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Centrodestra a pezzi anche sulla giustizia - Seconda parte

Dopo la debacle dell’elezione del Quirinale, i leader si dividono pure sui referendum

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Ora che il Parlamento non sia in grado di fare ciò, per la forza della potente lobby dei magistrati e per il predominio in esso delle forze politiche giustizialiste, è talmente evidente che pensare il contrario è semplicemente un sofisma. D’altronde, se la timidissima riforma presentata dalla Cartabia è, a detta di tutti, a serio rischio di essere stravolta in aula, figurarsi cosa succederebbe a proposte di leggi che renderebbero effettuali principi come la separazione vera delle carriere, una vera riforma del CSM, la responsabilità sociale dei magistrati, la loro valutazione! (incomprensibile è anche, almeno da un punto di vista liberale, che sugli altri due quesiti sottoposti a referendum, e cioè i tempi della custodia cautelare e l’abrogazione delle legge Severino, Fratelli d’Italia si sia schierata con i giustizialisti).

E poi, come ha osservato Giulia Buongiorno, “i quesiti toccano questioni costituzionali che non si possono certo cambiare con un emendamento votato dal Parlamento”. L’impressione è che, pur di fare un dispetto alla Lega, Fratelli d’Italia metta ostacoli alla concreta possibilità di cambiare veramente le cose dando la parola ai detentori ultimi della sovranità, cioè ai cittadini. Che è un po’ come l’atteggiamento di quella moglie che, per fare un dispetto al marito, gli tagliò i genitali.

Corrado Ocone, 13 febbraio 2022