuole tanto a capirlo? Ecco, se potessimo dare un consiglio a donna G (subito da cestinare), sarebbe questo: meno impettita e più cazzuta, ossia più sorridente nel tratto e meno accondiscendente nei fatti. Santa Madonna!

Max Del Papa, 19 marzo 2026

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